• Kodály Zoltán

    Inaugurato ieri sera al Teatro Nazionale di Miskolc -Grand Theatre il “Bartók Plusz Operafesztivál” con un concerto di apertura dedicato a Kodály Zoltan nella commemorazione del 50° anniversario della morte e 135° della nascita. Sono state rappresentate “Psalmus Hungaricus” e “Budavári Te Deum”, due delle maggiori opere del compositore ungherese. In particolare, “Psalmus Hungaricus” che viene considerata la principale composizione di Kodály era stato premiato al concerto celebrativo (1933) in occasione del 50° anniversario dell’unione fra Buda e Pest.
    La “Pannonia Filharmonikusok”, diretta dal M° Bogányi Tibor, che ha eseguito le opere e con la collaborazione dei solisti Apollóna Egyed, Szilvia Vörös, Attila Fekete e András Palerdi per il “Budavári Te Deum” (Attila Fekete anche per “Psalmus Hungaricus”) è riuscita a cogliere lo spirito della musica popolare ungherese che è radicato nella tradizione musicale cristiana occidentale, concettualizzato (spirito musicale popolare) da Kodály Zoltán. Il Kodály Kórus di Debrecen e il Camtemus Kórus di Nyiregyháza hanno rappresentato un punto di forza, dimostrato dall’applauso che il pubblico ha voluto loro tributare.
    Con queste opere, considerate “capolavori” dalla critica ungherese, nel concerto di apertura del “Bartók Plusz Operafesztivál” è stato così reso omaggio al genio creativo di Kodály Zoltán. Non a caso, ascoltando con attenzione il coro (che nel suo nome si richiama direttamente a Kodály) in “Psalmus Hungaricus” si avvertono melodie che risultano riprese in alcuni passaggi di un moderno film – Eva Perón – interpretato da Madonna per la regia di Alan Parker, in parte girato anche a Budapest. E’ evidente che altri “Te Deum laudamus” che sono canti cristiani di antica origine siano stati scritti e intonati e che a un confronto con Kodály avrebbero forse la meglio, ma il compositore ungherese viene ricordato soprattutto per una specificità unica.

    Sin da giovane Kodály Zoltán si dedicò alla ricerca della musica tradizionale cercando di interpretare le melodie arcaiche che, fino ad allora, venivano tramandate unicamente dalla tradizione orale. Dopo aver visitato i villaggi più lontani da Budapest e raccolto ogni canzone popolare della tradizione ungherese, nel 1906 scrisse la sua tesi di laurea dove spiegò che i canti popolari ungheresi presentavano una musicalità che andava ben oltre le sette note. Si trattava di una tesi suggestiva che solo uno studioso come Kodály Zoltán avrebbe potuto elaborare. Si dà il caso infatti che le nicchie culturali risultino poco frequentate dalla cultura del ramo e che la teoria di Kodály Zoltán non sia stata ulteriormente elaborata; se ne avesse avuto la possibilità, Kodály Zoltán avrebbe potuto forse apportare ulteriori novità alla comprensione della musica popolare. Questo accade in tutti i piccoli spazi in cui ci si avventura. Capita nella ricerca sulle malattie rare, capita negli studi sul dialetto. Anche in questi contesti è possibile osservare carenza di ricerca che conferma l’ampiezza dell’ignoto. Ho personalmente sperimentato che anche nell’ambito della dialettologia non tutti i suoni siano stati codificati e c’è ancora spazio per gli studiosi che desiderano spingersi nei meandri della conoscenza di nicchia.
    Pur non essendo giunto a superare il concetto delle sette note, Kodály Zoltán è stato tuttavia il precursore di un’ipotesi mai più verificata, ma è passato egli stesso nella storia della musica come uno studioso da cui non si possa prescindere. Lo stesso Spielberg in “Incontri ravvicinati del terzo tipo” ha individuato in Kodály Zoltán un personaggio da rievocare.
    Dopo la sua laurea, Kodály Zoltán giunse alla consapevolezza che non avrebbe potuto spingersi più in là nella ricerca, anche perché sarebbe stato necessario dedicarsi ad attività più concrete e collettivamente coinvolgenti. Infatti, viene ricordato il sodalizio di Kodály Zoltán con Béla Bartók. Dopo la sua laurea in lingue moderne all’Università di Budapest, Kodály Zoltán si iscrisse all’Accademia musicale di Budapest (ne divenne professore) e conobbe proprio Béla Bartók, al quale presentò i canti popolari ungheresi e insieme pubblicarono le collezioni e ne furono influenzati. Infatti, Kodály Zoltán girò il mondo e mise in relazione la sua musica con compositori che detenevano altre culture; fra questi Claude Debussy.
    Il Maestro insegnò fino al 1942 dopo anni di interesse per l’educazione musicale e di composizioni educative per cui la sua didattica viene ricordata come “Metodo Kodály”; tuttavia, proprio per non essere riuscito a portare a termine uno studio completo sulle sue intuizioni giovanili, Kodály viene comunque ricordato per aver indicato alcuni principi di insegnamento musicale.

    Nella medesima serata inaugurale del festival, le due opere di Kodály sono state inframmezzate dal concerto per violoncello “Fekete Gyula: Csellóverseny”, solista Baranyai Barnabás, dedicato al “Bartók Plusz Operafesztivál” in prima mondiale; ma le world premieres in questo festival appena iniziato saranno numerose.

    E’ stata una serata forbita che ha gratificato il pubblico presente per la qualità dell’ascolto che il Teatro Nazionale di Miskolc – Grand Theatre è capace di offrire ai suoi ospiti.

    Rocco Turi, 17 giugno 2017 Miskolc