• Ritorna l’idea di una Macroregione del Sud

    Guardiamola da tre punti di vista: istituzioni, economia, comportamenti sociali

     

    Vale la pena, in assenza di un Governo, latitante da oltre quaranta giorni dalla fatidica data del 4 aprile, di rimettere in pista un’associazione che vuole ricostruire una Macroregione del Mezzogiorno continentale? Sembra ascoltare un articolo di Giuseppe Galasso (9 febbraio 2018): “Continuerà – non ci facciamo illusioni – così. E non evocate, vi raccomandiamo, il “meridionalismo”, oppure il problema delle “due italie” e della loro “coesione” oppure la “questione meridionale”, anche se, magari, nei suoi nuovi termini. Sono ormai tutte “cattive parole”. Cioè parole indecenti non degne della buona società e delle buone maniere”. Parole che, credo, Giuseppe Galasso riteneva indecenti, visto il diluvio dei progetti che non hanno mai raggiunto il risultato finale di quelle parole. Ma cerchiamo di allargare lo stallo di una Italia divisa in due: la forza ridimensionata del Nord e la fragile e deteriorata prospettiva del Sud.

    Su queste colonne Emanuele Imperiali, Alessandro Sansoni, Francesco Dandolo, ed altri ancora, hanno indicato come e perché potrebbe esserci una macroregione meridionale.

    I livelli di Governo nel nostro paese sono molti e disarticolati ma possiamo osservare da tre punti di vista questa piramide di poteri: istituzioni, economia e comportamenti sociali. Cominciamo dalle istituzioni; che si collocano su tre livelli: Comuni e Città metropolitane; Regioni; lo Stato ed i suoi apparati. I Comuni sono 7960 e le Città metropolitane sono 14. Cinque regioni italiane hanno uno Statuto speciale, Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige/Südtirol; le altre Regioni sono quindici, con una variegata distribuzione della popolazione. Il Parlamento ed il Governo  coordinano l’insieme degli apparati dello Stato. Il piano intermedio della piramide dei poteri sono le Regioni ed il loro compito, al netto di quelle a statuto speciale, che godono di maggiori poteri, sono state avviate nel 1970 ed hanno creato un sistema legato alla Sanità, all’Agricoltura, ai Trasporti ed alla Urbanistica. Governano i territori e supportano le esigenze della popolazione.

    Perché cercare una macro regione del Sud che comprenda Campania, Calabria, Basilicata e Puglia? Queste quattro regioni controllano un mercato interno di quasi 20 milioni di abitanti ma si chiudono in se stesse invece di creare una rete unitaria tra loro. Le Regioni del Sud gestiscono una dimensione di risorse umane più grandi di quelle del Nord.

    Le Regioni del Nord agiscono con adeguate risorse umane ed hanno già iniziato un percorso, di fronte al Parlamento, che accrescerà le loro competenze e le proprie capacità. Dal lato dell’economia le Regioni del Nord producono maggiore ricchezza: grazie a sistemi e reti di impresa che allargano la crescita per lo sviluppo, affiancando ai progetti imprenditoriali sia finanza bancaria che risorse collegate ai progetti europei. Riescono a sostenere la pressione fiscale.

    Le Regioni del Sud, invece, sopportano la disoccupazione, sono condizionate da una forza invasiva del settore pubblico, che rallenta la circolazione delle risorse e dei cambiamenti; si sente, purtroppo, la mancanza di una robusta presenza di imprese medie e di programmi importanti per le esportazioni e le importazioni.

    Una macroregione del Sud, che dovrebbe includere le quattro regioni esistenti, avrebbe davvero seri problemi, in queste condizioni. Ci sarebbe una esuberanza di risorse umane pubbliche; ci sarebbero problemi di turbolenza border line rispetto a situazioni critiche per la povertà e la delinquenza; bisognerebbe allargare le capacità operative dei sevizi scolastici e delle Università; mancherebbe un progetto capace di collegare reti di impresa e strutture di ricerca innovativa, per generare crescita e collegare le risorse create, canalizzandole verso la ridistribuzione dei servizi sociali e delle infrastrutture.

    Ed allora il salto tra oggi e domani nel Mezzogiorno deve essere progettato in una dimensione di medio e lungo periodo. Abbiamo un precedente importante. Nella notte fra 10 e 11 dicembre del 1991 sono state poste le basi di un trattato definitivo. Nacquero l’Europa di Maastricht e la riunificazione tedesca. Il 9 novembre del 1989 era caduto il muro di Berlino. Anche grazie a Kohl la Ddr non esisteva più. La Germania aveva unito Est ed Ovest grazie alla cooperazione ed alla integrazione tra le imprese e la salda tenuta delle strutture pubbliche.

    Noi non abbiamo ancora chiuso la divaricazione tra Sud e Nord nel nostro paese. Si apre allora una opzione: vogliamo diventare simili alla Francia ed al suo modo di gestire il futuro? O vogliamo diventare simili alle grandi macroregioni tedesche? In fondo dopo Francia e Germania la nostra forza, economica e stabile, dovremmo essere noi: gli italiani. Ma bisogna saperlo fare nel medio termine e con un Governo ed un Parlamento adeguati.   

     

    Questo testo è stato pubblicato nell’editoriale del Corriere del Mezzogiorno il 18 aprile 2018, con il titolo “Economia e Politica, Se la Macroregione non regge”.

     

    Link utili

     

    Global Economy: Good News for Now but Trade Tensions a Threat; By Maurice Obstfeld, April 17, 2018

    https://blogs.imf.org/2018/04/17/global-economy-good-news-for-now-but-trade-tensions-a-threat/

     

    WORLD ECONOMIC OUTLOOK, April 2018

    World Economic Outlook, Cyclical Upswing, Structural Change

    https://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2018/03/20/world-economic-outlook-april-2018