• Frontiera verde.

    Il Governo ungherese progetta la barriera anti immigranti non per suo piacere e decisione ideologica unilaterale e lo fa anche con un certo ritardo. L’Ungheria è stata lungo tempo in attesa di soluzioni europee come risposta ai quesiti sollevati. Infatti il problema è unicamente di competenza europea e non dei singoli Stati. Al contrario, l’Unione Europea è immobile, non si fa carico dei problemi e nulla fa di concreto, oltre alle interviste televisive e alle prese di posizione nei confronti delle decisioni altrui, mentre l’onda degli immigranti attraversa la frontiera verde ungherese – non quella nei punti ufficiali e legali – buttando via i propri documenti fra i boschi.
    Tutti questi soggetti in transito desiderano continuare il loro cammino verso la Germania, Inghilterra e Paesi scandinavi, mentre l’Austria e la Germania non li lasciano entrare rimandandoli in Ungheria: proprio quello che sta facendo anche la Francia nei confronti dell’Italia. Tutti sanno e fanno finta di non saperlo che il 50% dei clandestini desiderosi di giungere in Europa cercano di penetrare attraverso la frontiera verde ungherese.

    Pertanto, i veri muri vengono costruiti negli altri Paesi europei.

    Possiamo constatare anche noi italiani che gli altri Paesi europei hanno lasciato al loro destino le frontiere più dirette.

    E’ troppo facile per Germania e Inghilterra, soprattutto, tenere il basso profilo in una situazione geografica favorevole nella quale sono altre le nazioni impegnate in prima fila; è troppo facile delegare agli altri Paesi, respingere coloro che superano le maglie e dedicarsi a superficiali strategie diplomatiche.

    Altresì, quello che l’Ungheria sta facendo in veste e per conto dell’Europa è di lasciar entrare e accogliere i pochi rifugiati veri – degni di questo appellativo – e i bambini (mentre in Europa non se ne parla) e fa di tutto, ma non vi riesce se non attraverso adeguati provvedimenti, per respingere coloro che non sono in pericolo di vita.

    Gli ungheresi hanno idee ben chiare e sono forti come indole; la loro politica governativa trae spunto dalle omissioni e della inutilità del ruolo dell’Unione Europea, piuttosto che dall’orientamento ideologico. Nella fattispecie, la convinzione degli ungheresi è che tutto sia nato dalla primavera araba e dagli Usa che, non avendo interessi petroliferi, si sono disinteressati dal risolvere diplomaticamente la questione assecondando la destabilizzazione dell’Europa per scopi puramente economici e utilitaristici.

    Se tutto questo, in Italia e in Europa, la politica e la diplomazia non vogliono ammetterlo e se neppure i giornali più autorevoli – tutti filo americani – riescono a spiegarlo bene, gli ungheresi se ne faranno una ragione e andranno per la loro strada. L’Italia tentenna. Putin aspetta.

    Rocco Turi