• Italia ondivaga

    Renzi ha detto che “se i Paesi dell’est europeo che prendono i nostri soldi per svilupparsi e crescere non aprono le porte ai migranti come da accordo, noi metteremo il veto….”. Non è chiaro il significato della locuzione “come da accordo”. Se si tratta di un accordo verbale non si può dar seguito a un dibattito, né a una iniziativa politica. Un accordo di tipo occasionale è stato raggiunto due giorni fa tra Londra e Parigi, in occasione dello smantellamento della bidonville di Calais. La decisione potrebbe essere interpretata nel fatto che non si poteva dimostrare quali fossero gli Stati in cui i migranti erano sbarcati, altrimenti sarebbero stati piuttosto respinti nei Paesi in cui avevano “fatto il proprio ingresso nell’Unione europea”; è pur vero che la bidonville esisteva da molti anni e che tanti migranti probabilmente vivevano a Calais da prima che fosse stato raggiunto l’accordo sul Regolamento di Dublino III (2013/604/CE), 2013.
    Probabilmente Renzi vorrebbe che il Regolamento di Dublino subisse un sospensione e per fare ciò sarebbe necessario che i Paesi dell’est – a cui Renzi si riferisce – prendessero l’iniziativa di sospendere il Regolamento. Lo si potrebbe fare solo per motivi umanitari. Tuttavia, nella fase di nascita del Regolamento di Dublino non furono previste iniziative umanitarie allo scopo di far ricadere il peso dell’accoglienza unicamente ai Paesi del sud dell’Europa. In quell’occasione furono raggiunti solo accordi politici. Non si comprende ora perché il Regolamento di Dublino debba essere sospeso per iniziativa di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia al solo scopo di alleggerire il peso dell’Italia. Per fare ciò servono accordi politici e non di tipo umanitario; proprio quella postilla che il nostro Paese non ha saputo sostenere a Dublino. Pertanto, non si può attribuire alcuna responsabilità se i quattro Paesi dell’est affrontino unicamente la questione politica negando la propria disponibilità a “rivedere il contenuto degli accordi di Dublino e, nello specifico, ad introdurre quote permanenti ed obbligatorie per tutti gli Stati membri”.

    La nota amara che un cittadino italiano può fare è che nel 2015 l’Ungheria, Paese di soli 10 milioni di abitanti, fu sommersa da domande di asilo e costretto a ricevere indietro i migranti perché era l’unico Stato che si era preoccupato di seguire pedissequamente le regole. Il sito della BBC http://www.bbc.com/news/world-europe-34155701 è eloquente. Da quell’esperienza, l’Ungheria ha dovuto prendere giusti e pragmatici provvedimenti; l’Italia, al contrario, è rimasta sempre ondivaga.

    Rocco Turi, da Budapest