• Brexit e democrazia

    Desta parecchie perplessità il coro, pressoché unanime, di riprovazioni per l’esito del referendum sulla UE nel Regno Unito. In testa – come sempre – i social networks. Da qualche parte mi è pure capitato di leggere che la colpa di quanto è accaduto ricade sulle spalle dei “fascisti inglesi” (addirittura).
    Eppure tutti sapevano che l’insofferenza nei confronti del mastodonte algido e vorace in cui l’Unione Europea si è trasformata con il trascorrere del tempo era fortissima, praticamente in ogni Paese membro. E ben pochi resistevano alla tentazione di esprimere dubbi sulla scarsa chiarezza dei processi decisionali all’interno dell’Unione, sulla pletoricità di una burocrazia rinchiusa in se stessa, sull’eccessiva attenzione ai dettagli insignificanti e la parallela incapacità di affrontare i problemi davvero cruciali.
    Se si vuol capire perché la rivolta “dal basso” ha cominciato a produrre frutti con la Brexit, basta rileggere una stupefacente intervista che Mario Monti ha rilasciato sabato 18 giugno, riportata su “La Stampa” e altri quotidiani. Chiarissima la tesi di fondo dell’ex primo ministro italiano: “Cameron ha abusato della democrazia”.
    Sul fatto che il premier inglese (ora dimissionario) abbia commesso un grave errore di valutazione non sussistono dubbi. Lo dimostra il risultato che è l’opposto di ciò che egli auspicava. Tuttavia, in politica errori di questo tipo sono frequenti, anche perché i politici – come tutti gli esseri umani – sono fallibili e non possiedono il dono della preveggenza.
    Tuttavia il punto è un altro. L’accusa dell’ex rettore della Bocconi ed ex commissario europeo è di tipo “filosofico” (nel senso di filosofia politica) giacché, a suo avviso, in alcune situazioni è preferibile non consentire ai cittadini di esprimere la loro opinione con il voto. E’ il caso dei trattati internazionali, circa i quali Monti dice: “Sono contento che la nostra Costituzione non preveda la consultazione popolare per la ratifica dei Trattati internazionali”.
    Non ci si deve stupire più tanto poiché l’ex premier è una tipica espressione dello “spirito” dell’attuale UE, al cui interno ha lavorato a lungo arrivando ai vertici. E i maligni hanno sempre sospettato che proprio questo fosse il motivo della sua improvvisa chiamata a Palazzo Chigi, senza passare attraverso la verifica del voto.
    Ma il suddetto voto è davvero così inutile? Leggendo le sue parole parrebbe di sì, almeno in certi ambiti come quello, dianzi citato, dei trattati internazionali. Si tratta di contesti che, secondo la mentalità montiana, sono troppo difficili e complessi, e non vanno quindi sottoposti all’incognita della consultazione popolare.
    Per farla breve, tali contesti sono competenza esclusiva di circoli ristretti di tecnocrati, di élites illuminate che decidono al posto del popolo “sapendo” qual è il suo bene. Dando ovviamente per scontato che la massa della popolazione non sia in grado di discernere il bene dal male e abbia quindi bisogno di essere guidata con pazienza da persone più intelligenti e sapienti della media. Del resto Monti lo aveva già detto quando era primo ministro, facendo notare che la sua opera di governo aveva un intento “pedagogico” (quello di educare le masse?).
    Ovviamente non si tratta di idee nuove. Da Platone in avanti sono stati moltissimi i filosofi e gli scienziati della politica che hanno difeso tesi simili, invocando l’autorità dei saggi e denigrando il giudizio dell’uomo comune. E tali tesi – bisogna riconoscerlo – presentano anche lati interessanti.
    In questo caso, però, occorre tener conto che, come si diceva all’inizio, l’insofferenza nei confronti dell’Unione ha motivi validissimi. E che, inoltre, offrire ai cittadini l’opportunità di esprimersi e di decidere a maggioranza è – checché Monti ne pensi – un grande esercizio di democrazia.