• Italia nella stagnazione?

    Divergenza e Convergenza tra Sud e Nord; Il 2017 ha spezzato il secondo semestre ed il 2018 è in caduta libera. Recuperiamo il 2019?

     

    La dinamica economica dell’Italia, dal 2014 al 2019, è stata affannata e divaricata, con una successione di molti governi del partito democratico ma, nel 2018, è apparsa sulla scena una nuova struttura politica condivisa tra la Lega ed il Movimento 5 Stelle. Da aprile in poi, e fino al gennaio del 2019, l’assestamento del nuovo Governo appare ancora indeciso.

    Da una parte i Cinque Stelle si sono organizzati nel Mezzogiorno e cercano di allargare sia la crescita della povertà che quella dei disoccupati. Uno sforzo notevole di riorganizzazione sociale ed economica ma anche un problema finanziario, capace di creare welfare, che certamente non potrà arrivare ad un solitario progetto di crescita per la debole forza della società meridionale. Dall’altra parte la Lega si assesta nella pianura padana: Lombardia, Piemonte, le Venezie ed il Trentino. Questo compatto territorio, economico e sociale, si muove per allargare nuovi progetti imprenditoriali ed una capacità di creare progetti infrastrutturali. Ricordando i treni e le bonifiche agrarie di Cavour, oggi sono i politici che si impegnano nel Nord per migliorare il mercato, le infrastrutture future e la voglia di adeguare la società settentrionale allo standard dell’Unione Europea.

    Nel trapasso tra un 2018, nel quale il Partito Democratico è finito alla opposizione, la dinamica economica dell’Italia ha cambiato volto. Dopo una curva piatta verso lo zero il 2014 è scattato verso il secondo semestre del 2017, con un crescendo che lo ha portato quasi al 2% del prodotto interno lordo. Dal 2017 in poi si assiste ad una caduta progressiva, che si chiuderà con il quarto trimestre del 2018 e, certamente, avrà una deriva decrescente ma, potrebbero, o dovrebbero, riprendere la corsa della crescita i corpi sociali: imprenditori, sindacati, artigiani, professionisti ed innovatori, sui temi dei progetti collegati alle università ed alle trasformazioni dei mercati contemporanei e della finanza.

    Un dato importante, che Istat ha proposto alla fine del 2018, è quello della produzione industriale, che è collegato con la crescita del prodotto interno lordo. A partire dal 2015, infatti, la produzione industriale è cresciuta fino al 2016, ha subito un colpo nei due trimestri del 2017, ed ha iniziato un processo negativo fino alla conclusione del 2018. E’ abbastanza evidente che la produzione industriale italiana, e quella delle altre nazioni europee, hanno accusato questi livelli di stagnazione, forse qualcuno parla anche eccessivamente di recessione. Il problema è la nuova geopolitica del mercato mondiale che non ha trovato ancora connessioni adeguate tra Usa e Ue, tra la Russia e le altre grandi aree emergenti del sistema.

    In Italia, nel 2017 e nel 2018, abbiamo un processo di stagnazione, nella produzione industriale, che si è formato in un canale che sale e scende con minimi scarti congiunturali. Questo processo congiunturale, che dovremo in qualche modo allargare nel 2019, anche per i nuovi progetti del Parlamento Europeo in primavera, deve continuare per le questioni geopolitiche fino al 2020. Quando davvero si dovrà trovare una assestamento nuovo della economia e della politica europea, e dei suoi collegamenti con altre Nazioni.

    Il nostro problema italiano, tuttavia, è una difficile politica economica proprio nel trapasso tra 2019 e 2020. Ci sono tre scogli complicati: nella politica, nel rapporto tra il nord ed il sud dell’Italia, nella qualità e nei processi sociali che dovrebbero ricomporre il divario tra la peggiore burocrazia europea, come ci spiega la Cgia di Mestre, e come descrive Roberto Russo – inefficienza, favoritismi e corruzione – nella prima pagina del Corriere del Mezzogiorno di Domenica. La Campania è quintultima e l’Italia al penultimo posto in Europa dopo la Grecia. La grande macchina Cgia – Lombardia, Piemonte, le Venezie ed il Trentino – assorbe temi di qualità, imparzialità e corruzione nel pubblico impiego, e sono state intervistate 8400 persone.

    Macchine ancora più grandi, la politica italiana ed i rapporti economici e sociali, tra nord e sud, sono più difficili da maneggiare. Perché si scompongono entrambe in due sezioni. La produzione industriale si trova sia nel mezzogiorno che nel cuore della pianura padana.

    Ma, come si vede chiaramente, esiste un corpo industriale collegato tra grandi e piccole imprese, commercio e università del mezzogiorno che finiscono per confrontarsi proprio con la disoccupazione, la mancanza di infrastrutture, la cattiva burocrazia e la delinquenza. Il Sud deve riuscire ad emergere dalle secche e dagli attriti che lo chiudono. Ma il Nord deve essere capace di scegliere la crescita, insieme al Sud per allargare, la produttività e la forza delle idee. La politica dovrebbe scuotere le élite del Sud e del Nord e, di conseguenza, supportare più coerentemente la tecnica e la misura del Governo. Speriamo!  

    Questo post appare anche sul Corriere del Mezzogiorno del 19 gennaio 2019, con il titolo: “Il freno della burocrazia, Sud e Crescita, lo scoglio della politica”.

     

    Link Utili

    Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana,

    dicembre 2018

    https://www.istat.it/it/files//2019/01/notamensile_dic.pdf

    Eurozone Economic Outlook

    8 gennaio 2019, La crescita economica rallenta

    • § L’economia dell’area euro è prevista crescere a ritmi moderati e costanti nell’orizzonte di previsione (+0,3%) supportata dai miglioramenti della domanda interna.
    • § L’inflazione totale si mantiene intorno alla soglia del 2% nell’ultimo trimestre del 2018 per poi scendere in misura contenuta nei trimestri successivi.
    • § L’attuale scenario di previsione è caratterizzato da possibili revisioni al ribasso a causa delle incertezze legate a fattori globali sia economici sia politici.

    https://www.istat.it/it/files//2019/01/EZEO_18Q4_Italiana_finale.pdf 

    Dicembre 2018, PREZZI AL CONSUMO Dati definitivi

    • Nel mese di dicembre 2018, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisca dello 0,1% rispetto al mese precedente e aumenti dell’1,1% su base annua (da +1,6% del mese precedente), confermando la stima preliminare.
    • In media, nel 2018, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,2% e l‘“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è pari a +0,7% (replicando in entrambi i casi il dato del 2017). Per l’analisi dei dati annuali cfr. pag. 7

    https://www.istat.it/it/files//2019/01/CS_Prezzi_al_consumo_Dic2018.pdf