• Davide Nicola, imbarazzanti dimissioni kafkiane da allenatore del Crotone calcio.

    Nel corso dell’intervallo nella partita fra Crotone e Udinese, il Presidente Gianni Vrenna si era recato negli spogliatoi allo scopo di spronare la sua squadra, già in svantaggio per uno a zero. Egli aveva i titoli e il diritto di farlo. Davide Nicola non ha gradito, ha considerato tutto ciò un’ingerenza e, sentendosi delegittimato, si è dimesso da allenatore del Crotone.

    Ora si dice: “rispettare le decisioni”, “le sue scelte non si discutono”, ma non ha fatto un “gesto dignitoso”, come in tanti affermano parlando di Nicola.

    Quello di Nicola è stato un gesto di improvviso opportunismo, ma anche ipocrita, perché non regge a una valutazione della coerenza sui fatti.

    Nicola aveva sempre elogiato la società di calcio e l’intero ambiente sportivo locale per l’assenza di pressione di carattere psicologico e per la possibilità di preparare le partite sempre con serenità. Nonostante la sconfitta contro l’Udinese, anche i riti post partita erano rimasti immutati: l’allenatore, come sempre, si era riunito in campo con la squadra e, come sempre, aveva affrontato le interviste con i soliti personali e generalisti concetti espressi nel post partita, privi, più volte, di elementi condivisibili. Nulla lasciava presagire una situazione kafkiana e un’uscita di scena imbarazzante – anche umiliante – da collegare all’ingresso non vietato del Presidente Vrenna negli spogliatoi.

    Come bene insegna Wilfredo Pareto, il futuro esibirà le reali cause che hanno portato l’allenatore a dimettersi, ma non è difficile immaginarle subito.

    Probabilmente Davide Nicola sa già quello che farà da grande: una cosa sarebbe firmare un nuovo contratto presentandosi con l’aureola del salvatore della patria per lo scorso anno e lasciare attualmente la squadra in zona salvezza; ben diverso ed economicamente meno redditizio e vantaggioso sarebbe accordarsi con altra squadra dopo una probabile retrocessione, da egli evidentemente prevista.

    Dopo quattro sconfitte consecutive e, con la sua guida, la probabile quinta a Sassuolo nella domenica successiva, Davide Nicola non credeva più in questa squadra ma era sicuro che la sua società di calcio (come già avvenne lo scorso anno) non lo avrebbe sfiduciato; allora, approfittando di un innocuo intervento del Presidente, egli stesso ha preso la palla al balzo e si è dimesso “irrevocabilmente” da allenatore del Crotone.
    La scelta di gettare la spugna da parte di Nicola potrebbe essere collegata anche a una personale antipatia verso il Presidente. Ben sapendo che, nonostante ciò, egli non sarebbe stato esonerato, aumenterebbe il suo grado di ipocrisia. La convinzione di questa latente antipatia personale scaturisce attraverso l’osservazione dei filmati relativi al giorno della sopraggiunta salvezza della squadra nello scorso campionato. Chi osserva con attenzione l’abbraccio intriso di gratitudine del Presidente Vrenna nei confronti di Nicola, può anche notare una certa freddezza dell’allenatore mentre con la sua mano colpisce il fianco del Presidente e non attende altro che l’abbraccio termini per allontanarsi. D’altra parte, il pubblico saluto rivolto all’ex Presidente Raffaele, all’epoca dell’avvicendamento tra fratelli alla conduzione del Crotone calcio, la dice lunga su quale fosse il feeling preferito di Nicola.

    “Siamo allibiti”, è stata la reazione ufficiale. “Rispetto la decisione del mister, ma non la condivido”, ha commentato il Presidente il quale avrebbe potuto essere anche più drastico nel suo giudizio. Qualunque cosa abbia potuto fare Vrenna negli spogliatoi non sarebbe stata così tranchant e offensiva da indurre Nicola a un gesto talmente perentorio. Evidentemente, l’allenatore ha ragionato bene per i suoi interessi e ha chiuso, solo apparentemente, nel modo migliore. Egli crede di aver fatto bene i suoi calcoli, ma un pò li ha anche sbagliati per essersi eccessivamente sopravalutato.

    Se lo scorso anno ha avuto tanto successo, Nicola lo deve esclusivamente alla società Crotone calcio. In nessun’altra squadra un allenatore avrebbe avuto la possibilità di tentare tutto per tutto, fino a raggiungere la permanenza in serie A; in Italia basta poco perché una società di calcio esoneri il proprio allenatore. Se quindi Nicola è considerato l’artefice della salvezza del Crotone, egli lo deve unicamente al Presidente Vrenna che gli ha dato la possibilità, ma anche ai calciatori che per la legge dei grandi numeri possono avere un momento favorevole ed essere capaci di reagire alle sconfitte. Infatti, qualcuno ricorderà che in una intervista di fine gennaio (all’incirca) Nicola ebbe a dichiarare che i grandi miglioramenti della squadra si erano già avuto e che da quel momento in poi i correttivi sarebbero stati minimi. Il caso volle che proprio nei mesi successivi qualcosa si modificò, la squadra giunse a salvarsi e il merito fu attribuito a Nicola. Un caso; ok, un caso raro da meritare gli elogi dell’intero mondo sportivo, ma solo un caso.

    Nicola, tuttavia, avrebbe dovuto essere grato alla situazione favorevole, piuttosto che attribuirsi tutte le virtù e i pregi che la stampa gli ha concesso anche per meriti di visibilità estetica; è noto infatti che l’allenatore torinese possiede un ottimo eloquio e sa mediaticamente imporsi all’attenzione dei telespettatori bucando lo schermo. Non a caso, anche i telegiornali si sono occupati di Nicola in maniera sovrabbondante rispetto ad altri cambi di allenatori. Nicola – che dimostra di essere un consumato “psicologo” – avrebbe dovuto comprendere che i suoi meriti passano soprattutto attraverso la fiducia offertagli della società, ma quando si va in tv ci si ubriaca e l’autocritica diventa merce del tutto rara. Paradossalmente, il comportamento di Ivan Juric (allenatore della storica promozione in seria A), che pure lasciando la squadra fu criticato, è stato molto più coerente e umano.
    Davide Nicola, che aveva ricevuto i miei apprezzamenti, dal punto di vista etico si è dimostrato a posteriori, forse, uno dei peggiori tecnici che abbiano operato a Crotone.

    Rocco Turi