• Il capitombolo italiano

    I danni prodotti dal 2017/2018; la divergenza progressiva tra sud e nord Italia; dal 2008 al 2018: un decennio

     

    Dal terzo trimestre del 2017, al terzo trimestre del 2018, la piccola, ma necessaria e supportata crescita italiana, decade verso il basso pericolosamente. In chiave congiunturale si nota un processo che cade progressivamente da 0,4% del pil fino a - 0,2%. In chiave tendenziale, guardando al medio periodo tra il terzo 2017 ed il terzo 2018, si legge il 2% cadere sul pil fino allo 0,8%.

    La debacle di questi due processi paralleli, congiunturali e tendenziali, sono lo specchio di una tripla problematica: politica, sociologica e, parzialmente, economica. Crolla la dimensione politica del partito democratico nel trimestre 2017 e si genera un processo molto prolungato (progressiva campagna elettorale fino all’aprile del 2018) ed un secondo processo, altrettanto allungato, dopo la caduta del partito democratico e la costruzione di una doppia e faticosa creazione di due forze politiche: la lega e le cinque stelle.

    Ad oggi non si legge una proiezione adeguata nella presenza del 2018, che ha raccolto spicchi frammentati di un anno confuso.

    Un anno che non ha generato forza politica, deformata la sociologia dei comportamenti, frammentate senza concludere le procedure dello Stato, del Parlamento e della economia pubblica. E induce mercati ed imprenditori a fermare la produzione in attesa di incertezza verso il futuro; tirare indietro progetti di rischio; non riuscire a compensare reciprocamente l’equilibrio economico pubblico, deludente, e quello privato.

    L’economia privata italiana si ritira nei mercati e lascia alle imprese, in particolare quelle dei mercati finanziari, la espansione di un aumento della potenzialità italiana, che supera il 50% dei trasferimenti tra le imprese quotate nazionali. Se si legge e si guarda indietro, al 2018 ed al 2017, nasce un percorso al contrario, tra le scadenze, pericolosamente deteriorate, del 2018: medie e lunghe scadenze sono gli effetti delle forze politiche che, dal 2017 ritornano verso il 2013.

    Questo sguardo retroattivo è la forza che il partito democratico, con multiformi successioni progressive di capi di governo e, purtroppo, uno sfarinamento politico nelle sue molteplici correnti, li porta fuori del Governo. Una terza stagione in retrocessione nasce tra il 2008 ed il 2015: la  esplosione americana. L’Italia si mostra capace, grazie a Monti e a Draghi, di rimettersi in piedi ma, dal 2013 al 2017, si allarga una grande divergenza tra il sud ed il nord del nostro paese.

    La salita verso un pil più adeguato, e la discesa di cui si è appena detto sopra, crea una forza potenziale  che mira alla crescita nel nord. La discesa, che il nord trattiene per rinnovare una forza interna che si aggancia al treno europeo, si spappola nel sud. Quattro  grandi Regioni, tutte governate dal Partito Democratico (Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) ristagnano nella incapacità di fronteggiare la politica che emerge dal 2018, si chiudono ciascuna nella propria frammentata economia pubblica al suo interno; l’economia dei mercati si sbilancia verso i servizi ed arranca verso le imprese, le costruzioni, le infrastrutture.

    Il sud, insomma, cerca una strada ma viene costretto da forti attriti: pochi progetti e molti disoccupati, problemi rischiosi rispetto alla delinquenza, problemi, a volte necessari, per il lavoro nero. Esiste nel sud anche una Napoli metropolitana, la terza città italiana, che non riesce a governarsi mentre altri attriti, rispetto alle quattro grandi Regioni, impediscono collegamenti e riorganizzazioni di infrastrutture, necessarie su ferro e su strada. Esiste anche nel sud la necessità di supportare strutture innovative imprenditoriali  e centrali di tecnologia, educazione scolastica e progetti universitari. E ancora la capacità di creare ragionevoli reti per il turismo ed il miglioramento degli spazi urbani e delle connessioni: tra medie città potenzialmente opportune.

    Insomma il sud non è ancora riuscito ad uscire dalla trappola del 2008, che è progressivamente arrivata al 2018, ma aspirava al 2019 e al 2020. Mentre il nord ha molta più forza politica, sociologica ed economica, piuttosto strutturata: sia in chiave di economia pubblica che in quella di economia imprenditoriale. Il nord si allarga verso le esportazioni con una dimensione di 80%; il sud cresce grazie alle esportazioni ma solo per il 20%.

    La forza del nord permette collegamenti e relazioni verso l’Unione Europea. Gli attriti locali delle quattro regioni del sud frenano, sia le connessioni tra loro, che gli strumenti per aprire, grazie al turismo, all’innovazione ed alla crescita delle imprese. Tre parole sono necessarie per l’Italia intera nel 2019 e nel 2020: crescita, produttività e sviluppo. Nord e sud devono ricomporre la divergenza dell’ultimo decennio: la crescita deve produrre progetti e la produttività deve allargare i risultati della crescita. Lo sviluppo, una volta realizzata la ricchezza, deve trasmettere alla popolazione una redistribuzione che sia aderente agli standard Europei.

    Se il sud rimane divergente non è vero che il nord non possa trovare strade nuove: questo è un pericolo. Lasciamo i rottami, politici ed economici, del 2018, ma cerchiamo una adeguata innovazione. Per questo si deve aprire una strada nuova che porti l’Italia intera in Europa.

      

    Questo articolo si trova, con qualche aggiunta, per ragioni di spazio, sul Corriere del Mezzogiorno, sabato 29 dicembre 2018; il titolo è “L’ultimo decennio, Sud e Nord divergenza progressiva” di Massimo Lo Cicero

     

    Link Utili

    Istat, NOTA MENSILE SULL’ANDAMENTO DELL’ECONOMIA ITALIANA, novembre 2018

    www.istat.it/it/files//2018/12/notamensile_nov_fin2.pdf

     

    Istat, novembre CET 2018 Q3, pil terzo trimestre 2018,

    III trimestre 2018 CONTI ECONOMICI TRIMESTRALI

    Prodotto interno lordo, valore aggiunto, consumi, investimenti, domanda estera

    www.istat.it/it/files//2018/11/CET_2018q3.pdf