• Conte Salvini e Di Maio visti dalla Piazza Rossa

    MOSCA, 1 giugno 2018.- E così, per non scontentare nessuno, il Governo italiano è stato fatto nel modo e nella forma che si voleva. Paolo Savona c’è e la sua influenza al Ministero dell’Economia appare evidente. La forma è corretta ma la sostanza è rimasta immutata. E’ evidente che il Governo lo si poteva fare prima, anche per non dare al mondo la solita immagine di un’Italia conflittuale. Proprio questa è l’idea diffusa qui a Mosca. Camminando nel grandioso e bellissimo bioparco, appena realizzato accanto a Piazza Rossa, una collega russa mi ha appena domandato perché mai in Italia non ci sia stato un governo per lungo tempo; un’altra perché da noi non siano governi stabili e Maxim vorrebbe sapere qualcosa in più su un Paese eternamente incongruente e politicamente controverso. Questo si pensa fuori dal nostro Paese.

    Non bisogna prendersela con chi all’estero scriverebbe “idiozie” perché esse sono molto vicine alla realtà. Anche in Italia gli oppositori “a prescindere” al nuovo Governo Conti hanno subito indossato l’elmetto e, per non essere in grado di entrare nel merito, lo definiscono “eterodiretto” perché il premier sarebbe unicamente esecutore di un programma fatto da altri. Nulla di male sotto il nostro cielo; nessuno potrebbe affermare che un Presidente del Consiglio italiano abbia potuto esercitare le sue prerogative e volontà fino in fondo nel realizzare il programma di governo. Si sono avute le prove in situazioni eclatanti lasciate passare in forme costituzionalmente corrette e nessuno ha mai obiettato. Bisognerebbe quindi osservare tutti i governi per poter discriminare correttamente sulle diverse situazioni e definire, piuttosto, “ipocriti” coloro che giungono a conclusioni privi di interesse o al solo scopo di danneggiare l’immagine dell’Italia all’estero.
    In questo caso, probabilmente, l’accusa “a priori” di premier teleguidato fa paura davvero.
    Intanto, certi principi costituzionali, violati forse in passato, hanno trovato uno scoglio duro in due giovani che – attraverso la reazione che c’è stata – hanno capito che la strada appaia quella giusta. Fa paura che il Governo duri a lungo; fa paura che questo Governo faccia le cose per bene, che scomodi posizioni radicate, che scoperchi situazioni incancrenite dalla disinformazione – questa sì – eterodiretta. Ecco cosa ho spiegato oggi ai miei amici a Mosca e in questi giorni anche a Nerekhta, la piccola città della Regione Kostroma, 320 km nord est da Mosca, dove si svolge un Festival dedicato ai pastori in cui gli organizzatori nulla improvvisano per guadagnarsi le pagine dei giornali.
    Ho spiegato ai miei amici che in Italia si è sempre in latente campagna elettorale e questa è la causa per la quale i governi durano il tempo di una stagione agricola. Chi conosce la realtà politica vigente negli altri Paesi sa bene che, a elezioni terminate, qualsiasi opposizione lascia fare salvo riprendere le redini di fronte a situazioni politiche concrete. Ma in Italia tutto ciò non è possibile, perché la preoccupazione diffusa non è la risoluzione dei problemi ma quella di potersi rimettere al più presto in corsa per una poltrona redditizia. Più lunghe sono durate le trattative per giungere al Governo Conti, più elevata è stata la paura che davvero le cose stiano cambiando. Sanno qualcosa nei vari Consigli di Amministrazione delle società partecipate; sanno qualcosa soprattutto in Rai. Chi teme per le proprie fortune non si rassegnerà alla lotta ed è questo il ruolo del “casco” indossato e quello della lotta “a prescindere” per far cadere il neonato Governo Conti. Appare molto difficile perché, questa volta, c’è la caparbietà di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini, appena “nominati” ministri; c’è in gioco l’ottimismo dei giovani e, per la prima volta, quello delle persone libere e mai compromesse con il sistema e il fanatismo ideologico, mai venduti per la carriera, piuttosto sottoposti a censura di massa come moderno sistema dell’antico rogo verso gli autori di libri scomodi, fra i quali il sottoscritto.

    Rocco Turi, da Mosca