• Béla Bartók e la modernità dei suoi capolavori al Festival dell’Opera di Miskolc

    Il programma del BARTÓK PLUS OPERAFESTIVAL 2018 è talmente fitto che spesso non si riesce ad assistere a tutte le performances. Ieri sera ho così potuto vedere la replica di “3 Bartók”, lo spettacolo inaugurale del festival. Si tratta di un’opera fondamentale perché Bartók rappresenta il fulcro dell’intero festival e perché, sin dalla sua fondazione, il Bartók Plus Opera Festival ha elaborato una rappresentazione “multicolore” delle opere di Béla Bartók. Egli si presta con autorevolezza alla realizzazione di esperimenti scenici e musicali; questo nuovo capitolo inserito nel programma 2018 lo dimostra ampiamente.
    La rappresentazione di ieri sera aveva un titolo forse enigmatico, ma in realtà “3 Bartók” intende tre atti e tre titoli: ll principe di legno; Il mandarino miracoloso; Il castello del Duca Barbablù; con la regia di Michal Znaniecki. Tre fiabe elaborate attraverso il mondo virtuale di oggi per scoprire le nostre emozioni, capire la qualità delle nostre relazioni quotidiane e i lati oscuri delle nostre anime – a volte aiutati dalla presenza costante di uno psicanalista. Conoscendo il regista, sarebbe stato un vero peccato perdere l’occasione.
    Nel primo atto – The wooden Prince – c’è, appunto, un principe che cerca di conquistare una principessa con un manichino; si introduce una fata che ostacola il corteggiamento ma poi ne ha compassione e lo aiuta.
    Nel secondo atto – The Miracolous Mandarin – in una imprecisata periferia malfamata, tre uomini costringono una prostituta ad adescare clienti che poi vengono derubati. Arriva un mandarino cinese che si innamora, subisce angherie ma non muore fino a quando non avrà posseduto la ragazza. Segno chiaro che l’amore vero trionfa sempre.
    Nel terzo atto – Duke Bluebeard’s Castle – Judit è nel castello di Barbablù dove si è rifugiata lasciando la casa paterna per essere tutti contrari al suo matrimonio con un uomo dal passato oscuro.

    Osservando queste tre brevi trame, si capisce perché Michal Znaniecki abbia dichiarato: “Ogni volta che affronto il mondo di Bartók sono sorpreso di quanto siano moderni i suoi capolavori. Nella mia messa in scena scopro che il contesto freudiano dell’epoca è un’ispirazione molto forte dell’opera di Bartók. Seguo sempre questa linea nell’interpretazione dei personaggi e della trama”. Znaniecki ha elaborato le oscure e segrete visioni metaforiche e simboliche dell’animo umano attraverso una sessione psicoanalitica quasi separata dalla scena. Lo psicanalista era fuori dal palco, quasi tra il pubblico, come a rappresentare la necessità che in un mondo virtuale contemporaneo tutti abbiano bisogno di lui. Amore, complessi, paure e desideri diversi sono stati così riuniti in un titolo: “3 Bartók”. Sarà una principessa, sarà una prostituta, sarà una nuova moglie di Barbablù che – come dice Znaniecki – esprimono esperienze ed emozioni diverse in un set moderno.
    La performance è stata molto lunga e, come spesso avviene, il regista ha cercato di inserire un atto più breve, il secondo, per alleggerire l’attenzione in una serata in cui “3 Bartók” ha davvero attirato l’interesse del pubblico appassionato fino all’una di notte.

    Michal Znaniecki ha messo in scena oltre duecento esibizioni in tutto il mondo, incluse diverse mega-produzioni open air allo stadio olimpico di Wroczlav e nel deserto di Masada in Israele. La sua regia di “Onegin” in Spagna nel 2011 ha ricevuto il premio per la migliore performance dell’anno. In Croazia, il suo “Mefistofele” in quattro atti messo in scena è stato premiato come il miglior spettacolo lirico dell’anno 2014. In Italia, ha ricevuto l’Oscar dell’opera italiana e il Premio Abbiati per la regia de “I Pagliacci”.

    Rocco Turi, Miskolc