• Carattere degli italiani

    Il carattere degli italiani ha dato il peggio di sé nelle offese alla Cina da parte degli stilisti Dolce&Gabbana. In Italia non se ne parla, gli spettacoli di intrattenimento sono tabù, giornali e telegiornali, a maggior ragione e per i loro interessi, preferiscono glissare. Eppure, all’estero e nel web si incontrano dissertazioni forbite nello spiegare l’incapacità dei nostri connazionali di saper interpretare i risvolti della cultura cinese. Gli esperti di marketing e di comunicazione che hanno partecipato a organizzare quello che si preannunciava uno spettacolo colossale, vengono addirittura definiti alla stregua del più macroscopico dilettantismo. Opinioni del tutto accettabili ma, se possibile, anche fra gli stranieri e i bloggers viene commesso, in maniera speculare, l’errore di non conoscere bene gli italiani. La verità è che non è questione di immedesimarsi adeguatamente e trattare con rispetto le altre culture; è che gli italiani non sono interessati alcunché a conoscere gli altri popoli perché sono educati a essere “i migliori”; sono permeati da questa pratica, salvo le eccezioni, in tutti i settori della società italiana.

    In Italia più passano gli anni, più si coltiva l’idea autocelebrativa di vivere nel così detto “Paese più bello del mondo”, proprio quello che appare, in maniera paradossale e macroscopica, attraverso le parole dello stilista Stefano Gabbana. Questi, in un post ha definito la Cina “Paese di m….”, laddove il suo pensiero è meglio individuato con cinque eloquenti emoticon dal colore marrone, che ne rappresentano la “shit”. Nel post di Gabbana viene aggiunto testuale: “China Ignorant Dirty Smelling Mafia”.
    Il pensiero di Stefano Gabbana è condiviso dalla media dei nostri connazionali quando si recano all’estero perché anch’essi sono prevenuti nel loro giudizio. I programmi televisivi lo confermano ogni giorno, compresi i telegiornali ovviamente. Non ci sarebbe altro Paese al mondo in grado di competere con l’Italia. Ogni giorno siamo costretti ad ascoltare che l’Italia è al primo posto nei campi più disparati, cibi superiori, luoghi “mozzafiato”, né si fa caso alla tipica furbizia italiana attraverso la quale il nostro Paese sia riuscito a imporre l’elenco più numeroso di siti inseriti fra i beni Unesco, che è un’ovvia banalità.
    Ho appena ascoltato in telegiornali e tramissioni italiane le seguenti affermazioni: “Ospedale all’avanguardia nel mondo”; “L’Italia non può che farla da padrona dominando nel settore delle cucine in tutto il mondo”; “Portale più alto d’Europa”, quasi a parafrasare le barzellette da guerra fredda fra sovietici e americani.
    Sulla scia di questi messaggi comunicativi, per i quali la scuola non sarebbe estranea, c’è chi, essendo talmente educato a concetti encomiastici e sempre elogiativi verso l’Italia, sarebbe pronto a confermare l’idea del Paese “unico al mondo” e a chiedere: “ma perché, non sarebbe così?”.
    La vulgata è che non avremmo alcuna necessità di impegnarci perché “siamo” già i migliori; mentre il mondo ci supera ampiamente.

    Ho incontrato studenti che nel corso dei loro viaggi “di studio” all’estero non vedevano l’ora di ritornare, rinunciando a conoscere il Paese che li ospitava attraverso le espressioni più identitarie, il cibo, la gente, usi, costumi. Ho incontrato intellettuali che incarnano la rappresentazione più nota degli italiani all’estero, quella di riconoscersi fra di loro, stare insieme, fare comunella, parlare dell’Italia ma, soprattutto, parlare di sé e delle proprie mirabilie, spiegare ciò che in Italia svolgono, oltre a criticare sempre il governo in carica, che è pratica irrinunciabile. E’ paradossale, ma è così; in generale non cercano il contatto, non costruiscono relazioni – se non eccezionalmente – e ritornano senza un’esperienza in più da spendere in Italia. Lo scopo principale del viaggio all’estero è di attendere la necessaria documentazione che attesti il loro passaggio per l’uso che se ne possa fare nel curriculum. In Italia, le carriere nascono e si consolidano quasi tutte così.

    Rocco Turi, da Bildein (Austria)