• L’arte calabrese a Buenos Aires

    è rappresentata da Pietro Negroni, pittore del Cinquecento. Le sale del Museo Nacional de Bellas Artes della metropoli argentina espongono un grande quadro 139 x 109 cm in olio su tavola, del 1554.
    Titolo: Bodas misticas de Santa Catalina
    Autore: Pietro Negroni (Cosenza 1503 – Napoli 1565)
    Sono ancora altri nomi di origine meridionale e calabrese, fra i quali spicca un olio su tavola 70 x 57 cm di “Anonimo sur de Italia”; titolo “Piedad, principios s. XVI” donazione di Carlos Alberto Arturo e Eduardo Acevedo e memoria di Juan Manuel Acevedo e Ines Acevedo de Anchorena.
    Il quadro di Pietro Negroni, dipinto in età matura (51 anni) fu donato al Museo nel 1911 da Carlos de Madariaga e dalla moglie Josefa Anchorena de Madariaga, collezionisti argentini ai primi del secolo trascorso. Non si potrà sapere attraverso quali vie e quali vie migratorie l’opera raggiunse l’Argentina.
    Pietro Negroni si formò a Napoli come artista, ma le informazioni sul suo conto sono controverse, a cominciare dal luogo di nascita in provincia di Cosenza e dalle date di nascita e morte – che per gli studiosi italiani sono da posticipare di due anni, rispetto alla documentazione argentina del 1911.
    Nel cinquecento erano Venezia e Roma le città fulcro degli artisti dell’epoca, ma Negroni si accontentò di Napoli – considerata la relativa vicinanza – ed ebbe buoni maestri.

    Visitando il Museo Nazionale delle Belle Arti di Buenos Aires fui colpito dalla luminosità del quadro, ma anche dalla scarsa profondità; avvicinandomi scoprii che si trattava di un’opera di Pietro Negroni. Il “Matrimonio mistico di Santa Caterina” coglie la fase più importante della vita della Santa di Siena, quando (dopo il rifiuto di un matrimonio combinato in famiglia) sognò il Signore che la sposava. Il quadro, tuttavia, colpisce anche per la semplicità del suo assieme, dal momento che le altre opere del Negroni sembrano più elaborate e rispondenti ai canoni artisti della sua epoca, preceduta da Raffaello Sanzio. Nessuno potrà dirci se Negroni abbia voluto realizzare lo scenario semplice del “Matrimonio mistico di Santa Caterina” per cogliere volutamente la situazione sociale del trecento, epoca di Santa Caterina, ma anche secolo di depressione, povertà e pestilenza. In questo caso, Negroni col suo quadro – ambientato due secoli precedenti – avrebbe dimostrato una particolare dote di elaborazione storica e sociologica: questo è il bello dei ragionamenti sulle opere del passato.
    Opere di Pietro Negroni sono in qualche museo e numerose chiese sparse nell’Italia meridionale; non è ben noto se nel resto del nostro Paese si possano identificare altre opere.

    Sarebbe interessante riportare in Calabria per una mostra a lui dedicata tutte le opere – anche se poche – di Pietro Negroni sparse nel mondo. Così si costruisce l’identità di una regione; così i calabresi dimostrerebbero il loro impegno significativo verso la propria regione. Insomma, la cultura regionale va approfondita nelle nicchie perché non esiste solo Mattia Preti che tutti conoscono il quale, essendo nato cinquant’anni dopo la morte del Negroni, avrà certamente conosciuto le sue opere.
    In Argentina, naturalmente, gli artisti italiani del XX secolo sono innumerevoli.

    Rocco Turi, da Budapest