• La bussola dell’economia e della geografia si deve governare bene ed adeguatamente

    Nel 1996 Pier Carlo Padoan scriveva “che il processo di integrazione tra Nord, Sud ed Est dell’Europa è possibile nella misura in cui si stabilisce un rapporto tra giochi paralleli e giochi sovrapposti. In particolare si è argomentato che l’allargamento del club ad Est, di cui avrebbe beneficiato sopratutto il Nord, avrebbe ottenuto il consenso del Sud, mantenendo così la coesione all’interno della Unione Europea, nella misura in cui il Nord avesse accettato una gestione meno restrittiva delle relazioni economiche e monetarie”.

    L’euro ed il mercato si affiancarono, all’indomani del ventesimo secolo ma la profezia, ed il libro, di Padoan era più articolata. “Per puro spirito accademico potremmo considerare, allora, un’altra ipotesi di integrazione, che corrisponderebbe…. alla soluzione cooperativa nel gioco tra Nord ed Est, ma non anche a quella cooperativa nei giochi tra Nord e Sud. In questo caso l’unione monetaria si formerebbe solo con alcuni paesi escludendone altri – come la Grecia, il Portogallo e la stessa Italia – che non avessero raggiunto un profilo macroeconomico compatibile con l’accesso alla moneta unica … la parte settentrionale della Comunità, infatti sarebbe caratterizzata da un “nucleo forte” rappresentato da paesi omogenei sia sul piano della specializzazione commerciale che da quello del comportamento macroeconomico e ciò non potrebbe non condizionare i tempi ed i modi di ulteriori aperture verso i paesi dell’est europeo. I  benefici della maggiore integrazione di questi paesi, che deriverebbero alla Germania ed ai paesi europei, con essa maggiormente integrati, costituirebbero una pressione difficilmente resistibile verso la coesione di maggiori aperture, anche se ciò dovesse rappresentare un accrescimento dei costi di aggiustamento per i paesi del Sud”.

    L’euforia dell’euro si ripiegò nel 2008, spinta dalla grande crisi americana della finanza. Nel 2004 si era compiuta la costruzione dell’Unione Europea e di due club affiancati: quello dell’euro e quello del mercato; e del trasferimento dei beni e delle persone nell’Unione Europea. Al centro di questa Unione campeggia una strana Nazione: l’Italia. Che, dal 2008 in avanti rimane l’unica economia nazionale divaricata tra due parti.

    Da una parte la ripresa in Italia è più lenta dell’Europa ma la caduta della produzione, dopo il 2008, ha fatto letteralmente sprofondare l’economia del Mezzogiorno. Probabilmente, ma non è certamente sicuro, solo dopo il 2020 e forse, il livello del reddito nel Mezzogiorno arriverà ad essere uguale a quello del 2008: l’anno della caduta.

    Ed infine, da questa condizione, si ricava una dura lezione sia per il Governo nazionale, che non è stato capace di sostenere l’economia meridionale adeguatamente, nel tempo alle nostre spalle, che la mancata presenza delle regioni meridionali come sostegno, debole, ma adeguato, almeno ad alcune questioni di crescita e di beni comuni o di welfare.

    Padoan aveva visto bene: non si può rendere coesi nord e sud ed est ed ovest. Sia nelle grandi Unioni che nella preoccupante nazione che si chiama Italia: e che si divarica tra nord e sud mentre si deteriora nelle sue regioni del sud.    

     

    Link Utili per approfondimenti

     

    RAPPORTO SVIMEZ 2017 SULL’ECONOMIA DEL MEZZOGIORNO INTRODUZIONE E SINTESI Roma, 7 novembre 2017

    http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2017/2017_11_07_linee_app_stat.pdf

    Il Mezzogiorno consolida la ripresa, permane l’emergenza sociale Presentazione del Rapporto SVIMEZ 2017 sull’economia del Mezzogiorno di Giuseppe Provenzano Vice Direttore della SVIMEZ Roma, 7 novembre 2017

    http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2017/2017_11_07_provenzano_testo_new.pdf

    Presentazione del Rapporto SVIMEZ 2017 sull’economia del Mezzogiorno

    http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2017/2017_11_07_provenzano_slides.pdf