• Elezioni inutili?

    L’incredibile risultato delle ultime elezioni italiane sembra fatto apposta per rinfocolare i dubbi dei detrattori della democrazia liberale e dei suoi criteri rappresentativi. Avevano dunque ragione coloro che, diffidando del voto, preferivano un ulteriore periodo di “democrazia sospesa”, con un Parlamento abbondantemente scaduto? Oppure hanno ragione quelli che invitano comunque ad accettare il risultato dal momento che la maggioranza – ma quale, in questa situazione? – ha sempre ragione?
    Si rammenterà che dubbi di questo tipo proliferavano già ai tempi non lontani della Brexit, anche se in quel caso l’evento era, a torto, percepito più distante. Ora, invece, la visualizzazione colorata degli schieramenti in Parlamento usciti dalle urne ci dà un senso d’angoscia, dal momento che non si capisce come una maggioranza plausibile possa emergere da un tale guazzabuglio.
    Eppure si tratta di elezioni regolarissime, in pratica perfette dal punto di vista democratico. Qualcuno comincia già a dire che, in fondo, il caos è dovuto soltanto all’inadeguatezza del sistema elettorale e dall’incapacità delle forze politiche di accordarsi su una proposta da tutti condivisa. Ma è davvero così?
    In realtà il responso delle urne ci fornisce l’immagine di un Paese da un lato diviso, e dall’altro infantile. Diviso perché mai come in questo caso si è visto che Nord e Sud sono su sponde opposte. Infantile perché mai come in questo caso l’elettorato si è fatto catturare dalla demagogia più pura. Vale a dire da proposte in primo luogo irrealizzabili, e in secondo luogo tali da affondare l’economia nazionale qualora – per mera ipotesi – venissero messe in pratica.
    E, purtroppo, mai come in questo caso si è constatato che per milioni e milioni di elettori la Rete e il mondo sono la stessa cosa. Dal punto di vista filosofico abbiamo verificato che per la stragrande maggioranza dei cittadini i due termini – Rete e mondo – e le entità cui essi si riferiscono vengono identificati, dal che si potrebbe arguire che noi tutti viviamo all’interno di una realtà virtuale proprio come accade in “Matrix”.
    Tempo fa, in un articolo apparso sul “Corriere della Sera”, Ernesto Galli della Loggia ha notato che la maggioranza di coloro che oggi si occupano sì di politica non capiscono cosa essa sia e come funziona, essendo il talk show televisivo e la moltitudine di blog presenti in Internet gli unici strumenti che davvero comprendono.
    Anche qui, qualcuno replicherà che si tratta di un inevitabile “segno dei tempi”, assimilato dai giovani e in attesa di accettazione da parte dei più anziani. Eppure una profonda inquietudine permane, poiché la complessità della politica è qualcosa che a tanti sfugge del tutto, non avendo più alle spalle una vera cultura politica radicata in una tradizione qualsiasi.