• Esistono leggi tipiche delle scienze sociali?

    Le scienze empirico-naturali mirano soprattutto a formulare leggi, e le spiegazioni che esse forniscono dipendono da queste. Pertanto, quando si parla di spiegazione “sociale” è opportuno esaminare il concetto di “legge sociale” (posto, ovviamente, che qualcosa di simile esista davvero). Dobbiamo insomma chiederci se leggi del genere siano reperibili in una forma comunque paragonabile alle leggi fisiche, e le risposte a questo riguardo sono tuttora oggetto di controversia.
    Ma qual è il significato dell’espressione “legge sociale”? Popper, convinto che il ruolo delle leggi sia essenzialmente lo stesso nella scienza naturale e in quella sociale, dà grande rilievo alla distinzione tra leggi scientifiche genuine della società e una sorta di pseudo-leggi, le “leggi storiche di successione”. Queste ultime enunciano presunti stadi di sviluppo successivi o della società nel suo insieme, o di particolari istituzioni (politiche, religiose, etc.). Gli stadi costituiscono a volte un modello di ricorrenza ciclica, a volte una tendenza in una direzione determinata, come nelle teorie di Marx, Comte e Spencer. Nella scienza naturale, sostiene Popper, non si danno leggi di successione di questo tipo. Nel mondo fisico si verificano certamente molte sequenze regolari di eventi che si possono predire: gli animali nascono, diventano adulti, invecchiano e muoiono; le stelle si evolvono secondo stadi prevedibili; la notte e il giorno si alternano sulla Terra e su altri pianeti. Ma nessuna sequenza del genere è regolata da una sola legge; essa dipende piuttosto da parecchie leggi e dal perdurare di condizioni appropriate (l’alternarsi del giorno e della notte sulla Terra dipende dalle leggi della gravitazione e della luce, e da proprietà specifiche della Terra e del nostro sole). Se tali condizioni cambiassero, cosa del tutto possibile, muterebbero anche le sequenze regolari (come spesso accade per le specie animali).
    Qualsiasi legge sociale e universale di successione che specifichi una tendenza crescente e irreversibile potrebbe essere confermabile, ma secondo l’epistemologo austriaco non esiste alcunché di simile. Le altre leggi sociali di successione, se riferite a una società particolare o alla “società” in generale, dovrebbero essere soggette alle restrizioni di Popper; ma se si riferiscono a tutte le società, dovrebbero avere forma universale ed essere, in linea di principio, confermabili mediante esempi. Ci si può allora domandare se la vita sociale sia riconducibile, in generale, a una descrizione in termini di leggi modellate su quelle della scienza naturale. Per ragioni teoriche e pratiche, la ricerca di leggi nella scienza sociale continua ovunque su larga scala e con impegno, pur sembrando – almeno finora – alquanto infruttuosa. Occorre pertanto valutare se ciò riflette un’impossibilità inerente alla vita sociale stessa.
    L’intero universo fisico è secondo i fisici dovunque, sempre ed essenzialmente lo stesso, nel senso che è costituito delle medesime (relativamente poche) particelle fondamentali governate dalle medesime (poche) specie di forza (elettromagnetica, gravitazionale e nucleare). Le leggi fisiche possono quindi avere un’applicazione molto ampia nello spazio e nel tempo, come avviene ad esempio per quella di gravitazione. Ma l’universo sociale è differente. Le forme sociali (come del resto quelle biologiche) sono limitate a particolari tempi e luoghi. Istituzioni quali i sindacati e i partiti politici si possono trovare soltanto nelle società moderne, le quali tuttavia non hanno istituzioni come gli oracoli, che fiorirono in culture più antiche. Ciò non esclude la possibilità di leggi – universali o statistiche – concernenti i sindacati, i partiti politici o gli oracoli, ma esse avrebbero comunque un’applicazione piuttosto limitata.
