• In Ungheria

    i cittadini si sono fatti l’idea che il Governo sia impegnato seriamente a far crescere ancora il Paese; la consapevolezza non è nata per caso, ma dopo una certa attività politica che ha reso tangibile la migliore qualità di vita e soddisfatto gli elettori e si è poi estesa a una popolazione molto ampia. I cittadini sono ora convinti che più il Governo viene lasciato lavorare e non viene disturbato, più si ottengono i risultati migliori. In Ungheria non c’è una campagna elettorale quotidiana o conflitto in itinere; anche la classe politica sconfitta alle elezioni precedenti sente la responsabilità di dover lasciare al Governo il compito di lavorare indisturbato fino alla successiva consultazione popolare, per confrontarsi e tirare le somme. Chi vince le elezioni ha un suo programma da realizzare e nessuno pensa di mettere in atto azioni ostative ai progetti. D’altra parte, la classe politica al potere appare poco o nulla fuori dal proprio ruolo istituzionale e sempre assume il compito di chi deve informare realmente i cittadini, senza sorrisi ed esibizioni, niente sala trucco, nulla che si distacchi dalla funzione di personaggio pubblico impegnato ad affrontare e risolvere nel migliore dei modi i problemi del Paese. Concretezza e pragmatismo. Infatti, il Governo di Viktor Orban ha fatto crescere il Pil nazionale (qui si chiama GDP, Gross Domestic Product) del 2,5% negli ultimi sei mesi. Anche la moralità della classe politica ungherese è rimasta integra; un po’ come accadeva in Italia ai tempi di Giulio Andreotti.
    Già, Andreotti!
    Gli italiani sono convinti che Andreotti sia stato catapultato nello scenario politico-criminale ben noto e a nulla sono servite le accuse nei suoi confronti, anche nel caso fosse stato condannato. Dietro quel processo si era posizionato un canovaccio di stampo stalinista con adeguata regia di chi ha usato opportunamente i mezzi di comunicazione di massa. Certo, da quel momento l’Italia ha iniziato la sua discesa verso il baratro.
    Per gli stranieri il nostro è ora considerato un Paese conservativo in cui la classe politica produce unicamente lavoro e risultati virtuali, basati sulle chiacchiere e l’estetica. Con ragione. In Italia, quando non si ha nulla di serio da dire la si butta sul sorriso ed ecco che nelle riprese televisive (alle quali nessuno dei politici italiani si sottrae) si distribuiscono pacche sulle spalle e allegria a volontà; basta osservare le immagini. Non appena si accorgono di essere inquadrati da una telecamera, i nostri politici si trasformano in personaggi efficienti, ginnici, pronti a dichiarare qualsiasi cosa pur di sorridere e apparire, salvo – dopo – chiedere sulla bontà delle immagini e se le dichiarazioni sarebbero state credibili e se non fosse il caso di ripetere l’intervista. Insomma, in piazza di Monte Citorio e luoghi limitrofi è tutto un mercato di belle statuine, nessuno si sottrae a dichiarazioni inutili e sembra che i nostri uomini politici – ben vestiti e all’ultima moda – siano lì per prenderci in giro.
    In Italia accade che il Governo sia soprattutto impegnato a usare i mezzi di comunicazione per informare i cittadini a modo suo, nel senso che vengono sciorinati dati privi di concretezza, giusto per colpire l’attenzione, ubriacare i propri sostenitori e rimuovere i problemi veri. La classe politica ha smesso di impegnarsi a favore del Paese e usa il suo ruolo per consolidare il proprio potere il più a lungo possibile.
    Infatti, non ha alcun senso esultare sulla variazione del PIL italiano sul +0,8% nel corso di un anno (2015), valore che rappresenta una fluttuazione, cioè instabilità e mutevolezza, non certo un aumento che possa indicare una tendenza in grado di modificare la situazione economica del Paese. Non si comprende (o si comprende molto bene) perché mai tanti commentatori si adagino a dibattiti su crescita o decrescita considerando valori dello zero virgola. Non ha senso. In Ungheria qualcuno molto addentrato nelle macchinazioni economiche dell’Europa Unita ritiene che in realtà il Pil italiano sia diminuito in sei mesi di un valore piuttosto preoccupante e che tra un anno le banche italiane avranno problemi seri.
    Non ho ora la possibilità di approfondire.
    Nonostante il controllo che il nostro Governo ha sui mezzi di comunicazione di massa, la credibilità della classe politica italiana è sempre più ridotta. I cittadini si sono fatti l’idea che la classe politica del nostro Paese non sia attendibile.

    Rocco Turi, da Budapest