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    Il problema del Mezzogiorno e la decadenza dell’Italia

     

    La “grande frenata” del Mezzogiorno, dice la Svimez, si espande di anno in anno, dal 2018 a quello del 2019. Una parabola discendente, che ha spinto economia e politica e si allarga, rispetto alla capacità di creare nella politica e nel Governo in carica, un degrado dei processi avviati nel 2018. Mentre la necessità di ottenere processi economici e finanziari, da parte degli imprenditori e dei lavoratori, si contrae pericolosamente.

    Siamo di fronte ad un doppio punto di caduta: dalla società e dalle organizzazioni, che si preoccupano, mentre sia il Governo che la politica non riescono a concludere niente altro che progetti improbabili . Una incertezza nella dinamica economica, al Sud ed al Nord, diventa, in questo modo, una nebbia che si allarga in un quadrilatero: organizzazioni ed imprenditori molto preoccupati a fianco di un Governo, e di una politica, inconsistenti.

    Il Sud ormai si muove in discesa ma il Nord non si muove in salita, si ferma ed aspetta che si diradi la nebbia dell’incertezza. Napoli dovrebbe, ed in altre circostanze potrebbe anche essere, la potenziale capitale della più grande città metropolitana per il sud. Purtroppo la città metropolitana è troppo densa demograficamente ed è frantumata nei comportamenti di una larga platea: troppo poco capace di creare progetti e progressi innovativi. In questa frantumazione emergono anche sistemi imprenditoriali, strumenti di un turismo di qualità, una ripresa dei beni culturali e sistemi di ricerca innovativa.

    Difficile combinare problemi eterogenei ed antichi: il Sud e Napoli avrebbero dovuto essere forze cooperative tra loro. Esistono risorse umane che cercano, ma non bastano, per avviare strade nuove e sostenibili. Altre capacità, di livelli dispersi o di malagestio, a volte arrivano ad una soglia di sostenibilità.

    Ma in questo modo lo sviluppo non si incrocia con la sostenibilità ed affonda nella segmentazione e negli attriti rispetto agli squilibri che si sono cristallizzati. Uno studio di Openpolis ha individuato lo scarto dal divario tra Nord e Sud nel 2018. La media (il 65%) si trova dal Lazio a Bolzano. Al di sotto della media il Mezzogiorno è compatto, arriva dal 62% al 44% dall’Abruzzo alla Sicilia. Ma esiste una ulteriore media parallela (il 36%)  per l’occupazione giovanile, che si concentra fino all’Abruzzo ed al Lazio; dalla Sardegna alla Sicilia il blocco delle regioni compatte si ripropone dal 31% al 22 %.

    La divergenza tra Nord e Sud è netta: il divario tra Nord e Sud parte dal 79% (Bolzano) e si chiude sulla media del Lazio. I giovani occupati si concentrano a Nord mentre l’occupazione giovanile è molto inferiore a quella del Sud.

    La sensazione geopolitica della Campania è duale: una grande metropoli, la terza d’Italia, che viene compressa in oltre tre milioni di persone nel cuore della Regione. Si riesce, tra pubblico e privato, di collegare tra loro i gruppi sociali e la mancata sensibilità di costruire una serie di insiemi consolidati tra loro?

    Un insieme di attori, singolarmente chiusi in se stessi, non riuscirebbe a presentare i risultati per allargare i ricavi complessivi e generare crescita e sviluppo.

    D’altra parte le difficoltà, e le mancate opportunità inutilizzate negli anni, dal 1992 al 2019, hanno ritardato sia la crescita che lo sviluppo. Campania, Puglia,  Calabria e Basilicata, hanno subito rallentamenti di fronte al 2008 mentre la ripresa si era concentrata verso il Nord ed il Centro dell’Italia.

    La Campania, ed il Sud, non riusciranno a rimontare forse solo lo stallo della recessione nel 2022. Il Mezzogiorno tornerà probabilmente verso il 2022 e, con la stabilizzazione dei prossimi anni – come valutano il FMI, la BCE e l’OCSE – il profilo della crescita e dello sviluppo sarà piuttosto contenuto, non brillante ma neanche preoccupante.

    I punti da valutare sono tre: la Napoli metropolitana, la struttura regionale della Campania, la frastagliata diramazione delle altre tre regioni del Mediterraneo. Si può immaginare una strategia di questo genere valutando le luci e le ombre della incertezza, che impedisce all’Italia di riprendere se stessa e di riordinare e recuperare la divaricazione tra Nord e Sud?

    In un momento di crisi politica si avvicinano le cause prossime del declino italiano, nonostante Milano si ritenga il centro nodale del sistema. Dal 2019 bisognerà cercare una strada che sia possibile percorrere, aiutati dal successo di una nuova stagione in Europa. E’ importante il tentativo di recuperare, tra Nord e Sud, la chiusura del declino che dal 1992 al 2019 è stata una catastrofe progressiva: intervenendo dal 2012 al 2017 in una  caduta del 2018 pericolosa. Sarà difficile uscire dal 2019?

     

    Massimo Lo Cicero, 29 aprile 2019.

     

    LINK UTILI

     

    Istat, STIMA PRELIMINARE DEL PIL, Nel primo trimestre del 2019 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,1% in termini tendenziali.

    All’inizio del 2019 l’economia italiana ha segnato un moderato recupero che ha interrotto la debole discesa dell’attività registrata nei due trimestri precedenti. Nel complesso, l’ultimo anno si è caratterizzato come una fase di sostanziale ristagno del Pil, il cui livello risulta essere nel primo trimestre del 2019 pressoché invariato rispetto a quello di inizio del 2018. Questa stima preliminare ha, come di consueto, natura provvisoria e si basa su una valutazione dal lato dell’offerta che indica un netto recupero dell’attività industriale e contributi positivi sia del settore agricolo, sia dell’insieme del terziario.

    https://www.istat.it/it/files//2019/04/FLASH_19q1f.pdf

     

    Istat: On line la Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana del mese di aprile 2019.

    Nota Mensile, Numero 4, 2019.

    https://www.istat.it/it/files//2019/05/notamensile_apr_final.pdf