• L’Europa cerca la sua strategia! L’Italia è sprofondata in una recessione

    Cerchiamo di costruire una catena.

    Il Nord ed il Sud dell’Italia che si collegano con una nuova Unione Europea

     

    Il Parlamento Europeo ha iniziato un percorso verso una nuova strategia sociale, economica, finanziaria e una struttura istituzionale meno barocca. L’Italia ha due anni di problemi alle spalle, molto pericolosi. Ma ha anche un ulteriore e più enorme problema: la circostanza che, quando la crisi internazionale delle banche americane nel 2008, è iniziata una divaricazione tra il Nord ed il Sud del nostro paese.

    Il Mezzogiorno si è progressivamente degradato da solo. Considerando il nocciolo duro dell’Italia si è assestata una terna importante: la Lombardia, le Venezie, l’Emilia Romagna.

    A questo nocciolo si affiancano il Piemonte e la Liguria, il centro Italia, Roma Capitale ed il Lazio, la Sicilia e la Sardegna. Anche l’Italia è appesantita da una burocrazia problematica e, in crescendo, dal Mezzogiorno al resto dell’Italia, si è progressivamente creata una divergenza: il sud si disintegrava progressivamente mentre Milano cresceva verso una sorta di ecosistema locale, che si allarga su se stesso e raccoglie crescita e sviluppo. Dal 2008 ad oggi Milano è, e sarà ancora un motore eccellente per l’Italia, ma anche una metropoli che si allineerà al nocciolo duro della nuova Unione Europea.

    Quindi, se vogliamo ricomporre il nostro paese, ci serve una doppia azione: chiudere le divergenze del Mezzogiorno, rispetto al Centro Nord; aprire una relazione che possa includere in una unica convergenza una ricomposizione dell’Italia intera.

    Se Milano e la sua triade sono capaci, e lo sono da tempo, serve un contrappeso. Il Mezzogiorno deve riordinare molti problemi, che si segmentano tra loro, invece di collegare, come una metropoli che si allarga in se stessa e per crescere, per chiudere quattro regioni  Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.

    Un struttura che sia capace di un mercato con quasi venti milioni di persone. Ma anche una apertura verso il Mediterraneo, verso l’Africa e verso l’orizzonte di levante per l’insieme delle Nazioni asiatiche.

     Se vogliamo essere ancora una Nazione adeguata all’Europa ci servono sia Milano, che il resto del Centro Nord, ed anche il Mezzogiorno: per aprire porte e nuove collegamenti tra tirreno e adriatico; per allargare gli orizzonti asiatici ed africani. Ovviamente non si può immaginare un Mezzogiorno che si allontana dall’Europa. Il problema è invece creare una convergenza compatta per l’Italia intera.

    Dal 2014 al 2017 abbiamo camminato su un sentiero stretto ma praticabile. Dal 2018 e alla metà del 2019 siamo caduti in una recessione pesante e pericolosa. Bisogna individuare il futuro prossimo di questo nuovo salto economico. Ci sono cinque strade da percorrere per avviarci in Europa.

    Dal 2010 al 2018 si notano crescita, produttività, disoccupazione, debito pubblico e deficit pubblico. La Spagna è sulla soglia della crescita al 2,1%. Seguono, Ue, Francia, UK, Germania ed Italia, 0,1, (la peggiore). La Spagna ha una produttività al 106,6%, seguono UE, UK,Germania, Francia, Italia, sotto il 100 al 98,4, (la peggiore). Il tasso di  disoccupazione è la Spagna, 13,5%. Seguono Italia, Francia, , UE, UK, Germania (la migliore). L’Italia ha il debito pubblico a 133,7, (la peggiore). Francia, Spagna UK. UE, Germania 58,4, (la migliore).  La Germania ha il deficit pubblico a 1,0, (la migliore), UE, UK, Spagna, Italia, Francia.

     Tra il 2018, ed il secondo semestre del 2019, il Mezzogiorno ed il resto dell’Italia devono riprendere quota ma il Governo italiano e la sua politica economica, che dovrebbe essere ancora una volta un sentiero stretto, sembra ancora troppo fragile.

    Bisogna ridurre questa fragilità. Ci serve una collaborazione nella quale si debba riprendere un complesso di agenti: imprenditori, sindacati, manager, lavoratori dipendenti e nuovi lavori.

    E ovviamente ministri ed organi degli apparati statali.

    Siamo di fronte a terre incognite per il nostro futuro.

    Insomma è necessario recuperare il meglio di quello che abbiamo alle spalle e abbandonare progetti e comportamenti, che non servono e non possono più servire. Dobbiamo riportare l’Italia nel centro dell’Unione Europea e guidare le politiche necessarie: i verdi, i socialisti, i cattolici. Dal 2020 al 2027 si apre un nuovo terreno e le terre incognite saranno, speriamo, coltivate adeguatamente.

     

    Massimo Lo Cicero; Napoli, 28 maggio 2019

     

     

    Il testo di questo post è collegato Lunedì al Corriere del Mezzogiorno il 28 maggio 2019, che lo ha collocato nella pagina VI dei commenti 

     

    Link Utili

     

    Il mercato del lavoro 2018, verso una lettura integrata

    https://www.istat.it/it/files/2019/02/Mercato-del-lavoro-2018.pdf 

     

    IL MERCATO DEL LAVORO

    Il 2018, complessivamente, si caratterizza per un nuovo aumento dell’occupazione – sia nei valori assoluti sia nel tasso – che coinvolge anche i giovani di 15-34 anni. Inoltre, al calo della disoccupazione si associa la diminuzione del numero di inattivi.

    IV trimestre 2018, IL MERCATO DEL LAVORO

    https://www.istat.it/it/files//2019/03/Mercato-del-lavoro-IV-trim-2018.pdf