• GOVERNO GENTILONI E IL CASO MORO

    Le dimissioni di Matteo Renzi sono state innocue per la Commissione Moro, la quale aveva già incassato la proroga fino alla conclusione della legislatura. Siamo stati abituati alla prima Commissione Moro che subì proroghe su proroghe per inerzia e potere e non per esigenze reali; abbiamo superato anche questa prova.

    La fortuna ha baciato la Commissione Moro per continuare a esistere, ma la risoluzione del caso è già esibita con le pietre – oltre ogni dubbio – nel libro “Storia segreta del Pci – Dai partigiani al caso Moro”, edito da Rubbettino il quale se non ha avuto problemi poco è mancato.
    I problemi li ebbe Marsilio editore che pubblicò il libro finale sul caso Moro dal titolo “Gladio Rossa – Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro” e fu indotto a restituire i diritti al suo autore.

    Con il governo Renzi vinse chi voleva a ogni costo istituire una Commissione – colui che nell’ombra diede forse l’imprimatur allo stesso Governo – per imbastire “qualcosa”, ovvero intorbidire acqua e panni sporchi alla luce della pubblicazione dei due libri risolutori del caso Moro a seguito di incarichi dello Stato italiano e del Consiglio Nazionale delle Ricerche che hanno permesso al suo autore di andare alla fonte, insomma: raggiungere il cuore del problema!

    Lo scopo di chi ha operato perché una nuova Commissione Moro andasse in porto era di riportare il caso Moro nell’oscurità e oblio e di farne un caso all’italiana; ma dopo “Gladio Rossa” e “Storia segreta del Pci” mai sarebbe possibile, perché – pur nel silenzio ambiguo – il dado è ormai e sempre tratto. Nonostante ciò – allo scopo di trarne vantaggio – giornalisti, scrittori e benpensanti hanno fatto a gara e di tutto per accreditarsi presso la Commissione Moro che si è dedicata a pratiche superflue e lavori inutili per vivacchiare.

    L’osservazione esterna e da lontano delle scene, tipicamente sociologica, è stata istruttiva nello studiare l’indole opportunistica di chi si esercita sul caso Moro e poco interesse ha nel conoscerne i fatti concreti. Lo stesso autore (che è stato l’unico studioso ad affrontarlo sul campo con un imponente lavoro diplomatico e intellettuali e a prova di smentita) è stato oggetto di lunghissime interviste telefoniche ma fatte abortire e scientificamente ignorate dai grandi controllori delle redazioni giornalistiche, da ambigui personaggi e dalla stessa Commissione Moro. Era evidente che lo scopo non fosse quello di verificare le risultanze definitive scaturite dallo studio svolto a Praga e nei Paesi dell’est (o di criticare tali risultanze, senza riuscirci), ma di trovare un’alternativa impossibile. Insomma, è stato un “tutti contro uno”.

    “Gladio Rossa – Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro”, Marsilio editore, 2004
    e
    “Storia segreta del Pci – Dai partigiani al caso Moro”, Rubbettino editore, 2013

    sono i libri che hanno risolto il caso Moro per sempre, definitivamente ed è talmente vera questa locuzione che nessuno osa mettersi alla tastiera e dubitarne.

    Doveroso farsi una ragione.

    Questa Italia è senza futuro perché qui c’è posto anche per intellettuali ipocriti, falsi profeti e autori che trattano il caso Moro in poltrona, al telefono e unicamente per mistificati sentiti dire.

    L’unico vero studio documentato sul caso Moro – repetita iuvant – voluto dallo Stato italiano e da un Istituto Nazionale di Ricerca, quale il prestigioso CNR italiano, fu compiuto dopo l’inutile conclusione della prima Commissione d’Inchiesta su caso Moro e lo si può leggere in “Gladio Rossa” (Marsilio) e in Storia segreta del Pci” (Rubbettino). Il paradosso è che lo Stato, il quale ha investito del denaro per favorire lo studio all’estero, ha praticamente compiuto un atto di censura nei confronti di sè stesso.

    Probabilmente anche il Governo Gentiloni avrebbe ripristinato la Commissione Moro, ma essa è anacronistica, antistorica e non risponde alle esigenze dei tempi.

    Rocco Turi, 13 dicembre 2016 Budapest