• Senatrice, a vita?

    Nient’altro che bene può essere detto delle scelte di Giorgio Napolitano per i quattro nuovi senatori a vita, appena nominati; tralasciando il malcontento di chi al posto di musicisti, scienziati e architetti avrebbe preferito personalità importanti per la nostra vita politica nazionale – magari da anni fuori dal Parlamento, come Marco Pannella -; o di chi avrebbe ritenuto che i posti vacanti rimanessero tali, non foss’altro che per dare un segnale di austerità in tempi poco clementi verso gli stipendi dei parlamentari (oltre che per sfuggire i sospetti che i nuovi nominati abbiano il compito di fungere da puntello all’attuale governo in caso di emergenza).

    Eppure, qualche sensata perplessità è stata espressa anche da chi non si iscrive alle liste dei  fan radicali e dei tagliatori di seggi. In particolare, le perplessità (manifestate tra gli altri da editorialisti del Corriere) riguardano la scelta di Elena Cattaneo, rinomata neurobiologa: nata nel 1962 e quindi cinquantunenne: un’età quanto meno irrituale per un incarico che accompagnerà la scienziata per il resto della vita. La nomina di Cattaneo suggerisce l’immediata analogia con quella precedente di Rita Levi Montalcini, e insieme il tentativo di coprire una sorta di “quota rosa”, da assegnare in ogni caso a una personalità di sesso femminile anche quando il fattore anagrafico non deponesse a suo favore.

    Peraltro, il fatto che la neosenatrice sia stata in passato tra i promotori dei referendum abrogativi della legge 40 rischia di orientare il discorso pubblico sulla sua nomina su una china tanto prevedibile quanto parziale, sottolineando quelle che certuni amano chiamare “le battaglie in favore delle donne”.  Dimenticando che di donne schierate, nell’occasione di quella campagna, ce n’erano sia sul fronte referendario che su quello antireferendario: e benché il primo fosse più fittamente popolato di volti e nomi noti e popolari (come dimenticare Monica Bellucci nuda con il pancione sulle copertine dei rotocalchi?), dalla parte dei “pro life” non mancavano certamente presenze femminili con curricula di estrazione analoga non tanto a quella di Bellucci, quanto a quella  di Cattaneo. Docenti universitarie di diritto, di bioetica, di filosofia, di storia, di economia, medici e ricercatrici, visiting professors, familiari con atenei internazionali come Oxford e Cambridge; nomi che si tende a dimenticare, o a citare tacendo opportunamente del loro attivo coinvolgimento in battaglie impopolari. Verrà mai scelto tra questi il nome di una senatrice, a vita?