• La storia negativa di Napoli: Cinque parole chiave per crescere

    Divergenza e Coesione non riescono ad essere d’accordo; Resilienza e Cooperazione sono le leve per tornare a crescere dopo un silenzio troppo lungo di oltre venticinque anni

    Lungo lo stivale italiano ci sono solo due città che si possono dire metropoli : Milano e Napoli. Robuste aggregazioni di intelligenze e di comunità che presidiano il Nord ed il Sud del nostro paese. Ma Napoli riesce a sostenere le radici e le leve del potere per aprire le strade del mediterraneo e dei Balcani nei prossimi anni? Napoli, insomma, sarebbe capace di diventare la porta per aprire al mondo le sue capacità e lavorare per sviluppare la capacità unitaria dell’Italia?

    Purtroppo le trasformazioni della metropoli napoletana rotolano ormai cadendo verso il basso e non certo verso la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno: mentre la chiave di volta, tra politica ed economia, non è ancora riuscita a chiudere il cerchio che dovrebbe portare il nostro paese nell’Europa Unita.

    Cinque parole irrigidiscono gli sforzi che Napoli avrebbe dovuto ribaltare per avviare una presenza metropolitana negli ultimi decenni: la divergenza tra le aree economiche; la coesione che, nel Mezzogiorno, si chiude in se stessa e non si integra con la coppia agli antipodi delle due metropoli; la reputazione che, allargata alla coesione, potrebbe e dovrebbe fare esplodere positivamente l’economia italiana; l’isolamento che impedisce gli sviluppi della innovazione e della conoscenza; la resilienza, che attira i progetti da valutare e validare, e che, una volta fondate le future realizzazioni, si allarga consolidando lo sviluppo. Napoli, il perno del Mezzogiorno, è soffocata dalla divergenza e dall’isolamento.

    L’Istat conferma una marcata asimmetria nelle dimensioni del prodotto lordo interno procapite in Italia. Nel 2016/2018, gli ultimi due anni, si nota una marcata separazione, da parte della Campania e del Mezzogiorno, rispetto al resto dell’Italia. Campania e Mezzogiorno hanno un reddito procapite pari a 18.000 euro; Milano ed il Nord Ovest hanno un reddito procapite di 34.000 euro; 33.000 euro è il livello del Nord Est e 29,900 euro è il reddito procapite del Centro Italia. Un terzo dell’Italia, il Mezzogiorno, diventa la metà del residuo per le altre tre grandi aree del paese. Troppo poco per avere la forza di una grande metropoli. Divergenza ed isolamento sono, in questo caso, un dato oggettivo elaborato dall’Istat. Purtroppo esiste, in chiave soggettiva, una diversa prospettiva all’interno del Mezzogiorno.

    La Campania raggiunge sei milioni di abitanti mentre la sua metropoli, Napoli, ne ospita oltre tre. Questa imponente popolazione si articola secondo prospettive diverse ma accusa anche un grave problema: mantenere chiuse in se stessi i progetti che intende gestire. Si chiude in gruppi e non ricerca soluzioni relazionali tra i gruppi di una grande metropoli. Le grandi imprese industriali sono poche mentre le piccole imprese sono molte ed esiste solo un esile contenuto per le imprese medie. D’altra parte ci sono aree di disoccupati, di lavoro nero  e, per altri versi, di criminalità e miseria.

    Esistono anche molte Università e si possono immaginare resilienza e reputazione per incrociare le forze innovative delle Università e quelle delle imprese. Ancora una volta due barriere impediscono questo incontro: la dimensione, troppo piccola, delle imprese e quella, troppo isolata in se stessi, dei ricercatori universitari. Se non trasferiamo flussi di disoccupazione nell’economia, e non aumentiamo lo sviluppo della formazione, che innalza a più alti livelli di conoscenza le risorse umane, non avremo né la forza, né gli strumenti, per chiudere il cerchio tra imprese e ricerca.

    Isolamento e resilienza, infine, sono due facce diverse ed antagoniste. Perché da una parte ci sono enormi margini di spesa pubblica disseminata e, dal’altra parte, ci sono attività importanti – sanità, scuola, trasporti ed altri servizi – che dovrebbero essere riordinati: sia negli enti locali che nelle aziende che ruotano intorno agli enti locali. Per fortuna l’euro sta ritornano verso il basso (1,20) e quindi avremo ancora opportunità nelle esportazioni e nel turismo. Le prime sono ben collegate alle poche grandi imprese in Campania; la gestione del turismo dovrebbe essere riordinata in una rete orizzontale.

    Il volume di euro, proveniente dall’estero, viene generato ed assorbito dalla presenza dei turisti, e quindi risulta analogo e parallelo al ciclo delle esportazioni. Ma bisogna allargare ordinatamente le dimensioni ed i margini di questa importante operazione: che deve essere diffusa vero i beni culturali, la storia di Napoli e le sue mille opportunità. Che troppo spesso si disperdono invece di realizzare adeguatamente nuovi sviluppi nei servizi, negli eventi e nell’accoglienza. Napoli, la nostra città, come le altre, vive di manufatti e di infrastrutture ma anche di flussi e comportamenti che possano trasformare il futuro della città e delle sua dimensione metropolitana.

    Bisogna guardare lontano, verso l’orizzonte; cercare la dimensione ideale dei progetti immaginati; realizzare quei progetti, senza rifiutare altre opzioni e senza arginare ed impedire i progetti altrui.

    Credo valga la pena di lasciare il passato alle spalle e cercare nuove soluzioni per una nuova classe dirigente. Se riuscissimo a costruirla. Abbandonando l’isolamento individuale e costruendo dimensioni  larghe grazie alla resilienza. Lavorare insieme tra una buona spesa pubblica ed una robusta tecnica imprenditoriale: una vera  public private partnership. Altrimenti, prima o poi, sarà Milano la metropoli più vicina al Mediterraneo.

     

    Questo testo è stato pubblicato il 25 febbraio 2018 sul Corriere del Mezzogiorno, con il titolo “Cinque parole chiave per crescere”.

     

    Link utili

     

    Istat, 20 dicembre 2017, Anno 2016,  CONTI ECONOMICI TERRITORIALI.

    https://www.istat.it/it/files/2017/12/Conti-regionali_2016.pdf?title=Conti+economici+territoriali+-+20%2Fdic%2F2017+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

     

    Istat, 14 febbraio 2018, IV trimestre 2017, STIMA PRELIMINARE DEL PIL

    https://www.istat.it/it/files/2018/02/FLASH_17q4f.pdf?title=Stima+preliminare+del+Pil+-+14%2Ffeb%2F2018+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf