• Una domanda

    che mi giunge dall’Italia è la seguente: “allora in Ungheria non c’è opposizione?”.
    L’opposizione c’è in Ungheria e ha anche lo spazio per farsi ascoltare. Tuttavia, si tratta di una opposizione che, al pari della classe politica al Governo, è molto orgogliosa della propria ungheresità. Infatti, il popolo ungherese viene da lontano e non si sa bene da dove; proprio nella coesione dell’unicità di popolo al centro dell’Europa, l’Ungheria ha costruito i suoi oltre mille anni di storia, nella quale l’amor proprio e l’appartenenza rappresentano la caratteristica fondamentale.
    La classe politica all’opposizione non si sognerebbe di ostacolare il programma politico altrui in via di realizzazione; sa bene che coloro che hanno vinto alle elezioni politiche hanno il dovere di portare a termine il programma proposto ai propri elettori. Sarà un cattivo oppure ottimo programma, ma è il programma che gli elettori hanno votato; al momento della successiva campagna elettorale i partiti all’opposizione faranno sentire la propria voce, per ribaltare le opinioni politiche favorevoli al precedente Governo. La politica ungherese è molto lineare e anche la gente comune rispecchia questo semplice e lapalissiano impulso.

    Mentre scrivo e sto viaggiano in treno, ascolto un interessante dialogo che si aggancia al concetto che sto cercando di esprimere. Il treno, d’altra parte, si conferma un utile strumento di comprensione della società.
    Arriverò a destinazione alle 22:07 di questa sera e pertanto ho il tempo di conversare con i viaggiatori che stanno discutendo dei loro relativamente ridotti stipendi ungheresi. Ne parlano all’interno di un ampio discorso che, indirettamente, fa un elogio al Governo in carica di Viktor Orban. Certo, lo stipendio delle persone che ho davanti a me equivale a poco più di 400 Euro mensili; se ne parla, tuttavia, come risultante di una politica di crescita che il Governo ha portato avanti, nel senso che – nelle opinioni di chi parla – sarebbe giunto il momento che anche gli stipendi di alcune categorie di lavoratori aumentassero. Quattrocento euro, che non hanno lo stesso peso dei nostri 400 euro; qui, infatti, si viene pagati in Fiorini che ormai da lungo tempo ha una sua stabilità e consente ai cittadini di affrontare senza sorprese la propria vita quotidiana.
    Se si ascoltano i due che parlano e si partecipa alla conversazione, si ha modo di riflettere sul motto “tutto il mondo è paese” nel senso che ognuno vorrebbe guadagnare di più e permettersi una maggiore possibilità di spese voluttuarie. Tuttavia, in Ungheria questi discorsi non vengono affrontati con l’astio verso uno o l’altro personaggio politico perché il concetto prevalente è la constatazione che il Paese stia crescendo più e meglio di tanti altri in Europa.
    Pertanto, l’orgoglio della classe politica di cui ho parlato all’inizio non è altro che lo specchio dell’orgoglio del cittadino comune che avverte la crescita del proprio Paese e spera che quella crescita si riverberi prima o dopo nelle tasche di qualsiasi ungherese.
    Dal personale punto di osservazione, d’altra parte, noto cittadini che si muovono per le vie con decisione e obiettivi da raggiungere. Tutti collaborano con tutti. Se si entra in qualsiasi ufficio trovi ognuno al suo posto e se è necessario un appuntamento, nessuno ha il tempo per ricevere l’inattesa visita. Insomma, in Ungheria i cittadini amano il proprio Paese e si impegnano per esso, più di quanto gli italiani non facciano per l’Italia.

    Il treno sta per arrivare a destinazione, anzi si è appena fermato alle ore 22:06:50. Puntualità ungherese.

    Rocco Turi, da Budapest