• Ancora una volta Il Sud si divarica dal Nord

    Si chiude la trilogia napoletana tra settembre ed ottobre del 2018

     

    L’Italia cresce poco e il Sud arretra in maniera preoccupante.

    A settembre si è riaperta la domanda ricorrente di una Napoli che, da lungo tempo, degrada lentamente. Un parabola che si è trascinata dal 1993 al 2018: trent’anni. Un paese normale non avrebbe  bisogno di eroi o di una mobilitazione permanente. Ma una strana conurbazione sudamericana ha trasformato la nostra città.

    Napoli ormai è come Caracas.

    Le oscillazioni del Governo in carica – e le questioni incompiute, che dovrebbero arrivare alla primavera del 2019, quando  l’Unione Europea troverà un nuovo Parlamento – diventeranno ancora più complesse e la riunione tra il Sud ed il Nord dell’Italia diventerà ancora più labile   

    Si allargherà quindi un problema tra Napoli e le regioni del Mezzogiorno continentale. Il nord ovest cresce e produce mentre la metropoli napoletana è dispersiva al suo interno ed è, certamente, diversa da Milano e Torino. Per fortuna esiste ancora un triangolo che potrebbe collegare Milano, Torino e Napoli: le tre grandi metropoli italiane, dove vivono quasi almeno dieci milioni di abitanti. Purtroppo una politica debole, una società divisa e litigiosa, apparati statali ed infrastrutture deteriorate da tempo sarebbero gli ostacoli da superare per Napoli.

    Ma questa è una scommessa difficile da vincere solo se, e quando, Napoli potrebbe tornare ad essere una grande metropoli contemporanea.

    Per ora abbiamo davanti una regione, la Campania, che si frantuma invece di costruire un sistema economico e sociale più aperto alle altre provincie. La metropoli napoletana è confusa ma è anche densa di popolazione, oltre tre milioni, un valore potenziale da utilizzare mentre le altre regioni meridionali si chiudono in se stesse e, di conseguenza, perdono la capacità creativa della crescita e dello sviluppo complessivo del Mezzogiorno.

    Se la Campania diventasse il perno del Mezzogiorno, aprendo le infrastrutture, le università e le imprese industriali, espandendo il sistema del Mezzogiorno continentale, Napoli diventerebbe il cuore del Mediterraneo. Ma, invece, Napoli rimane sempre più fragile mentre Milano e Torino si consolidano ed allargano le proprie forze.

    Milano finisce per ridefinirsi come l’ultima metropoli europea che possa alimentare una relazione positiva tra il Mediterraneo e gli sviluppi che verranno. Che cosa rimane di Napoli? Non si tratta solo di una caduta temporanea dell’industria: si affianca un terziario scadente ed uno squilibrio tra il settore pubblico ed i nuovi processi imprenditoriali. Si aggiunge una crescente quantità di popolazione marginale, una pesante disoccupazione ed un’area di lavoro nero: ed infine anche una forza aggressiva e criminale. Ma,  paradossalmente, a partire dal 2014, il rimbalzo dell’industria, del turismo, dei beni culturali, della ricerca e dell’innovazione potrebbero prendere quota. Ci sono ottime università ed academy che spingono meccatronica, robotica, logistica, chimica e fisica di grande profilo. Una spinta che appassiona i giovani quando scelgono e si collegano con i  docenti che producono innovazione.

    Una parte delle imprese, che ha superato  la crisi ed è riuscita a chiudere il cerchio tra produzione, innovazione e ricerca, propone orizzonti importanti e produce anche un modo diverso di trasformare l’industria ed il cambiamento. Un’altra parte delle imprese, invece, non riesce a percepire progetti di qualità e rimane indietro, chiudendosi ancora una volta in se se stesse.

    Non è solo la spinta dell’innovazione industriale che produce ricchezza. Crescono sviluppi commerciali nel food & beverage;  moda e glamour; Bed & Breakfast; banche e finanza, prodotti assicurativi; un’area debole di scambi commerciali; grandi progetti nei “turismi” e nei beni culturali. Ma, da quaranta anni non riusciamo a realizzare  una metropolitana adeguata. Sono ancora troppo fragili educazione scolastica, sanità, la grande macchina amministrativa della metropoli napoletana e le sue aziende difficili da gestire.

    Dal Corriere del Mezzogiorno, anche Antonio Polito (16 settembre 2018) ha individuato alcune ragioni positive ed altre negative: “Se Napoli non fa pulizia di questa sua anima lazzara, della sottocultura che la malavita esporta nella società, stabilendo modelli e stili di vita, è davvero difficile che possa diventare la Berlino del prossimo decennio. Come ha detto di recente e con onesta crudezza Renzo Arbore, paragonando la Napoli di oggi a quella del Bellavista di Luciano De Crescenzo, la nostra città è decisamente peggiorata da questo punto di vista con il passare degli anni. È da lì che bisogna partire, perché questo marciume, con il quale politici e intellettuali compiacenti flirtano irresponsabilmente da troppo tempo, rischia di infettare per sempre il corpo di una città peraltro meravigliosa e ricca di straordinarie possibilità”.

    Difficile ricostruire ed allargare fatti e  cose positive; bisogna anche ribaltare marciume e decadimento: lo scontro tra gruppi sociali che si schiantano come cavalloni marini. Ci serve uno scatto di reni per alimentare il futuro prossimo. Esiste una parte della società napoletana, che possa dare un colpo di coda e recuperare la forza e l’intelligenza necessarie, per trasformare in un triangolo virtuoso Napoli, Milano e Torino? Se esiste, e vuol partecipare, deve riportare l’Italia a quello che era: una nazione dell’Unione Europea.

     

    Il dodici ottobre questo testo compariva anche sul Corriere del Mezzogiorno, con il titolo “La questione partenopea: città in caduta”.

     

    Link Utili

     

    Roma, 8 novembre 2018

    SINTESI RAPPORTO SVIMEZ 2018

    L’ECONOMIA E LA SOCIETÀ DEL MEZZOGIORNO

    http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2018/2018_11_08_rapporto_linee_app_stat.pdf

     

    Roma, 8 novembre 2018

    Luca Bianchi, Direttore della Svimez

    L’ECONOMIA E LA SOCIETÀ DEL MEZZOGIORNO NELLA STAGIONE DELL’INCERTEZZA

    http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2018/2018_11_08_rapporto_slides_bianchi.pdf