• “I rimpatri non sono un tabù”.

    Il cerino è rimasto in mano al Governo italiano, ma tutto va ormai delineandosi. I francesi hanno espresso chiaramente il loro punto di vista, secondo il quale non c’è alternativa al respingimento. David Cameron ha aggiunto: “Vogliamo vedere migranti meglio schedati ma francamente molto di questo bisogna che sia fatto in Italia, dove arrivano, piuttosto che in Francia”, perché “la Gran Bretagna sia un posto meno facile da raggiungere per i clandestini”. Evidentemente, c’è anche una task force britannica con agenti della National Crime Agency contro i trafficanti in azione nel Mare di Sicilia.

    Anche l’Italia aveva adottato la sua politica dei respingimenti, ma poi vi rinunciò.

    In una trasmissione di Rai1 del 26 agosto 1997, ore 8:12, il Prefetto Giuseppe Mazzitello disse:
    “L’arrivo dei clandestini comporta la politica del respingimento. (…) Noi abbiamo più tipi di intervento, quello umanitario e assistenziale nei campi – nel senso della decisione del Governo – e poi una sorveglianza nelle coste per impedire proprio l’arrivo dei clandestini. (…) Noi siamo abbastanza tranquilli, siamo qui per dare corso alle indicazioni del Governo. Per ora abbiamo dieci campi con 680 persone che vengono trattate nel migliore dei modi. (…) Abbiamo un piano di sorveglianza delle coste e con questo piano organizziamo i respingimenti opportuni. (…) La popolazione attende fiduciosa le decisioni che il Governo certamente prenderà in ordine al rimpatrio”.
    Nella trasmissione si faceva presente che non sarebbero state realizzate tendopoli “dal momento che, secondo quanto si è appreso, le procedure di espulsione dei clandestini potrebbero risolversi in tempi brevissimi”.

    Era la politica italiana quasi decisionista di quei tempi. Da allora sono passati invano diciotto anni.

    Cosa sia cambiato non è chiaro, ma è indubbio che in quel momento l’Italia prese decisioni unilaterali che non fecero piacere all’Unione Europea, anche perché si stava già delineando la crisi della Convenzione di Dublino del 1990 per essere sostituita dal Regolamento di Dublino II, emanato nel 2003; ci furono aggiornamenti successivi, fino alla proposta di modifica del Regolamento da parte della Commissione Europea nel 2008 e al Regolamento Europeo “Dublino III” del 26 giugno 2013, in vigore dal 1° gennaio successivo. Gli ostacoli, le difficoltà, i problemi irrisolti adeguatamente dimostrano la fase di anomia che pervade l’Europa, in cui i mutamenti non rispondono a tutte le esigenze e non danno il tempo alla società di assestarsi e di capire come essa funzioni. Al contrario, in tutta Europa ora si sta diffondendo la necessità di rimpatriare i clandestini, facendo finta di discriminare tra aventi diritto all’asilo – oppure no.

    Infatti, proprio nei telegiornali di oggi Matteo Renzi ha dichiarato: “i rimpatri non sono un tabù”. C’è da aspettarsi che Renzi si prenda anche i meriti della primogenitura sulla politica dei respingimenti.

    Sembra un gioco delle parti per non dichiarare che il Regolamento di Dublino III non ha un valore realmente condiviso; eppure, nonostante sia stato messo in discussione, lo si considera alla stregua di un vangelo e l’Unione Europea ne fa appello a ogni momento, sfruttando la prerogativa che debba essere solo l’Italia ad assumersi l’onere di schedare i clandestini come Paese del loro ingresso in Europa, come ha ribadito David Cameron.

    Una conferma dell’anomia europea può essere data pronunciando i medesimi concetti che nella stessa trasmissione del 26 agosto 1997 ebbi modo di esprimere all’intervistatore. Esiste in Europa una latente situazione conflittuale fra le varie rappresentanze governative che agevolano una politica malleabile e/o incoerente (perché ognuna dettata dai propri interessi), nei confronti dei clandestini. Approfittando di questa conflittualità e delle numerose smagliature politiche nazionali, i clandestini sono sicuri di riuscire nel loro obiettivo (anche se con maggiori difficoltà). Consapevoli di tutto ciò, gli altri Paesi usano la nostra proverbiale indecisione per trattenere in Italia i migranti con tutti i problemi economici che ognuno porta con sé, unitamente alle conseguenze generali della crisi migratoria. Essi sono infatti sicuri che l’Italia non oserà respingere le navi europee che continuano a condurre in Italia i profughi recuperati in mare aperto, che andrebbero benissimo recepiti dai Paesi di appartenenza delle navi anche sulla base del Dublino III. Insomma, se non vi sono capacità per accogliere i profughi – aventi diritto e non – e in mancanza di solidarietà reciproca fra popoli, per l’Italia la soluzione dei respingimenti sarebbe l’unica possibile. Con diciotto anni di ritardo e di opportunità svanite.

    Rocco Turi