• Il Nord ed il Sud tornano insieme?

    26 anni spesi troppo pericolosamente, dal 1992 al 2018

    Ricostruiamo l’Italia ed entriamo davvero in una Unione Europea

     

    La competizione elettorale del 4 marzo ha generato un nuovo Parlamento; tre gruppi politici che coprono grandissima parte  dei senatori e dei deputati: coalizione di tre partiti di destra;  partito dei 5 stelle e partito democratico.

    La coalizione di destra copre largamente il centro nord; il partito dei 5 stelle copre una quota notevole del Mezzogiorno; il partito democratico ha concentrato i suoi voti in Toscana ed Emilia Romagna, ma ha perso milioni di voti rispetto al turno precedente. La terna dei tre partiti non riesce a completare una coppia di almeno due partiti, per raccogliere una maggioranza parlamentare.

    I primi due hanno in comune i voti dei propri territori: la coalizione di destra ha proposto un progetto politico che suggerisce una flat tax, per ridurre la pressione fiscale nel centro nord, la parte ricca del paese; i 5 stelle, al contrario, coprono l’intera parte del meridione. Inoltre hanno allargato il loro peso politico sottraendo milioni di votanti al partito democratico. Propongono una diffusione di un Welfare, improbabile, che sostenga le persone prive di reddito; mentre, paradossalmente, le quattro regioni del Mezzogiorno continentale, che governavano questa larga area attraverso la politica del partito democratico, non sono in grado di aumentare i redditi del Mezzogiorno. Insomma la popolazione del Nord vuole ridurre le imposte e le tasse ed ottenere sicurezza. Mentre al Mezzogiorno rimangono poca occupazione, minori redditi, minori infrastrutture e scadenti servizi pubblici . La combinazione tra il Welfare del Mezzogiorno e la richiesta di riduzioni fiscali e sicurezza pubblica nel Nord, che non riesce a generare risultati politici e neanche risorse economiche e fiscali. Siamo, quindi, in uno stallo pericoloso per l’Italia. Forse la cosa migliore da fare, nel Nord come nel Sud, sarebbe prolungare progetti degli ultimi anni che sono ancora praticabili. Cambia il significato politico ma rimane una modesta crescita economica.

    Da dove arriva questa fragilità per il nostro paese? Da lontano, il 1992! Una vera crisi economica e finanziaria, con tre problemi: riordinare ed irrobustire le banche nazionali; invertire in una chiave di bottom up la rinascita del Mezzogiorno, rispetto alle politiche top down; una questione settentrionale antagonista al Sud e creare un sistema di regioni, creando  divaricazioni tra comuni e province rispetto agli organi dello Stato. Muore la prima Repubblica; nasce una seconda, molto fragile: scompaiono i partiti delle culture europee; la politica interessa sempre meno i progetti strategici e si fa catturare da lobbies, accontentandosi di tempi brevi e non di orizzonti futuri; la stessa cultura politica diventa residuale.

    La combinazione tra questi problemi strutturali, la crisi economica e finanziaria, ed il necessario arrivo finale nell’area euro, portano l’Italia nell’Unione Europea e nella moneta unica. Nasce l’Unione Europea, con la BCE e le Nazioni Europee che aderiscono al mercato europeo; si apre la recessione del 2009 e la lenta ripresa del 2012 si prolunga, in chiave politica ed economica, mentre l’Italia, divisa tra Nord e Sud scivola in seconda linea. Sono passati anni dal 1992 e la scomparsa della politica, in Italia, appare molta evidente.

    Trasformiamo l’Europa ma non facciamola distruggere dal Sovranismo. L’accelerazione delle dimensioni globali si manifesta grazie alle innovazioni digitali, alle nuove risorse della scienza e della tecnica, alla diffusione della conoscenza, che amplifica la capacità operativa delle risorse umane. L’Italia di oggi manca di una nuova cultura politica. Il Novecento è alle nostre spalle, e la sua storia la conosciamo, ma il nostro futuro deve avere speranze ed incertezze, innovazioni e nuovi orizzonti. L’Italia, ridimensionata delle sue grandi imprese industriali, costipata da distretti minimali, “piccoli e belli”, quasi tutti al nord, ed un Mezzogiorno abbandonato a se stesso, ad una disoccupazione rilevante ed una mancata ripresa della crescita, affanna rispetto ai progetti del mercato globale e della Unione Europea.

    La strada da percorrere nel nostro paese è l’integrazione tra Nord e Sud; la convergenza verso una nuova unificazione che consenta all’Italia di tornare sulla scena Europea in prima linea: la Germania, la Francia e se stessa, per trasformare l’originario progetto Europeo. Una Europa che possa dialogare domani con gli Stati Uniti ma anche con i nuovi grandi attori del mercato globale. Non sono solo 26 anni quelli che collegano il 1992 al 2018: valgono almeno tre volte per la quantità e la qualità, dell’economia e della politica, che il mondo e l’Unione Europea hanno realizzato finora. Mentre l’assenza della politica e della Seconda repubblica sono ormai allo stremo ed al loro termine. Guardiamo avanti per riprendere la strada dello sviluppo.

    Si può fare e forse si deve finalmente iniziare.

     

    Questo articolo è stato pubblicato in un editoriale sul Corriere del Mezzogiorno il 3 aprile 2018

     

    Link utili

    A Compass to Prosperity: The Next Steps of Euro Area Economic Integration By Christine Lagarde, IMF Managing Director

    German Institute for Economic Research, Berlin, Germany

    March 26, 2018

    http://www.imf.org/en/News/Articles/2018/03/26/sp032618-a-compass-to-prosperity-the-next-steps-of-euro-area-economic-integration

     

    Bollettino Economico BCE numero due, 22 marzo 2018

    Nella riunione di politica monetaria dell’8 marzo 2018, il Consiglio direttivo ha concluso che rimane necessario un ampio grado di stimolo monetario affinché le spinte inflazionistiche di fondo continuino ad accumularsi e sostengano la dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo. Le informazioni che si sono rese disponibili dopo la riunione di politica monetaria di gennaio, comprese le ultime proiezioni formulate dagli esperti della BCE, hanno confermato una dinamica dell’espansione economica dell’area dell’euro forte e generalizzata, che, secondo le proiezioni, dovrebbe aumentare nel breve periodo a un ritmo in qualche misura più rapido rispetto alle attese. Tali prospettive di crescita hanno confermato la fiducia del Consiglio direttivo nel fatto che l’inflazione convergerà verso l’obiettivo di un tasso inferiore ma prossimo al 2 per cento nel medio termine.

    http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2018/bol-eco-2-2018/bolleco-BCE-2-2018.pdf