• In Ungheria la sovranità è condizione imprescindibile

    del popolo ungherese da oltre 1000 anni. Una valanga di “no” al referendum avrà il suo effetto anche senza il raggiungimento del quorum. A Budapest è un clima di festa. Con oltre il 98% di “no” nel quasi 45% di partecipanti alla consultazione, il risultato appare inequivocabile. L’adesione inferiore al 50% è spiegata come assenza di interesse verso un problema ampiamente arginato dal governo e ampiamente condiviso dal popolo ungherese.
    Il problema è che gli italiani sanno molto poco della storia e di ciò che accade in Ungheria.
    I giornalisti, quando arrivano a Budapest si appostano nei grandi alberghi e fanno i loro servizi utilizzando la stessa premeditata conoscenza con la quale partono; se restano in Italia scrivono le medesime litanie. Viktor Orbán sarebbe nazionalista (con accezione negativa) e xenofobo, ovvero razzista. Non risulta in un popolo indipendente da oltre 1000 anni, quando Stefano venne incoronato primo re d’Ungheria e convertì il popolo al cristianesimo e fu proclamato santo.
    Slogan e manifesti mostrati in Italia nei servizi televisivi vengono interpretati “all’italiana”, dando a essi un significato che non hanno. Si gioca molto sulla difficoltà linguistica per cui i giornalisti che scrivono testi incontrollati immaginano di creare opinione travisando il significato delle parole. In Italia si parla di “slogan che non hanno fatto breccia tra gli ungheresi data la scarsa affluenza”, ma il loro senso non corrisponde al vero per come viene tradotto e poi… quale “scarsa” affluenza?; si parla di “schiaffo e parziale sconfitta”, “dimissioni chieste dalle opposizioni al premier”, “sconfitta la linea del premier Orbán ultra nazionalista”, “sui migranti stop a Orbán”, “Orbán non sconfigge la linea europea”, “fallito il referendum”, “l’Ungheria diserta le urne”,”propaganda fortemente xenofoba”; per non parlare di certi titoli che dimostrano abissale ignoranza come “Profughi, l’Ungheria sceglie la Ue” e “L’Ungheria volta le spalle a Orbán”. Farei altresì moderati complimenti al Resto del Carlino che ha semplicemente titolato “Ungheria, senza quorum il referendum anti migranti”, ma va da sé che non si è trattato di un referendum “anti migranti”.
    Se Orbán fosse stato xenofobo e razzista e nazionalista nell’accezione all’italiana, avrebbe imposto un voto sul tipo nordcoreano; invece hanno votato né più né meno coloro che si sentono attratti culturalmente dal tema e hanno votando producendo una valanga di “no”. E’ stato un voto culturale, prima che politico o sociale. Per come è stata affrontata dal governo, la questione migranti in Ungheria non costituisce un problema sociale; piuttosto è un problema di antica sovranità e di principio storico: l’Europa non può imporre decisioni che non siano approvate dal governo locale. Ciò non vuol dire che il governo ungherese non sia in grado di capire l’importanza di accogliere i veri profughi; il problema è che l’Ue non fa più differenza fra profughi e migranti irregolari.
    Tutto questo è esattamente ciò che i cittadini pensano in tutti i Paesi d’Europa.
    Pertanto in Ungheria il quorum non è stato raggiunto unicamente perché il problema migranti appare inesistente. Ben altra partecipazione sarebbe stata se il referendum si fosse svolto in Italia, ma questo è un tabù.
    Il paradosso è che in Ungheria anche l’opposizione approva in maniera latente il medesimo concetto di Orbán. La richiesta delle dimissioni sembra più un’espressione imboccata di giornalisti italiani. D’altra parte, la minoranza è rappresentata dall’ex premier Ferenc Gyurcsany che nel corso di una intercettazione dichiarò di non aver fatto alcunché per il suo Paese.
    La mia migliore amica ungherese, che è storica dell’arte, non vota per il Fidesz (Unione Civica Ungherese) partito di Orbán e non ha partecipato al referendum, non perché fosse favorevole all’ingresso dei migranti stabiliti dall’Ue senza l’approvazione del governo ungherese, ma perché vorrebbe che i problemi fossero risolti insieme. Proprio quello che non accade e non dipende da Orbán.
    Speculare è il problema italiano laddove il governo dichiara di sentirsi isolato dall’Ue, che l’Unione è debole e che non è capace di venire incontro all’Italia. A me pare che dopo Bratislava Renzi concordi con Orbán, ma non si può dire. Ancora, il Ministro Gentiloni ha detto che – nonostante il 45% dei partecipanti – il 98% dei “no” al referendum in Ungheria rappresenta comunque un colpo per l’Unione europea.

    Rocco Turi, da Budapest