• Un anno passato pericolosamente: il 2018; si riapre una stagione di incertezza.

    Forse il nocciolo duro europeo resta lento ma, in Italia, il Sud e il Nord si lamentano entrambi di una lenta crescita ma dovrebbero essere condivisi tra loro. Ed è strano che quando la crescita in Italia, dal 2014 al 2017, si espande non sia ancora arrivata una leva, che possa rimettere oltre la soglia dello zero, almeno una punta di ripresa per la crescita meridionale.

     

    Dal 2014 al 2017 il Sud aumenta la sua rincorsa per arrivare ad aumentare la sua capacità ma non ci riesce, anche se il Mezzogiorno si muove al 3,7% del terzetto tra il 2015 e il 2017. Mentre il centro nord si ferma al 3,3%  ma si stabilizza sulla media dell’Italia. In fondo lo scarto di uno 0,5% nel Sud non riesce ancora a costruire una rincorsa verso il centro nord. Osserviamo come ci siano differenze singolari anche a livello territoriale: nel Centro-nord la ripresa è iniziata prima e ha portato al recupero nelle perdite di occupazione, dovute alla crisi già nel secondo trimestre 2016.

    Mentre nel Mezzogiorno il calo degli occupati ha riguardato complessivamente 700 mila unità fino al 2014, ma il saldo è ancora ampiamente negativo (-258 mila unità). Riguardo all’occupazione il recupero interessa esclusivamente il lavoro alle dipendenze, specialmente nella componente a termine. A tempo indeterminato, a recupero avvenuto alla fine del 2015, ha fatto seguito una debole crescita, che ha determinato livelli di poco superiori a quelli del 2008. Questa crescita genera la perdita di circa 600 mila indipendenti (-10,2%) nonostante l’aumento nel secondo trimestre del 2018.

    L’Istat ha individuato una marcata architettura per il primo semestre del 2018. Collegando  occupati per il sesso, la ripartizione, la posizione ed il regime orario della mano d’opera. In uno dei quadranti, quello nel quale si nota la ripartizione del sistema nell’area meridionale, si vede chiaramente che, dal 2008 al 2018, il mercato del lavoro è ancora segmentato in un divario. Fatto zero – il punto in cui il 2008 ha impattato su Lehman Brothers – si nota che, a partire dal 2013 al secondo semestre del 2018, il mercato del lavoro si proietta in salita e si realizza nell’area del centro nord.

    La media del mercato del lavoro spinge ma non arriva a trovare un aggancio alla linea del centro nord mentre, ovviamente, il mercato del lavoro nel Sud si trova sotto la linea che indica lo zero al punto del 2008.

    Ci ritroviamo, insomma, allo stesso livello di occupati del 2008 che corrisponde ad una maggiore presenza di dipendenti, in particolare a termine, di lavoratori a tempo parziale e di occupati nel settore terziario: soprattutto nei comparti a maggiore intensità di lavoro. Il percorso del sud rimane al di sotto di quella soglia.

    Se le linee di svolta verso il 2018 fossero state utilizzate per aprire uno spiraglio della crescita, e portate sopra la linea zero, il Mezzogiorno, nel 2018 sarebbe stato comunque un piccolo salto in avanti. Le cose non sono andate in questa maniera.

    L’Istat ha indicato anche un altro processo negativo che si era realizzato dal 2013, lo start up iniziale, fino al primo trimestre del 2017. Ovviamente non possiamo collegare anche il terzo trimestre, nei modi che abbiamo indicato per il mercato del lavoro, diviso tra nord e sud nel 2018. Ma se si considerano complessivamente il profilo del pil, i tre trimestri, dal secondo al quarto, si ottiene una ricaduta della struttura positiva dal 2013 al primo trimestre del 2017. I tre trimestri del 2017, ed il primo del 2018, hanno un profilo stagnante. Una linea orizzontale, per quattro trimestri, si espande con uno 0,3% rispetto al pil. Mentre si muovono in caduta libera il primo trimestre del 2018 con 1,2%, successivamente con 1% ed infine con lo 0,8% nel terzo trimestre. L’effetto dei fenomeni tendenziali precipita rapidamente verso dicembre. L’effetto congiunturale ricade prossimo allo zero parallelamente a dicembre.

    Di fronte a questo 2018, che non riesce a trovare una dimensione del suo prodotto interno lordo a Dicembre, sarà veramente preoccupante il futuro. Abbiamo perduto un anno interno e abbiamo ceduto, rispetto alla crescita in atto, ritardando progetti e problemi da mettere in campo.

    Molti attriti sono stati pericolosi: creare adeguatamente un Parlamento ed un Governo; trovare un equilibrio, ad ora parzialmente instabile, relativamente ai due partiti, Lega e 5 stelle; creare flussi, che si appoggiano in un processo statuale e, per certi versi, di un welfare, che alcuni vogliono promuovere ed altri ridimensionare, come nel caso Inps. Il 2018 è finito male, finirà meno di due mesi. Resta da capire, se e come, il Sud ed il Nord dell’Italia possano convergere tra loro e rimettersi su un sentiero ragionevole per una crescita che non sarà molto forte.

    Le nuvole di Trump e di Putin stanno coprendo progetti diversi: nel 2019 e nel 2020 dovrebbe nascere una vera Europa e dentro questo progetto, forse, come avvenne in Germania, tra est ed ovest, Mezzogiorno e Centro nord saranno davvero uniti ed assorbiti dall’Europa.

        

     Link utili

    Francesco Daveri, 4 dicembre 2018

    Duecento giorni facendo danni per l’economia sono troppi

    I dati Istat sul terzo trimestre certificano che il Pil italiano scende per il calo di consumi e investimenti causato dal peggioramento delle aspettative, mentre l’export ha ripreso a tirare. È ora che il governo smetta di fare danni e dia invece una mano, correggendo la manovra in senso più prudente.

    https://www.lavoce.info/archives/56276/duecento-giorni-facendo-danni-per-leconomia-sono-troppi/