• “I MUSICI DI ROMA” THE MIRROR OF ITALY

    Dopo il successo dello scorso anno “I Musici di Roma” ritornano ancora al Festival Internazionale BARTOK PLUS di Miskolc 2018. Ovviamente sono musicisti bravi, anzi bravissimi; suonano insieme dal 1952 e il regolare inserimento dei giovani avviene sempre con grande attenzione. Sin dalla fondazione i dodici elementi che compongono l’orchestra sono privi di un direttore e dichiarano di agire in cooperazione nel gestire gli aspetti tecnici, scegliendo anche il modo più adeguato per presentare i brani al pubblico. L’orchestra da camera tiene ad accreditarsi come la più antica in Europa e fra le più prestigiose; esegue musiche del settecento, in particolare Vivaldi e Albinoni, proprio quella che nel 2017 aveva presentato a Miskolc.
    Ieri sera i musicisti italiani hanno ricevuto 9 chiamate sul proscenio e ogni due chiamate hanno eseguito un “bis”. Rispetto allo scorso anno le chiamate sono state meno numerose e anche i “bis” sono stati eseguiti ad un intervallo inferiore, tali però da realizzarne sempre tre, come lo scorso anno; in più solo poche note di Vivaldi per un quarto “bis”. Anche se gli applausi non erano del tutto cessati, i musicisti facevano cenni di saluto con l’intento di chiudere così la serata.
    Nel confronto dei due eventi, si comprende benissimo che “I Musici di Roma” gestiscono gli “aspetti tecnici” in maniera di poter eseguire fino a tre brani complessivi supplementari, iniziando sempre con Astor Piazzolla e chiudendo con Vivaldi, due pezzi di forte impatto. Tutto questo, a Miskolc è accaduto anche lo scorso anno come una fotocopia. Come lo scorso anno è apparso evidente il loro imbarazzo e si è capito chiaramente che non avrebbero potuto aggiungere, evidentemente, un brano in più; non a caso il quarto “bis” di Vivaldi è durato quasi lo spazio di un sospiro. Insomma, lo spettacolo è stato un furbo accadimento tutto previsto anche facendo in modo che durante lo spazio dell’applauso relativo ad un “bis” i musicisti ritornassero immediatamente per eseguire il successivo. L’esperienza, ovviamente, gioca un ruolo importante in questi casi e si fa di tutto per mantenere lo standard della performance sempre oltre una soglia accettabile. In realtà, lo spettacolo di quest’anno non è piaciuto.
    Il concerto de “I Musici di Roma” questa volta è stato al di sotto delle aspettative. Essi, intanto, hanno probabilmente sottovalutato la qualità del pubblico del Bartók Plus Operafesztivál ed erano giunti a Miskolc con l’unico obiettivo di impressionarlo e ricevere applausi, ma senza impegnarsi più di tanto. La prima parte dello spettacolo era basata unicamente sulla musica di Rossini, Puccini, Paganini, Mascagni e Verdi. E’ molto semplice avere successo con quei brani che tutti conoscono e apprezzano. Non certo il pubblico avrebbe dovuto giudicare il virtuosismo degli artisti che suonano insieme da molto tempo, ma si aspettava molto di più. Il loro ritorno a Miskolc avrebbe dovuto significare la presentazione di un repertorio più ricercato, magari musiche meno conosciute anche più a rischio. In fondo il loro arrivo era atteso e si svolgeva con la memoria del grande successo ottenuto lo scorso anno. Quale migliore occasione…
    Con Dvořák e Sosztakovics in parte seconda gli applausi sono diminuiti ma anche una quota del pubblico non ha preferito rientrare al suo posto per assistere allo spettacolo. Alcuni giornalisti stranieri accreditati al Bartók Plus Operafesztivál hanno rinunciato alla seconda parte affermando che “è troppo facile presentarsi al pubblico con un repertorio ruffiano”. Con quella musica, anche un bambino prodigio sarebbe capace di ricevere ovazioni e complimenti.
    Nelle note di presentazione veniva spiegato che “I Musici di Roma” sono impegnati nella “divulgazione della musica italiana del XVIII secolo, in primis di Antonio Vivaldi”, nonché “la loro tavolozza si è ampliata nello spazio e nel tempo includendo Bach, Handel e contemporanei come Nino Rota”. Per fortuna c’è Nino Rota che forse comincia a non essere più un contemporaneo, ma non è stata eseguita alcuna sua opera. Per rinnovarsi forse è ancora possibile discriminare fra altri autori, piuttosto che arenarsi a uno statu quo nel quale l’Italia si rispecchia.
    E’ vero che non si intravedono molti contemporanei e giovani autori in grado di realizzare opere musicali di buon livello o di comporre musica che sia più lunga dello spazio di un sospiro. D’altra parte, anche l’originalità de “I Musici di Roma” di essere privi di direttore, ora sembra un punto di debolezza e gestire “in cooperazione gli aspetti tecnici” sembra non più soddisfare l’estetica, dal momento che risulta evidente un certo disagio di tutti che confligge con la lunga esperienza. Nelle due esibizioni di Miskolc in tanti hanno osservato un’assenza di simultaneità nello stand up, nel muoversi con una certa armonia sul palco, nel ringraziare, nel salutare, quasi come fosse la recita di una scolaresca nella sua prima volta sul palco. L’ingresso del pianista in scena ieri sera, che un collega l’ha imitato in maniera divertente, è stato paradigmatico dell’assenza di un direttore che curi i particolari ma anche di un torpore e di un’apatia che da troppi anni avviluppa il nostro Paese.
    L’opinione diffusa ieri sera è che “I Musici di Roma” siano lo specchio dell’Italia-Oggi laddove il passato sia degno di rispetto e il presente carico di incognite e privo di entusiasmo per uscire dalle sabbie mobili di una società partigiana e clientelare e di una politica nazionale che fino a ora hanno affossato il nostro Paese.

    Rocco Turi, da Miskolc