• Le incertezze americane e l’Ucraina

    Le cronache sono ormai piene di articoli riguardanti incertezze e tentennamenti della politica estera USA. Purtroppo, a causa di crisi gravissime che si susseguono senza sosta in molte parti del mondo, gli esempi da citare non mancano di certo.
    Gli Stati Uniti non sono riusciti a esprimere posizioni chiare circa gli sconquassi continui nel mondo islamico. Si è partiti con le cosiddette “primavere arabe” seguite dal caso egiziano dove i militari, a dispetto dei dubbi di Casa Bianca e Dipartimento di Stato, hanno messo fuori legge la Fratellanza Musulmana.
    Il caos siriano è tutt’altro che concluso e s’intreccia con quello iraqeno dove l’ISIS ha conquistato vaste regioni a cavallo tra i due Paesi. Anche qui nessuna presa di posizione precisa. Unica traccia sicura è l’annuncio del ritiro anticipato delle truppe dall’Afghanistan.
    Inutile parlare della tragica situazione nella striscia di Gaza. In questo caso il Segretario di Stato si è addirittura concesso una gaffe madornale poi diffusa da tutti i media a livello globale. John Kerry non’era accorto di parlare a microfoni ancora aperti. In ogni caso permane pure in questo contesto il senso ben percepibile dell’affanno americano.
    Per finire – e cito solo le crisi più serie – nessuna presa di posizione decisa sulle conseguenze dell’espansionismo cinese in Estremo Oriente. La Cina ha provveduto a ritirare la piattaforma petrolifera piazzata al largo del Vietnam, ma non sembra davvero che la mossa sia dovuta a pressioni americane. Più probabile che abbia avuto un certo peso la forte reazione vietnamita.
    Il Giappone si sta in pratica muovendo da solo modificando la propria costituzione pacifista (scritta dagli americani nel 1945), potenziando le proprie forze armate e stringendo accordi di assistenza con le nazioni vicine che temono la RPC (Filippine, Taiwan, lo stesso Vietnam etc.).
    In un solo caso Barack Obama e la sua amministrazione mostrano un decisionismo che sorprende alla luce dei fatti dianzi citati. Quando si passa alla guerra in Ucraina e ai rapporti con la Federazione Russa, gli americani diventano improvvisamente durissimi imponendo a quest’ultima pesanti sanzioni.
    L’abbattimento dell’aereo civile malese ha rafforzato ancor più tale atteggiamento, con il Presidente americano che ha subito accusato della tragedia le milizie filorusse e, indirettamente, Putin in persona.
    Intendiamoci, allo stato dei fatti nessuno può escludere che siano stati davvero i filorussi a lanciare il missile. Tuttavia Obama ha fornito finora solo indizi e non prove certe, anche se gli USA dispongono, come tutti sanno, del sistema di spionaggio satellitare più vasto ed efficiente, in grado di controllare l’intero pianeta.
    Se ne deduce che, se le prove ci fossero, sarebbero già state rese pubbliche. Invece niente. Le accuse si basano per l’appunto su indizi ma, ciò nonostante, sono subito servite a varare nuove sanzioni ancor più dure.
    Lecito quindi chiedersi perché un Presidente che assomiglia tanto al proverbiale “sor tentenna” diventi all’istante durissimo e deciso quando ha a che fare con i russi. Qualcosa non quadra, almeno a mio avviso.
    Vorrei sbagliare, ma a volte ho l’impressione che l’attuale inquilino della Casa Bianca sia eterodiretto da forze che gli impongono di essere morbido in certi casi e inflessibile in altri. Resta il problema di capire quali siano tali forze, e ammetto di non saper rispondere al quesito.