• LAMINETTA ORFICA

    Il 2 novembre ho visitato il Museo Archeologico di Vibo Valentia; sorprendente, piccolo e interessante, un gioiellino, all’interno di un castello svevo-normanno restaurato e ben tenuto. Ideale da visitare sempre, ma nel giorno dei morti ci si introduce in un’atmosfera singolare. Infatti, il “pezzo forte” del Museo è una laminetta orfica ritrovata sul petto di una fanciulla. Oltre alla luce soffusa ben regolata e a una curata recitazione audio che accolgono i visitatori, accanto al reperto originale – ben protetto – c’è una didascalica traslitterazione attraverso la quale il pubblico riesce a comprendere il concetto espresso, dedicato alle avvertenze per la defunta sul percorso da compiere nell’aldilà; occasione unica per riflettere sulla concezione della morte relativa all’orientamento religioso del cantore Orfeo nell’antica Grecia. Il riuscito allestimento desta una piacevole emozione.

    Come sempre accade per la Calabria, le cose degne di nota non vengono adeguatamente presentate e nessuno se ne accorge; in questo caso, senza dubbio, per unica responsabilità dei calabresi, di ogni ordine e grado, professioni, giornalisti.

    La laminetta orfica di Hipponion – ma attenzione: solo per chi è appassionato e/o se ne intende, o per chi ha fatto studi classici davvero meritevoli – vale un viaggio. Se si vuole completare l’opera col “dilettevole” si può approfittare dell’escursione a Vibo Valentia per mangiare le “ossa di morti”, dolce tipico della città in questo periodo, piacevole scoperta fatta in una pasticceria di via Razza.

    Continuando nella visita del Museo Archeologico dedicato a Vito Capialbi, un nobile letterato locale vissuto fra il 18° e il 19° secolo, collezionista appassionato in archeologia, il settore riservato alle monete non risulta adeguatamente ordinato, anzi – ahimè! – appare del tutto scarso; ma il custode di sorveglianza è gentile e, sopratutto, non invadente. Cosa non da poco se si pensa che in altri musei meridionali c’è sempre qualcuno che, oltre il proprio ruolo, desidera fare sfoggio della “propria” cultura e fa domande impertinenti. Anche l’area ticket e il bookshop sono gradevoli.

    Una pessima esperienza la si riceve nel percorso un po’ falansterico lungo la scaletta che conduce al castello e con coloro che gestiscono l’area di accesso al Museo (ticket e bookshop). Un personale indolente, neghittoso, pigro, forse non contento di svolgere quel lavoro, suggerisce la malcelata voglia di non entrare o di restituire il libro appena acquistato e porto all’interno di un sacchetto biodegradabile e sdrucito dei negozi “spledidi e spendenti”. Alla calabrese, insomma….

    Rocco Turi, Budapest