• Il caso Greta Thunberg

    Viviamo in un’epoca di social network e di fenomeni mediatici, e non occorre quindi meravigliarsi se a volte la realtà rischia di essere oscurata dai fenomeni suddetti. E’ inoltre evidente che sui social network si abbattono spesso ondate emotive che risultano irrefrenabili, al punto che è difficile per tutti resistere alla loro potenza.
    Tali riflessioni sorgono spontanee – almeno al sottoscritto – quando si parla del caso di Greta Thunberg, la sedicenne attivista svedese che sta spopolando sui mass media e viene ricevuta in pompa magna da Papi, Presidenti e potenti vari.
    Senza dubbio l’ambientalismo è una cosa seria e a esso vanno riconosciuti meriti enormi. In particolare quello di aver stimolato la riflessione sull’ambiente naturale che ci circonda e la sensibilità ai problemi creati dal progresso scientifico e tecnologico che ha rivoluzionato le nostre vite nel corso degli ultimi secoli.
    Come tutti gli “ismi”, tuttavia, anche questo può facilmente prendere pieghe demagogiche se l’emotività sostituisce il raziocinio, e se le emozioni prevalgono in modo troppo netto sulla logica. Soprattutto se si sposa in pieno, senza un minimo di ragionamento, la tesi adesso prevalente secondo cui i mutamenti climatici sono “totalmente” addebitabili a noi.
    Tale tesi viene ormai data come scontata (e scientificamente dimostrata) senza tener conto delle flebili obiezioni che una minoranza osa ancora rivolgerle. Giacché è noto che la Terra è periodicamente soggetta a mutamenti climatici. Alcuni di piccola portata, altri invece di grande rilevanza. E questi ultimi – per esempio glaciazioni o epoche assai calde – sono avvenuti anche in tempi relativamente recenti.
    Ciò significa che la realtà naturale, che non va mai confusa con quella linguistica e sociale propria degli esseri umani, segue logiche che non sono da noi determinate. Non è una realtà prodotta da noi e non è neppure prevedibile in modo completo, come dimostra l’impossibilità di predire terremoti ed eruzioni vulcaniche. O, ancor meglio, la realtà naturale non segue logiche di alcun tipo, tranne quelle che noi le imponiamo con i nostri schemi concettuali.
    Strano a dirsi, ma pare proprio che l’ambientalismo estremo creda invece all’idea che gli esseri umani riescano a controllare totalmente la realtà naturale, al punto da poter invertire il corso degli eventi. E questo rammenta da vicino tesi di Karl Marx e di molti marxisti che ne hanno seguito la lezione.
    Dunque un po’ di prudenza non guasterebbe, evitando di adottare in modo acritico delle tesi soltanto perché prevalgono a livello di mass media. Inoltre, anche se la competenza non è oggi un valore apprezzato, mentre spopolano ovunque incompetenza e pressappochismo, ci si può chiedere quali siano per l’appunto le competenze in materia di un’attivista di 16 anni. A costo di essere impopolare, credo che simili quesiti vadano posti.