• Guerre ideologiche e guerre di religione

    Si sta diffondendo, nell’opinione pubblica dei Paesi occidentali, un’inquietudine di fondo che viene percepita soltanto in modo confuso e parziale da governanti e élites al potere. Parlo dell’inquietudine che cresce di fronte a un’immigrazione debordante, la quale ha ormai assunto i tratti dell’invasione. E quest’ultima, giorno dopo giorno, s’identifica in misura crescente con la concezione islamica della società e dei valori. Una concezione che è – nei suoi tratti essenziali – antitetica alla nostra.
    L’invito, reiterato in continuazione, di Papa Francesco all’accoglienza totale e senza limiti preoccupa pure vasti settori del mondo cattolico, anche se non osano (per ora) venire allo scoperto in omaggio alla tradizionale obbedienza nei confronti delle affermazioni papali. E’ possibile che l’evidenza dei legami tra immigrazione e terrorismo modifichi tale quadro. Parlo del fatto che ormai gli inquirenti hanno le prove della presenza di fondamentalisti nei barconi che approdano sulle nostre coste, nonché di una vera e propria strategia volta a infiltrarli. Possibile ma non necessario, purtroppo.
    In un bel libro di Luciano Pellicani, “L’Occidente e i suoi nemici” (Rubbettino editore), troviamo molti spunti che aiutano a riflettere con maggiore cognizione di causa su quanto sta accadendo. L’autore nota – e non è certo il primo a farlo – che la crisi delle visioni messianiche della Storia come quella proposta dal marxismo ha lasciato un vuoto che il liberalismo non è stato in grado di colmare. La politica “escatologica”, sostiene l’autore, “è sfociata nel terrore permanente e nella istituzionalizzazione di un universo concentrazionario nel quale sono stati scaricati gli elementi corrotti e corruttori che inquinavano la società”.
    Lungi dal produrre il trionfo completo della liberaldemocrazia e la fine della Storia previsti da Francis Fukuyama, la crisi suddetta ha invece lasciato spazi enormi, anzi delle praterie, ad altre visioni messianiche, e nella fattispecie a quella islamica. A partire dalla rivoluzione khomeinista in Iran, è tutto un succedersi di proclami volti a diffondere nel mondo intero una Legge sacra, eterna e immutabile desunta in modo diretto da un testo sacro. Occorre annientare chi inquina la comunità dei credenti, la “Umma”, e quindi l’Occidente secolarizzato e diventato pagano. L’islam non conosce il relativismo, convinto com’è di possedere la Verità eterna e immutabile. Pur diviso, il mondo islamico concorda sui tratti di fondo di questa visione.
    I popoli musulmani, colonizzati e oppressi da un Occidente che ha sfruttato in pieno la sua superiorità scientifica e tecnologica, devono ora cercare la riscossa contro la Modernità combattendo gli ex colonizzatori entro i loro stessi confini, perseguendo tale obiettivo senza esitazioni di sorta. E sono tesi condivise anche da movimenti – in apparenza moderati – per i quali molti occidentali hanno spesso manifestato una certa simpatia: tipico il caso della Fratellanza Musulmana. Il senso di collera e di frustrazione è un detonatore molto potente, in grado di far esplodere le contraddizioni dell’Occidente trasferendo la lotta nei suoi stessi territori e approfittando della tolleranza e delle innumerevoli aperture che politici, religiosi e mass media occidentali offrono senza posa.
    Occorre a questo punto chiedersi se lo stesso Occidente – ammesso che qualcosa di simile esista davvero – è in grado di difendersi. Difficile, poiché abbiamo da un lato la proclamazione di un’identità forte e proclamata senza dubbi di sorta. Dall’altro un’identità che, ancor più che debole, sembra smarrita senza molte speranze di recupero. Non vale ribadire alcuni punti di forza quali la separazione tra religione e politica, tra Chiesa e Stato, la pari dignità di uomini e donne, la libertà di espressione e di dissenso, la possibilità di rimuovere politici non più graditi mediante libere competizioni elettorali. In altre parole, i tratti della “società aperta”.
    Sono, queste, caratteristiche di un mondo decadente. Ciò che in realtà conta è recuperare una purezza perduta, garantita da un testo sacro emanazione diretta della divinità. A chi non concorda è lasciata solo l’opportunità della conversione e, in mancanza di questa, l’annientamento individuale o collettivo (oppure entrambi). Il problema è che noi siamo totalmente estranei a questo modo di pensare, e ci riesce difficile trovare modi per difenderci. Anche perché, come si è accennato in precedenza, la strategia di infiltrazione ha avuto grande successo e ci ritroviamo gli adepti della purezza nel cortile di casa.