• I critici d’arte

    già dal seicento svolsero la loro funzione fondamentale; anche nell’antichità – ai tempi dell’Iliade – fu fatta precisa descrizione di certe opere. Si conoscono i capolavori del passato attraverso la minuziosa e disinteressata presentazione nel contesto sociologico dell’epoca. Al Tg5 ore 13 di oggi, nella rubrica dedicata alle arti, gli italiani hanno visto Vittorio-Sgarbi-critico-d’arte presentare la mostra da lui curata (della quale ho parlato nel post di due giorni fa) tra Osimo e la vicina Loreto dove, anche nel Museo del Palazzo Apostolico – oltre ai “lacerti” degli affreschi della Santa Casa – si possono ammirare pitture, architetture e sculture a partire dal XIV secolo e ci si può acculturare nel profondo della propria indole. E’ stato sufficiente ascoltare l’intervento di Sgarbi al Tg5 di oggi per avere la conferma che in Calabria egli non ha mai fatto cosa identica. Eppure, qualche anno fa, Sgarbi è stato anche il curatore del più interessante 54° Padiglione Italiano 2011 della Biennale di Venezia – di cui fino a ora non ho mai avuto opportunità di sottolinearne l’importanza – sin dai tempi delle “Macchine celibi” (1975, la prima delle 20 edizioni della Biennale da me visitate e studiate). Nonostante arrivi in Calabria da tanti anni, Sgarbi non ha mia avuto l’opportunità di organizzare in questa Regione una mostra importante come quella di Osimo. I calabresi ringrazierebbero.

    Escludendo la loro utilità per capire le opere d’arte classica – delle quali ho parlato all’inizio – quanto oggi i critici d’arte siano essenziali è un mistero. Molti artisti elogiati dalla moderna critica si sono persi per strada; questo significa che i cosiddetti esperti utilizzano strumenti inadeguati di valutazione. A volte si tratta di sistemi valutativi esterni al concetto di bellezza e all’ambito estetico. L’artista, più che pensare a dipinge e creare le sue opere, deve dedicarsi alle buone relazioni, deve essere un adulatore, un vero esperto di piaggeria per entrare nelle grazie di questo o quel critico d’arte. Pertanto, la moderna critica sugli artisti viventi nasce indipendentemente dalle caratteristiche delle opere esaminate, ma dai rapporti saputi costruire.
    Il mercato dell’arte viene così invaso da soggetti che, più che essere artisti, sono addetti alle pubbliche relazioni, allo scopo di incontrare e conoscere il maggior numero di persone influenti alle quali rivolgersi per occupare il più possibile i mass media. Questo accade oggi ed è una pratica amorale. Infatti, oltre ai critici adulati è necessario adulare i mass media perché, senza questi buoni rapporti, l’artista trova poco spazio per la diffusione e conoscenza delle sue opere nel mercato globale.

    Un artista dovrebbe sempre presentare unicamente da sé le proprie opere, senza l’ausilio del bypass dei cosiddetti critici d’arte. I critici moderni, probabilmente, sono stati inventati dagli stessi artisti i quali – essendo privi di strumenti verbali o culturali – si affidarono a qualcuno che potesse presentare le loro opere. Oggi, tuttavia, dei critici se ne può ben fare a meno. Considerato il cresciuto livello culturale degli artisti – salvo eccezioni – la descrizione dei quadri potrebbe essere svolta direttamente dagli interessati. Piuttosto, un sociologo sarebbe più adeguato a descrivere il contesto socioculturale e l’humus nel quale l’artista ha maturato la sua esperienza. Anche il sociologo, tuttavia, potrebbe essere bypassato per dare ai singoli visitatori o acquirenti l’emozione di ammirare, senza intermediari, l’opera che più si avvicini alla personale sensibilità.

    Il bello della vita è non doversi sottoporre alla carità di poche righe, in cambio di un quadro omaggio. D’altra parte, il web è nato per azzerare lodatori, piaggiatori e ruffiani.
    Gli artisti dovrebbero tutti liberarsi dei critici d’arte (e dei sociologi).

    Post scriptum: vale anche per gli autori e i critici letterari.

    Rocco Turi, da Budapest