    Il problema generale da affrontare è il seguente: la scienza sociale è confinata a concetti aventi una rilevanza limitata, oppure l’universo sociale può essere legittimamente descritto mediante concetti che hanno un’applicazione inter-culturale? In altri termini, istituzioni localizzate come i sindacati o i partiti politici possono venir considerati esempi di fenomeni più vasti rintracciabili in ogni società? O possono venir trattati, in analogia con i fenomeni fisici e biologici, come se consistessero di un numero relativamente piccolo di “elementi” ricorrenti in tutte le specie di società? Alcuni autori hanno sollevato un’obiezione di principio a ogni tipo di concetti sociali inter-culturali, e quindi alle generalizzazioni inter-culturali.
    Peter Winch, ad esempio, è critico verso gli sforzi degli scienziati sociali di elaborare categorie inter-culturali. Così al sociologo ed economista italiano Vilfredo Pareto (1848-1923), uno dei suoi bersagli principali, egli rimprovera di considerare simili (facendoli rientrare nella stessa categoria) il battesimo cristiano e i riti pagani che includono l’aspersione di acqua lustrale. Le obiezioni di Winch sembrano escludere tutte le categorie sociali inter-culturali. Egli sostiene che trattare due oggetti come simili o come differenti dipende dall’adozione di criteri di somiglianza e di differenza. Come devono essere determinati tali criteri? Secondo Winch gli “oggetti” sociali dipendono per la loro esistenza dal “modo di vita” (inteso nel senso dato a tale termine dal secondo Wittgenstein) di una specifica comunità e dai suoi criteri di somiglianza e di differenza. Così i cristiani sono le persone più qualificate a stabilire quali azioni siano equivalenti al battesimo cristiano, e quindi quali azioni siano “simili” al battesimo. Di fatto – sostiene Winch – essi non possono considerare alcuna attività non cristiana come simile al battesimo cristiano, poiché nessuna di esse fa parte del modo di vita cristiano, e la natura di un fenomeno sociale deriva proprio dalla sua collocazione in uno specifico modo di vita.
    Si possono tuttavia rivolgere contro-obiezioni a tale ragionamento. E’ vero che il “battesimo” è un concetto religioso cristiano, e che la risposta alla domanda “x è da considerarsi battesimo?” dev’essere data alla luce di criteri religiosi cristiani. I riti lustrali pagani non sono il battesimo. Ma stabilire se appartengono allo stesso tipo di fenomeni del battesimo è un problema completamente diverso, al quale non si possono dare risposte assolute. Come correttamente Winch rileva, due oggetti non sono mai simili o differenti in sé; piuttosto, essi presentano di solito tanto somiglianze quanto differenze (una roccia e un tavolo sono diversi per aspetti evidenti, ma sono simili per il fatto di essere entrambi corpi materiali, cosicché la legge di gravitazione si applica ad entrambi).
    Il battesimo cristiano e gli altri riti lustrali sono ovviamente simili in quanto tutti sono riti religiosi che comportano l’uso dell’acqua a fini di purificazione simbolica. Se questa somiglianza sia significativa, come riteneva Pareto, è un altro problema, ma non v’è alcun motivo evidente per il quale nessuna somiglianza tra fenomeni sociali appartenenti a culture diverse possa mai essere rilevante. Non è forse significativo che la società italiana e la società indiana siano entrambe stratificate (fondate sulla diseguaglianza)? Se la comparazione che Pareto compie tra le differenze di classe in Europa e le differenze di casta in India è illegittima a priori, non potremmo nemmeno dire questo. Certi sociologi ritengono infatti che tutte le società siano stratificate (legge universale). L’argomentazione di Winch conduce tuttavia al risultato, considerato assurdo da molti, che questa legge non è falsa, ma addirittura priva di senso.
    Si può allora rovesciare il ragionamento di Winch. Egli sottolinea che gli scienziati sociali devono essere in grado di identificare il comportamento in quanto sociale, cioè come parte del modo di vita condiviso da un gruppo umano, che dipende a sua volta da concetti e significati condivisi dal gruppo. Ma dire di due tratti di comportamento presenti in gruppi diversi che entrambi sono “sociali”, implica che i gruppi sono simili in quanto manifestano le caratteristiche della vita sociale umana. I concetti di “sociale” e di “società”, se esiste più di una società, sono necessariamente inter-culturali. Nell’esaminare una società estranea, il ricercatore necessariamente riconosce una qualche somiglianza con la propria società, e quindi può, in linea di principio, categorizzare come simili i fenomeni in esse presenti.