• Billy, Tg1, quale autorevolezza?

    Recensire un libro (probabilmente) senza leggerlo, non è un buon servizio a favore della Rai. Che la rubrica Billy recensisca libri con questa logica lo si comprende assistendo alle trasmissioni inserite nel Tg1 ore 13:30 della domenica.

    Ho ancora monitorato la rubrica libraria andata in onda in 11 puntate fra marzo, aprile e maggio. Presentando i suoi libri, i giudizi di valore continuano a far parte del linguaggio del curatore della trasmissione Bruno Luverà; il 5 marzo si è abbandonato a locuzioni del tipo “veramente straordinario”, “è il romanzo più bello che abbiamo letto dall’inizio dell’anno” e (12 marzo) ha parlato di un “incontro con il poeta italiano più letto del momento”. Giudizi generali, arbitrari che non scaturiscono da una lettura, sebbene racchiusi (giudizi) in uno slogan per esigenze televisive. Luverà avrebbe dovuto meglio spiegare in base a quale riscontro si sia potuto avventurare in tali conclusioni. Vero è che la Rai nelle sue trasmissioni culturali non dovrebbe consentire valutazioni immotivate; dovrebbe altresì operare un controllo allo scopo di difendere la propria credibilità di servizio pubblico. In altra puntata (19 marzo) il conduttore dedica all’opera di un autore un giudizio categorico: “storia più bella”. Tuttavia, per semplificare ancora, il curatore del programma cerca di presentare i libri favorendo l’intervista e non disdegnando di scegliere colleghi che lavorano o hanno lavorato in Rai, magari in radio. Tali sono coloro che sono stati presentati in qualità di giornalisti radiofonici e non come colleghi o ex colleghi della Rai. Forse una dimenticanza.

    Pertanto, il 26 marzo è stato possibile ascoltare frasi del tipo: “si scopre affabile scrittore di successo” e “il suo è un libro illuminante per capire”. Sembra che l’uso di quest’ultima perifrasi sia stata usata più per l’economia del discorso che non per attribuire una qualità ben precisa al libro. Se poi un senso lo abbia, Luverà dovrebbe meglio spiegare cosa si possa intendere per lo specifico libro indicato e cosa possa significare “libro illuminante” oltre l’ovvietà. D’altra parte, quando si parla di “curata” antologia (2 aprile) bisognerebbe spiegare (almeno con uno slogan) quali sarebbero gli aspetti “curati”; così come quando si parla (16 aprile) di “tratto straordinario” di una scrittrice che “ci porta in una splendida storia a fumetti”, bisognerebbe spiegare quale sia il senso di tutto ciò. Ecco perché è sempre facile giudicare carenti di specifica tecnica coloro che con l’intendo di presentare i libri si limitano – dovendo lottare contro lo spazio o il tempo – a offrire unicamente i giudizi di valore. Le recensioni, infatti, hanno regole ben precise sia nella compilazione che nelle situazioni espositive (spazio-tempo).
    Nelle altre puntate di Billy si parla di “una mostra, un catalogo imperdibili” e di scrittrice che “dimostra maestria nel racconto e nel disegno” e (23 aprile) “due romanzi intensi”, (30 aprile) “bel libro di…”; (14 maggio) un libro “raccontato con gusto e delizia” e “il volume raccoglie una delle storie migliori”; (21 maggio) “un romanzo potente” e, per chiudere, di un’autrice “candidata allo Strega è un incanto”.

    D’altra parte, a volte i nomi di scrittori citati in maniera così appariscente e sontuoso trasferiscono al pubblico la considerazione di trovarsi di fronte ad autori sfuggiti dalla propria conoscenza e di correre immediatamente in libreria per colmare l’ignoranza; ma non è questo il ruolo della Rai. Eppure, questo sembra l’obiettivo della trasmissione Billy (creare interesse verso libri – forse – mai letti o non letti con attenzione), piuttosto che offrire un servizio culturale severo ed equilibrato esente dalle personali valutazioni di chi la conduce e adeguato al prestigio della testata giornalistica.

    Allora quale metodo usa la Rai nella scelta dei libri da “recensire”?

    Il 7 maggio Luverà ha dichiarato ciò che fino a ora era trasparso: che i libri vengono scelti attraverso la sua personale indole. Infatti il presentatore ha parlato di “segnalazione che ci sta a cuore”; inoltre, ha indicato “una delle figure storiche più affascinanti e controverse” e di “introvabili storie”. Di conseguenza, non poteva mancare un giornalista che ha appena scritto il suo ultimo libro – come Gianpaolo Pansa – da intervistare, a cui, dandogli del tu, evidentemente, chiedere: “Nei tuoi libri tante storie godibilissime, da leggere”.

    Va da sé che a una osservazione attenta, pare che gli aggettivi esaltanti e pomposi vengano usati in maniera inversamente proporzionale alla notorietà dei personaggi ospitati.

    La trasmissione Billy pare inoltre il luogo di un gioco della parti ma soprattutto uno strumento non utilizzato adeguatamente. Ma una rubrica che si pone al servizio dei cittadini; una rubrica che vuole offrire ai cittadini l’opportunità di leggere un buon libro non dovrebbe essere affidata all’arbitrio di un solo artefice. Lo si può ammettere per una tv privata, ma per la Rai sarebbe necessaria una scelta ponderata, rimuovendo così in partenza il dubbio che un libro di cui parlare venga scelto da qualcuno a cui stia “a cuore”.

    D’altro canto, poiché Luverà si occupa ora spesso di politica, dedicandosi in questi ultimi mesi a seguire la presidenza del consiglio, da Gentiloni e Renzi, si potrebbe ipotizzare e concludere che la conduzione di un programma dedicato ai libri non sia quella adatta alle sue corde.

    Rocco Turi, Budapest