• Accoglienza senza limiti e terrorismo

    Mai come in questo momento si ha la conferma che, in materia di immigrazione, la ragione sta dalla parte dei dubbiosi e degli scettici. L’ultima strage del terrorismo islamico ci dice che il pericolo è addirittura aumentato, e che – con buona pace dei buonisti dominanti nei mass media – dobbiamo attenderci una recrudescenza del fenomeno.
    I visitatori del mercatino di Natale a Berlino falciati dal Tir, il povero autista polacco massacrato dagli islamisti nonostante le sue dimensioni corporee (pare fosse un gigante), sono lì a testimoniare che da loro non possiamo attenderci alcuna pietà. Anche se molti quotidiani e blog sembrano disposti a manifestare più comprensione per le motivazioni dei terroristi di quanta ne riservino alle vittime.
    Ed è, questo, un fatto che non cessa di sorprendere. Soprattutto a sinistra, subito dopo la notizia del tragico evento, abbiamo avuto una serie di contorcimenti intesi a dimostrare che non di terrorismo islamico si trattava, bensì del solito atto di un folle. Di qui i sospiri di sollievo al rilascio del pakistano arrestato in un primo momento.
    Salvo poi assistere a una serie di imbarazzati retromarcia quando, puntualissima, è giunta la rivendicazione ufficiale dell’Isis. Ed era ovvio che arrivasse, poiché quello è proprio il loro stile. La strage di Nizza purtroppo non ha insegnato alcunché, e continuiamo a baloccarci con analisi assurde, del tutto slegate dalla realtà concreta.
    Sempre a sinistra si manifesta una schizofrenia che risulta sempre meno comprensibile. Da un lato si ammira Putin per il suo atteggiamento fermo in Siria e per il coraggio dimostrato impegnandosi militarmente contro gli islamisti. Dall’altro lo si critica con asprezza per Aleppo, scordando che in guerra occorre perseguire gli obiettivi primari a qualsiasi costo. Se si vuole vincere, ovviamente.
    Il fatto è che in Italia, e in gran parte del mondo occidentale in genere, questa volontà di vincere è assente. Ricorrono parole come “inclusione” e “accoglienza senza limiti”, così di moda nell’era di Obama e di Hillary Clinton, e poi ingigantite dalle continue esternazioni di Papa Bergoglio. E’ un atteggiamento che ha condotto all’attuale disastro, e si ha spesso l’impressione che l’ostilità nei confronti di Trump si basi soprattutto sulla paura di venire smentiti, di dover ammettere che la politica adottata finora è errata.
    La conferma che l’accoglienza illimitata ha favorito la presenza di mostri nelle strade delle nostre città si sta diffondendo. E, forse, i leader politici che l’hanno caldeggiata dovrebbero ora riflettere e ascoltare maggiormente l’opinione pubblica, che quasi mai si riconosce in giornali e blog che continuano a sostenerla. Ma non succede, come lasciano intendere le dichiarazioni post-strage di Angela Merkel.
    Sullo sfondo incombe ancora una volta la vera domanda che occorre porsi, e alla quale è necessario rispondere con riflessioni non superficiali o legate alle parole d’ordine che oggi vanno di moda. La domanda riguarda la compatibilità dei valori della “società aperta” con la mentalità islamica in quanto tale, prescindendo dalla distinzione di comodo tra “radicali” e “moderati”. Chi si ostina a evocare la xenofobia quando si parla di questi argomenti dimostra di vivere in una realtà diversa da quella che, purtroppo, tutti condividiamo.