• Napoli tra Passato & Futuro

    Bagnolifutura e Fondazione Banco di Napoli; l’Individuo e la Comunità. La storia avanza come un fiume: con deviazioni da innovazioni o da creazioni interne, ma anche da eventi e casi esterni

     

    Napoli è la terza città metropolitana italiana dopo Roma e Milano. Oltre tre milioni di abitanti: un passato prossimo degradato da gli anni ottanta e il terremoto; un futuro remoto che oggi si nasconde dietro una robusta incertezza.

    Un tempo era stata capitale del regno ma la stagione migliore fu quella della Belle Époque: cultura, relazioni internazionali, grandi industrie, locali ed internazionali, classi dirigenti, con una loro dignità, che si preoccupavano di interessi pubblici. Ma, dopo la prima guerra mondiale, passano il fascismo, la ricostruzione e lo sviluppo industriale del paese. Mentre, dagli anni novanta, le cose cambiano radicalmente.

    Crollano due grandi pilastri che supportavano la città: il Banco di Napoli; le industrie siderurgiche del quartiere di Bagnoli. Finanza ed industria non riescono, a fare un salto nell’economia nazionale.

    La questione meridionale si sfilaccia progressivamente mentre la Padania conquista una questione settentrionale.

    Nel 1990 la legge Carli – Amato trasforma le banche pubbliche in aziende bancarie: il Banco di Napoli diventa una società per azioni. Nasce una banca ma nasce anche una Fondazione che potrà essere azionista della banca e dovrà creare un sistema di Welfare, capace di aiutare la crescita dei territori in cui agiscono le banche italiane. Oggi le Fondazioni sono 89; le banche si sono assorbite tra loro e le prime dieci sono la quasi totalità del sistema. Il Banco di Napoli è stato incorporato in un grande gruppo. Le banche oggi sono 604, le banche meridionali 77. La Fondazione Banco di Napoli è l’unica oggi commissariata rispetto alle rimanenti 88 Fondazioni. Si nota lo scarto tra il Mezzogiorno ed il resto del sistema, sia per le banche che per le Fondazioni.

    L’impianto siderurgico (ILVA),  inizia nel 1905 e viene inaugurato  nel 1910. Si affiancano l’altoforno della Cementir, una colmata ed un pontile per attraccare le navi, l’Eternit. Nel 1994 inizia una prima fase di dismissione e bonifica dell’area. Vengono smantellati e rottamati capannoni, centrale termoelettrica e caldaie. Si chiude la storia della metalmeccanica a Bagnoli. Avanzano nuove scelte, grazie ad una società per azioni, Bagnolifutura, che dovrebbe riorganizzare centinaia di ettari, eliminare i problemi ambientali, creare servizi, real estate, case, imprese innovative, alberghi, strutture e porti turistici.

    Bagnoli avrebbe dovuto essere un perno capace di collegare Fuorigrotta, i Campi Flegrei, Pozzuoli e la costa di ponente verso il Casertano. Non è accaduto quasi niente.

    Nei giorni scorsi Marco Demarco ha rappresentato su queste colonne, molto bene i danni subiti da Bagnoli; dopo la chiusura delle fonderie e la mancata realizzazione dei potenziali ed inadeguati progetti degli anni novanta; e confluiti nel fallimento di Bagnolifutura.

    Anche Attilio Belli ha indicato un punto rilevante. Le ipotesi di un futuro possibile per ricostruire, grazie alla Regione Campania ed alla città metropolitana di Napoli, un progetto capace di integrare e riordinare le singole parti  delle aree di ponente intorno a Bagnoli ed individuare nuove opportunità urbanistiche verso l’area a levante di Napoli. Senza contare anche, a Nord di Napoli, la necessità di due interporti che ospiteranno le aree ZES appena approvate dal Governo, speriamo.

    I due pilastri, la Fondazione Banco di Napoli e Bagnolifutura, sono due strumenti che hanno progetti diversi tra loro, ma non sono riusciti a trovare le necessarie soluzioni dei progetti, e dei relativi problemi, che giacciono dagli anni novanta.  All’indomani del ventesimo secolo bisogna imparare a convivere con l’incertezza. Ma anche  a valutare la storia, che non avanza in maniera frontale come un fiume; avanza con deviazioni che dipendono da creazioni interne, innovazioni e casi esterni.

    I programmi sono la dimensione stabile dei processi che si vogliono ottenere. Ma è la strategia  che governa le certezze e le incertezze delle situazioni: le cose che sembrano probabili e quelle improbabili. La strategia,come la conoscenza, rimane una navigazione in un mare di incertezze che attraversa arcipelaghi di certezze. Niall Ferguson è uno storico che propone due metafore: la torre e la piazza, la gerarchia e la rete. Ma serve un equilibrio tra la comunità della città e la natura dei singoli attori. Serve una relazione che possa realizzare sia la dimensione economica che quella sociale. La rete, cioè la piazza, e la gerarchia, diventano le due forze delle strutture reciproche.

    Nel caso di Bagnoli e della Fondazione Banco di Napoli  si sono concentrati una imponente forza della politica e del settore pubblico. Senza capire che, dagli anni novanta in poi, servivano una dimensione leale della comunità ed una realizzazione, nella quale pubblico e privato avrebbero potuto concorrere.

    Se consideriamo la dimensione tra Napoli e Milano, negli ultimi venti anni, si vede chiaramente che progetti individuali, come quello di Bagnoli, identificati ma guidati dalla politica e dal settore pubblico, decadono e si confondono. Mentre quando la comunità, nel suo insieme, condivide e ridistribuisce parte della ricchezza creata, valgono e si allargano economicamente sia le ragioni del pubblico che quelle delle imprese e dei lavoratori.    

     

    Questo testo si può leggere anche sull’Editoriale  del Corriere del Mezzogiorno, la domenica dell’otto aprile 2018, con il titolo “Una città che naviga a vista, i nodi di Napoli”

    Link utili

    L’EDITORIALE

    Ma manca un’idea di città, Attilio Belli, 6 aprile 2018

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/18_aprile_06/ma-manca-un-idea-citta-c16e66a8-396b-11e8-b368-d1799356e02e.shtml

    Bagnoli, le occasioni sprecate, Marco Demarco, 7 aprile 2018|

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/politica/18_aprile_07/bagnoli-occasioni-sprecate-719c0d66-3a37-11e8-8819-20467ba0e394.shtml