• All’Ungheria il Premio Oscar 2017 per il Miglior Cortometraggio !

    Impegnato nell’esegesi delle recensioni librarie nel Tg1 Rai, non ho avuto il tempo da dedicare a un evento di richiamo mondiale svoltosi quasi contemporaneamente. Si tratta della festa per l’attribuzione del Premio Oscar per il Cinema, che a Los Angeles ha premiato i titoli e le persone che lo scorso anno si sono maggiormente posti all’attenzione internazionale.

    L’89a edizione degli Oscar 2017 del Cinema, il 26 febbraio scorso ha attribuito il Premio per il Miglior Cortometraggio a “Sing”, film ungherese di Kristóf Deák e Anna Udvardy.

    In Ungheria non fanno salti di gioia apodittici (hanno sempre dubbi…), come avviene – ad esempio – in Italia quando si vince qualcosa (“visto? siamo sempre i migliori…”). In Ungheria, la critica della gente comune che ha già visto il film è divisa, nonostante la vittoria dell’Oscar. Per alcuni si tratta di un cortometraggio con suggerimenti riflessivi di una certa qualità. E’ la storia di una ragazzina che entra a far parte del coro della sua nuova scuola; ha una bella voce però non eccezionale, soltanto bella. La direttrice del coro vuole vincere un premio e chiede alla ragazza di fare soltanto finta di cantare. La sua nuova amichetta (altra protagonista del film) ha una voce angelica e viene a sapere cosa la maestra vuole. Si viene ancora a sapere che ci sono parecchi bambini che fanno soltanto finta di cantare. Alla fine i bambini decidono di non cantare sul palco; cominciano a cantare solo dopo l’uscita della donna.

    Nella realtà si tratta di un film sull’integrazione, laddove una bambina prova a integrarsi e si accorge che oltre alla semplicità dell’integrazione si muovono interessi particolaristici dei grandi; è un film che prende lo spunto dalla questione più ampia di questi anni alla quale, in Ungheria, si vogliono dare risposte serie e non improvvisate.

    Il cast è assortito con elementi – scelti da professionisti esperti – adeguati alla storia, che è stata composta cogliendo i fatti sociali quotidiani di questa epoca.
    “Sing” / “Mindenki” / “Cantare” ha avuto una realizzazione di professionisti esperti, figli dell’antica tradizione filmica ungherese. Posso solo ricordare, per chi non lo sappia, che il film dedicato a Eva Perón, interpretato da Madonna, dalla lontana Argentina fu girato in gran parte proprio a Budapest, utilizzando la maggiore quota dei professionisti ungheresi. Chi assiste al film “Evita” riconosce anche i palazzi antistanti l’ambasciata italiana di Budapest.

    Tuttavia, nonostante sia un film ungherese, “Sing” non è piaciuto a tutti gli ungheresi, a dimostrazione che gli ungheresi sono persone estremamente critiche anche di fronte a sé stessi. Qualcuno non riesce ad individuare, ad esempio, la drammaticità dell’opera per la quale (drammaticità) è stato attribuito il Premio Oscar e lo definisce “buono”, piuttosto che “ottimo” Premio. L’idea del film viene definita chiara, ma risulterebbe priva di “sfumature” in grado di alimentare un dibattito più profondo. Altri ritengono che il giudizio “interno” sul Premio Oscar vinto dall’Ungheria sia stato influenzato dalla separazione politica nazionale, per la quale il film non piace ad alcuni solo perché esso è valutato attraverso la prospettiva condizionata dell’appartenenza.

    Il Premio all’Ungheria è stato però la risultante di tanti equilibri internazionali che si sono coalizzati intorno al messaggio del “corto” proposto. Voglio pertanto sperare che il Premio sia stato attribuito anche come segno di gratitudine per l’onestà e la visione realistica con cui gli ungheresi hanno affrontato il problema dell’immigrazione. Se così fosse, il Premio Oscar per il Cortometraggio 2017 sarebbe di buon auspicio anche per l’attribuzione all’Ungheria delle Olimpiadi del 2024, dal momento che in tutto il Paese si tende ormai ad essere scettici sulle scelte politiche a favore di Budapest, da parte del Comitato Olimpico Internazionale. Insomma, l’entusiasmo per le Olimpiadi sta sgretolandosi perché la politica internazionale, pare, si stia orientando proprio su città in grado di ricevere il voto “politico” delle grandi lobby economiche-mediatiche coalizzate.

    Rocco Turi, 2 marzo 2017 Budapest