• L’assoluzione di Silvio Berlusconi.

    E’ utile soffermarsi su una vicenda che la storia di questo Paese non potrà ignorare. Lo faccio con il medesimo post già pubblicato il 14 aprile 2014, in questo blog, con il titolo ” L’ingenuità di Silvio Berlusconi e il suo più grande errore d’analisi”.

    L’attacco generalizzato ai magistrati, che solo successivamente corresse in “alcuni magistrati”, fu il più grande errore d’analisi di Silvio Berlusconi. Negli anni in cui scese in campo, Berlusconi non era un uomo odiato. Anzi, veniva conteso anche da ambienti che solo dopo lo denigrarono. Uno dei numerosi esempi: l’Università calabrese di Arcavacata, che nel passato fu al centro di inchieste e perquisizioni, concesse a Berlusconi anche una laurea honoris causa in Ingegneria gestionale, salvo pentirsene in seguito – forse – per non aver ricevuto i finanziamenti che sperava di ottenere ancora. Ma la politica era fuori da tutto ciò, c’entravano solo il suo denaro e la sua potenza economica.
    Tuttavia, la “questione Berlusconi” nasce da lontano e proprio negli anni della sua scesa in campo, quando egli si trovò al centro di un ingranaggio da cui risultava personalmente estraneo ma vi si trovò coinvolto per caso e per necessità altrui.
    Erano gli anni in cui, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica e l’eliminazione della cortina di ferro, Andreotti rivelò l’esistenza di Gladio – Stay behind e si aprì un dibattito politico che portò alla scoperta di Gladio Rossa, la struttura paramilitare comunista che dall’est tentò sempre di operare contro il nostro Paese. Ma nel 1992 furono resi noti i nomi di spie italiane – ex partigiani comunisti – al servizio della Cecoslovacchia e del Kgb, vicenda questa che in Italia non trovò alcuna eco attraverso la stampa. Il 20 giugno 1992, con uno scoop di Gazzetta del Sud fu anche spiegato che la Gladio Rossa nacque proprio in Cecoslovacchia su iniziativa dei partiti e dei partigiani comunisti italiani fuggiti a Praga, con l’aiuto del vecchio Pci, i quali “dovevano” rendere il favore dell’ospitalità.

    Non sarà mai compresa la storia italiana se mai verrà esaminata a dovere quella dei partigiani devianti del dopoguerra riparati a Praga.

    Con la ribalta dei partigiani della Gladio Rossa, sarebbe venuta fuori la genesi e l’intera storia del caso Moro, ancora ben custodita dalla politica e dalla stampa. Una cosa grossa, insomma.
    In tal modo, il Pci, poi Pds, era tutto impegnato a trovare un “diversivo”, una strategia politica efficace per dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica concentratasi sull’inchiesta Gladio Rossa (che avrebbe condotto ai partigiani): lo scopo era di evitare che il partito – in prospettiva di governo – ricevesse accuse di discredito.
    La tentacolare organizzazione del Pci – Pds, piuttosto che con la difesa, reagì con l’attacco e con il “fuoco preventivo”; fu agevolata l’opzione giudiziaria attraverso il richiamo di tutti i partigiani consapevoli – che nelle loro professioni occupavano un ruolo “utile” – e di coloro che il partito aveva fatto crescere nelle attività professionali “sensibili”.
    Il primo caso fortuito, poi ingigantito attraverso l’operazione che coinvolse Bettino Craxi, fu Mario Chiesa. Il secondo caso, non fortuito, fu Giulio Andreotti attraverso la soluzione Buscetta. Infatti, Andreotti era considerato responsabile di aver rivelato l’esistenza di Stay behind. Il caos fu completato con altre indagini a macchia d’olio e l’inchiesta su Gladio Rossa (che avrebbe portato al caso Moro) fu tolta dai riflettori e trascurata, per giungere lentamente alla sua archiviazione sul filo del diritto.
    Il Pci, trasformatosi in Pds già nel 1991, aveva di nuovo le carte in regola ed era pronto, salvo imprevisti, per governare il nostro Paese.
    Ma nel 1994, proprio a due mesi esatti dalle elezioni politiche (e con l’archiviazione della scottante inchiesta su Gladio Rossa) Silvio Berlusconi fondò Forza Italia rompendo le uova nel paniere del Pds, il quale – come noto – fu relegato all’opposizione.
    Da quel momento, gli stessi professionisti in varie attività e pentiti di mafia furono attivati in altre inchieste per coinvolgere pesantemente Berlusconi e gli amici del suo partito. La strategia ex comunista, insomma, fu chiara.

    Silvio Berlusconi non comprese tutto questo e negli anni successivi attaccò a ventaglio tutti coloro, anche giovani professionisti, che nulla conoscevano dell’antica strategia dei partigiani comunisti intorno alla Gladio Rossa. Fu il più grande errore d’analisi di Berlusconi. I suoi attacchi generalizzati furono sufficienti per ricevere globale ostilità, indipendentemente dalla politica.
    La reazione arrivò non tanto “per garantire alla sinistra la presa definitiva del potere”, ripetuto da Berlusconi come un mantra, quanto per replicare agli attacchi personali e verso le categorie. Fu un’ingenuità di Berlusconi, che pagò con le tante inchieste a suo carico.
    I concetti espressi in questo articolo possono essere approfonditi in”Storia segreta del Pci. Dai partigiani al caso Moro”, Rubbettino Editore. Tuttavia, la madre dei libri su questo argomento è il mio: “Gladio Rossa. Una catena di complotti e delitti, dal dopoguerra al caso Moro”, Marsilio Editore (esaurito e ormai fuori commercio).

    Rocco Turi