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    Ma il Mezzogiorno non deve chiudersi in se stesso. Nord e Sud devono rappresentare insieme l’Italia in Europa

     

    Il Commissario agli Affari Economici dell’Unione Europea, Moscovici, ha presentato giovedì 3 maggio, la Europea Economic Forecast, Spring 2018, che rappresenta il quadro del prossimo futuro per l’Europa. Purtroppo rispetto al pil l’Italia si presenta nell’ultima riga (1,5% nel 2018 ed 1,2% nel 2019). Seguono Belgio, Grecia e Francia, che arriva al 2% nel 2018 e scende di pochi decimi nell’anno seguente. Dopo le quattro nazioni arriva la soglia dell’Eurozona: il 2,3% del 2018 che scende nel 2019 al 2%. Le nazioni sopra la linea dell’Eurozona sono 15. Germania, Estonia, Portogallo e Spagna, Olanda ed Irlanda, Slovenia e le altre, corona della Germania. Malta è una piccola nazione ma ha una grande carica economica: il 5,5% nel 2018, ed un piccolo abbassamento, il 5% nel 2019.  

    La valutazione dell’eurozona ed il contorno dell’Unione Europea nel suo complesso verrà affrontata a giugno e per il nostro paese ci sarà un problema. Da sessanta giorni non si riesce a capire se si possa considerare una modalità per creare un governo adeguato e capace di ottenere, se mai nascesse, la fiducia delle Camere in Parlamento. Siamo in un paese con un pesante debito pubblico. Siamo ad un prodotto interno lordo previsto al di sotto della Grecia: siamo gli ultimi dell’Eurozona.

    Ma la questione più preoccupante è la divaricazione tra le due Italie, il centro nord ed il Sud. Ed una divergenza economica che emargina il Sud. Dopo la grande crisi (2008) il Centro Nord riesce a stare oltre i dati del 2008 mentre il Sud arranca. Oltre il 2014, il centro nord ha agganciato i valori economici del 2008 e viaggia ad un ritmo superiore a quella soglia. Il paradosso, tuttavia, è che il Sud debba e possa crescere ad un ritmo positivo ma forse, solo al 2022, la dimensione economica del Mezzogiorno potrà essere considerata analoga a quella del 2008. Nel frattempo il centro nord avrà guadagnato spazi di finanza ed economia notevoli. Una divaricazione eccessiva che genera instabilità ed incertezza. Problemi che diventano attriti e che impedirebbero la posizione italiana in un contesto convergente dell’intera Unione Europea.

    Un ulteriore paradosso nasce dai tentativi che le forze migliori del Mezzogiorno cercano di affrontare per smuovere una crescita all’interno del Sud. Ma si può costruire uno sviluppo reale se si rimane sempre e solo nell’ambito del Mezzogiorno? Non sarebbe temerario agire in una sorta di “strategia provinciale”? Un contesto dove sono necessarie infrastrutture su ferro e su strada, ricerche ed innovazioni per le scuole e le università, catene logistiche che si devono collegare all’Europa ed al Mediterraneo, argini verso la malavita e supporti necessari per restituire, alla popolazione in difficoltà, un welfare adeguato ed una grande riorganizzazione dei settori pubblici, nazionali e locali. Consideriamo almeno tre ragioni per smontare la temeraria scelta di fare da soli nel Sud.

    La prima questione da affrontare è mettere al centro un Mezzogiorno aperto, al resto dell’Italia e dell’Europa, come scriveva il professore Galasso, subito dopo l’avvio dell’euro e del terzo millennio.

    La seconda questione riguarda le regioni meridionali, al netto di quelle speciali, Sardegna e Sicilia. Ogni regione meridionale si è chiusa in se stessa; una scelta che rende ancora più provinciale una strategia che si chiude in cinque grandi questioni regionali: Sanità, Infrastrutture locali, Agricoltura, Risorse Umane e Bilancio. Ma le regioni del Nord ricevono risorse minori, utilizzano risorse umane, e sono capaci di governare adeguatamente le popolazioni. Nelle regioni meridionali, che ottengono risorse notevoli, italiane ed europee, che non raggiungono risultati, e spesso rimandano indietro i fondi non utilizzati, le popolazioni sono insoddisfatte dei risultati e delle dimensioni delle strutture organizzative.

    La terza questione riguarda la relazione tra l’Europa, e l’Occidente, rispetto al Mediterraneo ed ai suoi contorni politici ed economici. Certamente il Mezzogiorno rappresenta una porta, un transito adeguato, tra l’Occidente ed il Mediterraneo, ma una porta non è una organizzazione che si relaziona ad altre organizzazioni e ne ottiene risultati strategici di natura geopolitica. L’Italia, insomma e necessariamente, deve agire attraverso una relazione tra l’Unione Europea e le sponde del Mediterraneo. La porta  del Mezzogiorno si può certamente aprire ma ha bisogno di due spalle forti per collegare i transiti nel mare nostrum che è anche ormai un canale per andare da est ad ovest nel mondo contemporaneo.

    Insomma lasciamo perdere il “Nostro Mezzogiorno” e costruiamo una Italia adeguata ai nostri tempi. Mario Draghi trova nel gennaio 2017 un tema interessante: “Cavour agì in un contesto europeo improvvisamente destabilizzato dalle rivoluzioni del 1848 che avevano scardinato gli equilibri di potere definiti dal Congresso di Vienna …. Oggi siamo nuovamente in una fase storica in cui l’Europa è in movimento, dopo il dissolvimento del blocco sovietico, la riunificazione della Germania, gli effetti della crisi dei debiti sovrani nell’area dell’euro, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, le tensioni geopolitiche nell’Europa dell’Est. In termini diversi, oggi come allora potremmo dire che si è alla ricerca di una nuova stabilità”.

    Moscovici e la Commissione Europea sarebbe molto d’accordo nel riportare l’Italia in Europa e cooperare, con il Sud ed il Nord, per integrarsi reciprocamente. Restiamo invece sospesi nei due campi politici, che si contrappongono ma non riescono a governare, e, di conseguenza,  per un nuovo Governo ci sarà ancora molto tempo da perdere.   

       

    Un testo più compatto si può leggere nel Corriere del Mezzogiorno pubblicato la domenica 6 maggio 2018, in prima pagina: 

    “Il Meridione da solo non ce la può fare”. Massimo Lo Cicero

     

    Link utili

     

    Spring 2018 Economic Forecast – presentation

    https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/ecforecast_spring2018.pdf

    Spring 2018 Economic Forecast: Expansion to continue, amid new risks. Growth rates for the EU and the euro area beat expectations in 2017 to reach a 10-year high at 2.4%. Growth is set to remain strong in 2018 and ease only slightly in 2019, with growth of 2.3% and 2.0% respectively in both the EU and the euro area.

    https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/ip077_en.pdf

    EC press conference by Commissioner Pierre MOSCOVICI on the Spring 2018 economic forecast

    https://ec.europa.eu/avservices/video/player.cfm?ref=I154742