• #occupyspiagge

    Tutti al mare. Cioè, quasi tutti. Se il mare fosse quello del basso Lazio, se voi foste tra Gaeta e Sperlonga, se foste di passaggio per un’oretta, se voleste farvi anche solo un tuffo, scordatevelo. E non perché qualcuno ve lo proibisca: anzi, l’intero lungomare è aperto al turismo, la bellezza dei luoghi invita a fermarsi, le spiagge dove distendersi non mancano. O meglio, non mancano le spiagge in concessione: per quelle libere, o presunte tali, la storia cambia.

    Quasi tutto il litorale, che ufficialmente prevede tratti in concessione  e tratti liberi, in realtà è suddiviso tra i titolari di stabilimenti balneari, che pagano un regolare canone allo Stato, e i noleggiatori più o meno abusivi di ombrelloni e sdraio, che invece non pagano un bel niente, e che dovrebbero limitarsi a offrire un servizio su richiesta dei bagnanti. Le (poche) spiagge libere sono letteralmente preda di agguerriti squatters, che le presidiano sin dalle prime ore del mattino, affrettandosi a cospargerle di file di ombrelloni e lettini in attesa di clienti. Un’occupazione senza la dignità di quelle contrassegnate dagli hashtag sui social network, ma altrettanto virulenta, che lascia ben poco (o addirittura nessuno) spazio a chi non avesse intenzione di affittare una postazione, e preferisse buttare un asciugamano per terra. E per ovviare all’inconveniente di eventuali blitz da parte della Guardia di Finanza,  nulla di più facile che staccare qualche ricevuta, appoggiare sui lettini qualche asciugamano, appendere agli ombrelloni qualche borsone, per fingere che quelle lunghe file vuote in realtà vuote non siano, che ombrelloni e sdraio siano stati lì posizionati, in prima fila di fronte al mare, perché qualcuno li ha effettivamente affittati, già dalle sette del mattino, salvo abbandonare il proprio equipaggiamento per andare a zonzo tutto il giorno altrove.

    E qui si potrebbe dire: ma chi non va al mare, chi non è mai capitato tra Gaeta e Sperlonga, chi addirittura odia l’estate perché dovrebbe preoccuparsi di un simile malcostume? In effetti, il problema non sono i bagnanti delusi, ma l’abuso di un bene cosiddetto pubblico, ormai a tutti gli effetti privatizzato, alla faccia di una certa retorica da benpensanti. Il problema non è solo il mancato godimento da parte della famosa collettività (facendo finta che esista come tale), ma il mancato ricavo da parte dello Stato, che gelosamente (e nominalmente) si tiene i suoi chilometri e chilometri di coste, senza accorgersi che gliele sfilano di mano. Chi alza il sopracciglio solo a sentir parlare di vendita del patrimonio, specialmente se si tratta di  spiagge, dovrebbe fare un salto qui, tra Gaeta e Sperlonga, anche solo per un’oretta, anche solo per stendere un asciugamano dove gli pare e farsi un tuffo. Sempre se ci riesce.