• Von der Leyden & Lagarde

    La Commissione Europea e la Banca Centrale Europea

    Il Governo e l’Economia: Governare i processi e Controllare la moneta

     

    Salgono sulla scena dell’Unione Europea due donne che metteranno in movimento una grande trasformazione: perché hanno alle spalle una enorme capacità di lavoro e la scommessa che, con le loro capacità, potranno rimettere nei binari la grande madre: l’Europa dei padri, che hanno allargato il processo dopo la ricostruzione della guerra e la creazione di una unione comune; la base dalla quale potrebbero davvero espandersi nella moltitudine degli Stati e progettare, con la forza di un governo comune, lo stretto sentiero che si propone alla scoperta delle terre incognite, grazie alla Banca Centrale Europea. La Banca che guida l’euro. Mentre la Commissione Europea deve governare la politica e la trasformazione delle istituzioni democratiche, cercando una grande convergenza ed una contrazione progressiva delle divergenze che si sono dilatate dal 2008 al 2020.

    Una donna tedesca, Von der Leyden, ed una donna francese, Christine Lagarde.

    E proprio questa donna, avvocato, ma anche attenta alle relazioni con gli altri ed alla capacità di allargare i gruppi con le persone con cui ha lavorato, ha avuto accesso nei grandi studi legali degli Stati Uniti nella sua prima stagione, e poi nel Fondo Monetario Internazionale. Ed ora nella successione, rispetto a Mario Draghi che ha chiuso il suo mandato in pieno, ed ha creato un percorso sul quale, alla fine del 2019, comincerà Christine Lagarde, affacciandosi anche lei sulle terre incognite che si prospettano nel futuro prossimo.

    Gli Stati Uniti, dal 2008, avevano trasferito in Europa una seconda crisi rispetto a quella degli anni trenta. Oggi la scena globale è confusa tra gli Stati Uniti, la Cina e L’Unione Europea. E proprio dal 2008, e particolarmente in Italia, siamo caduti alla fine degli sviluppi dalla seconda metà del 2017, con il crollo del 2018 ed una ulteriore incertezza crescente del 2019. La fine del secondo decennio, rispetto alla nascita dell’euro, deve ora riordinare le divergenze dell’Unione Europea ed è assolutamente necessario ricondurre alla convergenza il sistema complessivo dell’Europa.

    Caduti noi italiani dal 2008 dopo la crisi americana, non siamo nemmeno ancora tornati al livello del 2007/2008. Caduti due volte più in basso la ripresa ci ha stroncato, ancora una volta, nel 2018/2019. Ora, dopo la ricaduta del 2018 e del secondo semestre del 2019, bisogna assolutamente riprendere la crescita e lo sviluppo economico: con una sorta di new deal che possa trasformarsi in un nuovo futuro possibile. Oggi nel mondo le interconnessioni tecnologiche, finanziarie, commerciali sono così potenti che solo gli Stati più grandi riescono a essere indipendenti e sovrani al tempo stesso, e forse neppure interamente. Infrastrutture di trasporto e logistica, investimenti reali e risorse finanziarie, strategie per la crescita economica ed allargare lo sviluppo.

    La tecnologia si articola nello sforzo del Logos e si conclude grazie alla competizione, alla cultura ed alla conoscenza.

    I problemi del futuro prossimo sono le proiezioni di Mario Draghi dopo il nuovo Parlamento Europeo ed un orizzonte corto verso la Germania tra il 2019 e il 2020. Anche per questo bisogna avanzare verso “terre incognite”: mantenendo il progetto di una Europa che possa tornare a nuove convergenze: politiche ed economiche. Purtroppo la maggior parte degli altri Stati nazionali, anche tra i paesi europei, indipendenza e sovranità non coincidono.“Ma l’unione europea è stata un successo politico costruito all’interno dell’ordine internazionale emerso alla fine della seconda guerra mondiale. Dei valori di libertà, pace, prosperità, su cui quest’ordine si fondava, l’Unione europea è stata l’interprete fedele … Occorre sentire, prima di tutto, poi agire e spiegare. Quindi, unità, equità e soprattutto un metodo di far politica in Europa”. Questa è la opzione di Draghi.

    E Mario Draghi, in questo anno, e negli altri che ci saranno, il 2021, ha impostato tre questioni: la struttura governata dai tassi bassi e dallo scatto della crescita; una inflazione modesta, che dovrebbe allargare un progetto tendenziale;  aumentare la portata della politica monetaria già accomodante.

    Su questo profilo Draghi aveva impostato la necessità delle terre incognite. Christine Lagarde continuerà la spinta di Draghi e, proprio perché viene da una grande esperienza, avrà certamente capito che la rete dell’Europa deve convergere e lasciare chiudere la sua presenza finanziaria, bancaria e apertamente relazionale. Mentre avrà di fronte uno specchio che, giorno dopo giorno, potrà chiudere il cerchio con la signora Von der Leyden.

    Creando un centro franco tedesco che forse dovrebbe affiancarsi con la Spagna. Peccato che per ora l’Italia sia rimasta ai margini della Unione Europea.

     

     

    Napoli, 15 luglio 2019