• Budapest, 23 ottobre 1956 – 23 ottobre 2016

    A seguito del ritorno al potere polacco di Wladyslaw Gomulka il 21 ottobre 1956 – che aveva suscitato grandi speranze – in Ungheria fu organizzata una manifestazione di solidarietà che non aveva particolari ambizioni.
    Il 23 ottobre 1956, davanti all’Università Politecnico di Budapest partì una sfilata con studenti, docenti e operai in direzione del Parlamento e poi verso la Radio ungherese. Proprio all’interno della Radio erano già appostati i soldati sovietici con le loro armi e davanti alla Radio fu dato ordine al servizio di difesa statale ÁVH-Allam védelmi hatosàg di sparare sul popolo.

    Iniziò così la Rivoluzione d’Ungheria. Durò 12 giorni e fu repressa nel sangue il 4 novembre.

    Sono trascorsi 60 anni; sessant’anni che hanno sancito l’orgoglio invulnerabile del Paese centro europeo con oltre mille anni di storia. Nel testo di una canzone dedicata a Budapest 1956 si dice “nessuno ci viene in aiuto, il mondo è rimasto a guardare…”; in queste parole è racchiusa la forza nascente del popolo ungherese che oggi riesce ad affrontare le nuove sfide con immutata determinazione. Tuttavia, dopo tanti anni, non si può dire a quanta gente sia rimasta nel cuore la vicenda del ’56, forse solo al 30% del popolo. Durante gli anni del comunismo l’argomento fu “necessariamente” rimosso a scuola e nelle case, per paura di conseguenze disastrose, ad eccezione di qualche ambito territoriale nelle provincie ungheresi. Pertanto, i giovani sono rimasti lontani da quei giorni memorabili, sebbene oggi la situazione stia migliorando. Infatti, tutti sanno che in Ungheria i giovani conoscono la propria millenaria storia molto più che i giovani degli altri Paesi non conoscano la loro. Tuttavia, anche la storia del ’56 è entrata nel cuore e nella curiosità dei giovani ungheresi; ma non si può negare che ancora oggi ci sia una minoranza rumorosa di coloro che ritengono i fatti del ’56 una fase di “controrivoluzione”. Anche il nostro ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano faceva parte di questo gruppo, tranne cambiare idea nel corso di un viaggio ufficiale a Budapest il 26 settembre 2006 come Presidente della Repubblica Italiana, nel cinquantesimo anniversario dalla Rivoluzione. Napolitano visitò il monumento ai caduti e chiese scusa per le sue posizioni del passato assunte insieme al Partito comunista italiano, di cui alcuni sono rimasti ancora uno zoccolo duro.
    I sessant’anni di quella Rivoluzione vengono oggi celebrati con mostre e iniziative culturali, meno sul piano politico, quindi in tono molto minore, anche per non scontentare l’amico Putin. Lo scacchiere internazionale impegna attualmente l’Ungheria in molti dossier e il compito del Premier Viktor Orbán è di seguirli attentamente per il bene del suo Paese, non ultimo quello che dovrebbe consentirgli di organizzare a Budapest le Olimpiadi del 2024.

    http://blog.rubbettinoeditore.it/rocco-turi/mattina-4-novembre-1956-i-carri-armati-sovietici-entrarono-in-ungheria-vi-rimasero-33-anni-prima-parte/

    http://blog.rubbettinoeditore.it/rocco-turi/mattina-5-novembre-1956-budapest-tutto-era-gia-normalizzato-seconda-parte/

    Rocco Turi, da Budapest