• Il lento recupero in Italia per la crescita nel nord e nel sud e per allargare la nostra reputazione in Europa

    Bisogna tornare verso il centro di gravità delle 28 nazioni europee. Costruire e crescere ma non divaricare il paese. 

    Ma non sarà facile.

     

    La Confindustria e la SRM analizzano il 2017, ed i due anni seguenti, per capire come e perché il Nord ed il Sud del nostro paese non reggono la media della crescita, che si è avviata ormai nelle 28 nazioni dell’Europa: cresce modestamente l’area dell’euro mentre il sistema del mercato comune, tra le nazioni che non utilizzano ancora l’euro come moneta, cresce più rapidamente.  E’ aperto il tema del divario tra Nord e Sud in Italia.

    SRM e Confindustria mettono in evidenza il ciclo che, dal 2012 ad oggi, ha generato un clima di fiducia, nel tentativo di tornare alla dimensione della crescita; almeno nel 2018. Dal 2012 al 2017 abbiamo avuto tre percorsi in Italia: un rimbalzo verso il 2014, una progressiva ma stabile linea di crescita quasi piatta e con una caduta nel 2016; una spinta nel 2017 ma che non riuscirà ad avanzare oltre la soglia del 2% nel 2018 e nel 2019. Tranne piccole variazioni, questi percorsi hanno tenuto adeguatamente le quattro “macroregioni” italiane, attraverso la fiducia delle imprese manifatturiere: il sud, il nord ovest, il centro ed il nord est. Ancora più coeso si nota il percorso della fiducia dei consumatori nelle medesime quattro “macroregioni”. 

    Ma la dinamica interna al Mezzogiorno si muove su un clima futuro troppo piatto, in tre spunti: due al di sotto del clima futuro, ed un’unica traccia. Da questo punto di vista nasce la convinzione degli analisti sulle difficoltà in cui si troviamo. Il Mezzogiorno rappresenta un terzo della popolazione e del territorio italiano. Campania e Puglia rappresentano 10 milioni di abitanti, quanto la Lombardia. Un contrappeso che, comunque, deve reggere la dimensione demografiche di queste due regioni e delle altre che si ritrovano nel Sud. Campania e Puglia dovrebbero convergere tra loro, anche per la capacità industriale, dei servizi e del turismo che possono e sanno esprimere.

    Fatta pari a 100 la crescita attesa della Unione Europea, si parte dal 2012  a quota 101 e ci si ritrova a 96,2 nel 2016. Forse chiuderemo il 2017 alla stregua di quella dimensione economica del 2012: sarebbe finita, in questo caso, la lunga recessione e dovrebbe crescere l’insieme dell’Europa. Ma l’Italia ha qualche problema. Dal 2012 al 2016 il Mezzogiorno rimane a 66 mentre il centro nord cresce dal 117 nel 2016; il centro nord ha chiuso il problema della recessione e si stacca ma non si spinge oltre verso gli investimenti. Il sud cerca di crescere, e ci riesce, a volte, ma deve sopportare il peso demografico e deve subire una dimensione che produca, industria e servizi, ma non tanto rapidamente di quanto potrebbe e dovrebbe fare.

    Le esportazioni delle imprese meridionali, ad esempio, valgono solo il 10%, dal terzo trimestre del 2016  rispetto a quello del 2017, con una piccola capacità di vendere all’estero. Il rimanente 90% viene gestito nel Centro Nord. La medesima condizione si ritrova nei volumi delle imprese attive e delle società di capitali: il Sud, ad esempio, tra il 2016 ed il 2017 ha lavorato su 302mila imprese ma il centro nord su 817mila. C’è un certo squilibrio, quindi, nella capacità di accelerare e, di conseguenza, allargare il ritmo della crescita italiana.

    Il Sud ha bisogno di investimenti e di infrastrutture ma la lentezza burocratica e la vischiosità sociale della società meridionale non riuscirà a crescere alla pari dell’Europa. D’altra parte abbiamo visto che il centro nord ha superato con il 2016 la sua capacità di crescita mentre il Sud arranca ma si sta ripigliando.

    Ci sono quindi tre spine per l’Italia ed il Sud: la deriva della disoccupazione che si aggancia alle imprese e le impedisce di crescere; una ulteriore forza necessaria, della finanza e delle banche, per far crescere occupazione ed investimenti; il rinnovamento radicale della elitè politica nazionale. La cosa più difficile e necessaria da realizzare. Imprese, sindacati, ricercatori ed università, banche, relazioni con altre nazioni ed altri mercati dovrebbero compensare con le loro forze la fragilità del prossimo appuntamento politico del marzo prossimo venturo.  

     

    Questo testo è stato pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno, il 27 dicembre 2017 nell’editoriale della prima pagina con il titolo “Meridione, la Burocrazia che rallenta l’economia”

     

    LINK UTILI

    Confindustria & SRM; Check Up Mezzogiorno Dicembre 2017

    http://www.sr-m.it/wp-content/uploads/2017/12/CUP_2_2017.pdf