• Napoli metropoli del Mediterraneo e nel mondo: una dimensione adeguata al mondo globale

    Napoli entra nell’età moderna fra il 1442 e il 1860; cresce grazie alla ricostruzione e al miracolo economico; diventa una grande capitale economica nel Mediterraneo; ormai è una città metropolitana con oltre 3 milioni e mezzo di popolazione

    Alle soglie di settembre si è riaperta, come in molta altre occasioni, la domanda ricorrente di una Napoli che da lungo tempo, dopo i primi anni novanta, degrada lentamente. Questa parabola si è trascinata dal 1993 al 2018: quasi trent’anni.

    Napoli, come ogni città metropolitana, si mantiene in una sorta di quadrilatero: trasformazioni urbane e costruzioni; dimensione sociologica ed economica della popolazione e delle sue segmentazioni; nascita, dopo la caduta della capitale borbonica, di una rinascita industriale, che progressivamente si sta rapidamente trasformando in progetti di servizi operativi e nuove tecnologie; rilancio, in parallelo, di una espansione turistica, di un recupero dei beni culturali e delle culture, che animano il corpo di Napoli.

    Giuseppe Galasso concluse un volume importante – “Napoli Capitale”, Electa Napoli – con queste parole “Quando Nitti intorno al 1900 puntualizzò genialmente la “questione napoletana” come questione a sé rispetto alla “questione meridionale” … il suo tono non era di depressione o di nostalgica malinconia, bensì di fiducia nella possibilità di azione a largo raggio e a lunga scadenza .. Napoli sarebbe riuscita finalmente trasformata nella grande metropoli industriale e moderna che fino ad allora non era riuscita a diventare. Solo la prima e la seconda guerra mondiale … la “questione napoletana” cominciò ad apparire pressoché insolubile e le note di fiducia ed apertura al futuro andarono cedendo ad atteggiamenti e a disposizioni di altro segno”.

    Abbiamo di fronte, insomma, un ciclo lungo di tre dimensioni per Napoli: l’ingresso nella età moderna e la caduta del Regno Borbonico; la integrazione con il Regno Piemontese, la trasformazione di una metropoli economica che abbandona la dimensione politica, le due guerre mondiali, la parabola della prima Repubblica; la parabola della seconda Repubblica che degrada e slitta verso una sorta di terza Repubblica in fieri. La Napoli di oggi deve riprendere la strada di un futuro remoto, secondo la proiezione di Nitti, che voleva una metropoli industriale e moderna. Oggi, carica di scorie e problemi del passato, remoto e prossimo, Napoli non regge la forza di una trasformazione positiva e di un progetto adeguato.

    Da una parte il quadrilatero attuale (sociologia ed economia; trapasso tra industria e servizi operativi, tecnologie, università e capitale umano adeguato; turismi, culture, beni culturali, Food & Beverage, Bed & Breakfast; infrastrutture adeguate, organizzazioni di alto profilo, collegamenti tra gruppi ed organismi sociali) ha bisogno di adeguare le nuove realizzazioni per ribaltare il degrado degli ultimi trent’anni.

    Sembra strano ma abbiamo bisogno davvero di progetti Nittiani: lavorare bene e di lungo passo, per ottenere forze nuove e importanti innovazioni, negli strumenti da usare e nelle aperture alle altre nazioni europee, come nella integrazione tra Nord e Sud in Italia. Progetti che non possono essere concentrati in gruppi talmente compatti da escludere il resto della città. Napoli, tra le sue capacità, ha avuto quasi sempre soluzioni che venivano distribuite da piccoli e utili strumenti dei progetti, che le singole comunità catturano nella città.

    Napoli non ama gerarchie rigide ma reti fluide: il problema è la forza interna delle reti, i progetti distribuiti sul territorio e le risorse umane, capaci di ottenere risultati efficaci e tenaci. La triade delle culture e degli eventi, dei turismi e dei beni culturali, deve adeguare i circuiti che questa parte dell’economia napoletana dovrebbe alimentare. Per ottenere circuiti di questo genere servono una coesione ed una cooperazione che consentano, grazie ad incroci tra pubblico e privato, la circolazione di un flusso di fondi che vengano restituiti  grazie ai margini delle imprese e per allargare processi efficaci grazie alla spesa pubblica ed alle sue articolazioni.

    Se i due flussi non si ritrovano è difficile fare esplodere crescita e sviluppo. Si tratta di agire sui cittadini, sulla spesa pubblica e sulle risorse comunali e regionali, in termini di riordino e sistemazione dei luoghi più degradati della città. La crescita e lo sviluppo allargano la reputazione degli effetti per riordinare ed allargare la fiducia che Nitti aveva inserito nel suo progetto di Napoli.  

    Due ultime considerazioni sono il rapporto tra Napoli e le regioni del Mezzogiorno continentale: il territorio che cerca le sue dimensioni e gli effetti sociali, economici e finanziari della relazione tra Napoli, il Mezzogiorno e l’Italia, la nuova stagione Europea del 2019. Politica debole, società divisa, imprese ed apparati statali sono gli ostacoli del futuro: ma questo è un ulteriore scommessa per Napoli se tornerà Capitale.

    Ne riparleremo durante il settembre.       

     

            

    Questo testo è anche nella prima pagina del Corriere del Mezzogiorno il 4 settembre 2018, con il titolo “Le tre dimensioni di Napoli” .