• “Aiuteremo l’Italia, ci sta a cuore”…

    lo ha dichiarato Frau Merkel e può passare, anche se appare un atteggiamento pietoso non verso i cosiddetti migranti ma verso l’Italia. Il nostro Presidente del Consiglio Gentiloni, invece, ha detto: “Siamo sotto pressione, chiediamo il contributo concreto dei nostri alleati europei”. Gentiloni non ha pronunciato la locuzione “aiuto”, come si ascolta ai telegiornali, ma ha parlato di richiesta di “contributo”. Il Presidente non ha salvato l’Italia dall’umiliazione; ha solo mitigato lo smacco che sarebbe potuto scaturire dalla palese richiesta di aiuto, anche se il riferimento al “contributo” ha un analogo significato “estetico”.
    Uno Stato non chiede aiuto; chiede solo la legittimità degli atti. Nell’uno e nell’altro caso (aiuto o contributo), insieme alla locuzione “aiutare l’Italia”, pronunciata da Frau Merkel, appare evidente la logica dell’elemosina che non deve investire il dialogo istituzionale né la politica. Insignificanti e privi di spessore politico appaiono le dichiarazioni di Junker (“Gli sforzi eroici di Italia e Grecia vanno sostenuti”), di Minniti (“Il tempo delle parole è finito, ora servono i fatti”) e di Macron (“Aiuti solo per richiedenti asilo”).

    Solo oggi in Italia si accorgono che le navi straniere che attraccano in Italia per consegnarci i profughi non dovrebbero più essere autorizzate. Molto difficile che questo apparente “pugno di ferro” possa essere applicato e messo in atto nel nostro Paese, in una logica diffusa di comportamenti caritatevoli da parte della politica europea basata sull’aiuto, sul contributo, sulla beneficenza; e sulla sottomissione italiana. D’altra parte, se le navi non fossero autorizzate all’attracco, sparirebbero immediatamente aggravando la situazione a carico dell’Italia.

    Che fosse lapalissiano che le navi battenti bandiere straniere in attività nel Mediterraneo conducessero i “migranti” soccorsi esclusivamente nei Paesi a cui esse appartengono, lo avevo già scritto in questo blog uno o due anni fa. Finalmente c’è arrivata anche la politica italiana.
    Meglio tardi che mai…

    Tuttavia, nessuno si chiede perché i Paesi europei mostrino un atteggiamento (diciamo) benevole e falsamente caritatevole, piuttosto che compiere atti politici. La verità è che i Paesi europei sanno benissimo che il Regolamento di Dublino è evidentemente illegittimo e temono che qualcuno possa denunciarlo. I Paesi europei si sentono forti di quel Regolamento e sanno che uno statu quo li difende da qualsiasi invasione, come accade nei Paesi prossimi alle coste africane, come Italia e Grecia.

    Lo Stato italiano, piuttosto che chiedere “contributi” o limitarsi a dichiarare timidamente che le navi dovrebbero condurre i profughi soccorsi nei Paesi per i quali battono bandiera, dovrebbe sollevare un dibattito sulla legittimità dell’Atto compiuto a Dublino e successive modifiche e interpretazione a favore dei Paesi distanti dai flussi cosiddetti migratori. E’ tuttavia necessario che la nostra classe politica sia adeguata, ma nulla di nuovo c’è sotto il sole…

    Se la Merkel dice “aiuteremo l’Italia”, come del resto già dichiarato in passato, conta molto sui complessi di inadeguatezza del nostro Paese, piuttosto che temere che l’Italia sollevi una questione di legittimità.

    Rocco Turi, 30 giugno 2017 Budapest