• La Globalizzazione dei mercati e le quattro gabbie del Mezzogiorno continentale

    Il contesto economico  mondiale

    L’incertezza del Mezzogiorno: tra elezioni politiche e fragilità economica 

     

    In questi giorni si è creata una divaricazione tra le elezioni politiche italiane ed un forum economico mondiale. Dalla settimana, che si conclude a Davos, emergono potenziali relazioni globali: la tendenza di Donald Trump a spingere gli Stati Uniti verso il protezionismo ed un protagonismo solitario; al suo fianco Steven Mnuchin, il segretario del tesoro, si è espresso per un dollaro debole, che si traduce in positivo nel commercio americano e nelle loro esportazioni.

    Mario Draghi, il 25 gennaio, ha spiegato, in parallelo, i temi emersi dal consiglio direttivo della BCE nella prima conferenza del 2018. Ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse su livelli pari a quelli attuali, per un prolungato periodo di tempo ed oltre l’orizzonte. Le misure non convenzionali di politica monetaria vengono confermate al ritmo di 30 miliardi di euro, fino a settembre del 2018 ed anche.

    Perché? Un ritmo robusto di espansione dell’economia europea, un’accelerazione superiore alle aspettative del 2017. Slancio congiunturale, riduzione del sottoutilizzo delle risorse, crescente grado di utilizzo della capacità produttiva e, di conseguenza, un’inflazione attesa, che convergerà verso l’obiettivo europeo, con un tasso inferiore, ma prossimo, al 2%.

    Esiste una ulteriore ragione che è più incline all’incertezza: la volatilità del tasso di cambio dell’euro si deve mettere, sotto osservazione, per eventuali prospettive a medio termine della stabilità dei prezzi. Si aprirebbe, insomma, un ampio stimolo monetario per spinte inflazionistiche, che si possano accumulare e sostenere nel medio periodo.  Ma torniamo ai tassi di cambio che sono importanti per la crescita e la stabilità dei prezzi.

    Draghi risponde ai giornalisti che “alcuni movimenti dei tassi di cambio, nella misura in cui sono giustificati dal rafforzamento dell’economia fanno parte della natura …  ma ci asterremo da svalutazioni competitive e non mireremo ai nostri tassi di cambio per scopi competitivi. Penso che sia la mia risposta”.

    Nel complesso Draghi affronta tre problemi: il supporto della politica monetaria alla crescita dell’inflazione; mantenere i tassi di interesse in una relazione adeguata tra l’economia americana e quella europea, ridimensionando le ironie e le gaffe di Mnuchin; capire come si svilupperà il futuro prossimo. Ed infatti fissa l’otto marzo del 2018 per il prossimo incontro con il comitato direttivo della BCE e la relativa conferenza.

    Anche Merkel, Christine Lagarde, Macron, Moscovici, Gentiloni e Padoan si sono alternati sulla platea di Davos  insieme a molti altri. Ora serve la necessità di nuovi equilibri nel mercato globale. E bisogna cercare una nuova Unione Europea, un salto da costruire ma non una illusione.

    Pier Carlo Padoan ha un progetto, che richiede una migliore relazione tra l’Italia e l’Unione Europea: “Sono preoccupato perché l’Europa non ha una strategia su come affrontare la nuova globalizzazione … L’Europa non affronta le sfide in modo coerente, è ripiegata su se stessa … non penso che stiamo uscendo dalla globalizzazione  ma che stiamo entrando in un nuovo stadio di relazioni internazionali”. Ma il problema di ricostruire, insieme ed in Italia, una nuova dimensione dell’Unione Europea richiede un tassello ulteriore: il Mezzogiorno continentale che arranca dopo la recessione, cerca di trovare strategie di convergenza tra sud e nord ma non è ancora pronto per costruire una dimensione nazionale che possa, proprio grazie alla nuova Italia, costruire una nuova Europa.

    Questo processo deve essere accompagnato in maniera adeguata.

    La storia del Mezzogiorno, negli ultimi trenta anni, ha invertito le relazioni tra politica ed economia. La politica si è degradata; l’economia è stata frammentata: poche imprese adeguate ma divise tra molte e piccole; una demografia che sovrasta il sistema economico, e si traduce in disoccupazione e degrado sociale; la necessità di attrarre infrastrutture, risorse finanziarie ed imprese internazionali. Questa terza spinta dovrebbe, mutatis mutandis, ripetere la stagione dei primo novecento; una metropoli, Napoli, con una grande occasione per la cultura, la conoscenza e l’innovazione: una nuova belle epoque.

    Guardiamo lo stato reale delle cose: quattro regioni che si chiudono nei loro recinti e non riescono a concentrare i grandi progetti in una dimensione che rappresenta un terzo dell’Italia. Ma questo problema è ancora più insidioso: non ci sono solo eccessi di campanilismo, regionale o comunale.

    Siamo ad un passo da una competizione elettorale.

    Tutte e quattro le regioni sono affidate ai politici ed agli amministratori del Partito Democratico. Deluse da tempo le popolazioni meridionali possono non votare o possono disarticolare parte della politica del partito democratico.

    Sia nel primo, che nel secondo caso, ci sarebbe una frattura complessa. E forse sarebbe difficile agganciare il Sud con il Nord: in questo caso le aspirazioni di Padoan e Gentiloni, e di molte altre persone capaci, non riuscirebbero a costruire una reputazione, prima, ed una forza politica dopo, per il progetto di una nuova Unione Europea.

     

    Questo testo è stato pubblicato anche nell’editoriale sul Corriere del Mezzogiorno, il 17 gennaio 2018, con il titolo “Globalizzazione, le quattro gabbie del Sud”

     

    Link Utili

     

    CONFERENZA STAMPA

    Mario Draghi, Presidente della BCE, Vítor Constâncio, Vicepresidente della BCE, Francoforte sul Meno, 25 gennaio 2018

    DICHIARAZIONE INTRODUTTIVA

    http://www.ecb.europa.eu/press/pressconf/2018/html/ecb.is180125.it.html

     

    Christine Lagarde, Opening Remarks for the World Economic Outlook Update Press Conference, January 22, 2018,

    As Prepared for Delivery  

    http://www.imf.org/en/News/Articles/2018/01/22/sp012218-opening-remarks-for-the-world-economic-outlook-update-press-conference