• Piu’ Europa e meno Regioni

    Ecco il futuro

     

    Caro Direttore,

    a proposito di due interviste (quella di Giannola e la mia, che Simona Brandolini ci ha proposto e noi abbiamo accettato il 23 settembre 2017) domenica Paolo Macry propone alcune importanti ipotesi che avanza nel suo editoriale domenicale. Tra le ipotesi conclude: “Servirebbe insomma una radicale riforma tanto della politica quanto dello Stato. I problemi irrisolti del Mezzogiorno dipendono grandemente da un simile doppio processo, prima ancora che dell’alternativa tra centralismo e decentramento”.

    Centralismo e decentramento però non sono solo una contraddizione che porta alla scomparsa della politica, in senso stretto, dopo la fine della prima repubblica. Sono anche il residuo, una querelle della Costituzione nella eventualità di aggiungere, allora, le Regioni come istituzioni. L’evento, purtroppo, si muove in ritardo, nel 1970: essendo stata la conclusione del successo della democrazia cristiana la tornata elettorale del 1948, dove Socialisti e Comunisti rimasero all’opposizione. Mentre nascevano le Regioni lentamente, arrivava l’onda del 1992 e tutti i partiti della prima repubblica si svuotarono progressivamente al proprio interno. Insomma, non credo che il regionalismo si possa considerare una importante istituzione.

    Se lo vediamo in chiave convergente, oggi, bisognerebbe limitarlo a 4 o 5 macroregioni. Per governare territori e strutture sociali che abbiano un corpo adeguato. Ma il problema che incombe davanti al nostro futuro non sono le molte Regioni. Noi siamo un paese che oscilla dal 1992 senza avere una politica adeguata ai partiti politici europei. Nel frattempo la politica italiana ha perso una larga parte delle élite alle loro spalle. Per guardare avanti bisogna capire che oggi “non esiste una questione meridionale. Esisteva quando c’era un Sud povero ed un Nord ricco. Oggi 60 milioni di persone, tutti gli italiani, sono il Mezzogiorno dell’Europa … Nel mio liberalismo strano dico sempre che Nord e Sud devono conciliarsi per agganciare l’Europa”. Questa è una delle frasi della mia intervista.

    Ma se si considera l’Italia un tassello recuperabile per essere di nuovo al tavolo europeo in prima linea, forse si potrebbe ricreare una nuova élite che si collochi in una nuova sfera politica. Se ne vedono le tracce e si sente il profumo di questa novità: europea ed italiana. Le Regioni ed il regionalismo lasciamole alle funzioni possibili per l’ordinaria amministrazione ed alla buona burocrazia. Facciamo fare un passo avanti all’Unione Europea.      

     

    Questo testo viene presentato nella prima pagina del Corriere del Mezzogiorno il 26 settembre 2017. Il 24 settembre 2017, nell’editoriale di Paolo Macry, veniva avanti un giudizio sulle due interviste del giorno precedente, che seguivano nella scia di un articolo di Angelo Panebianco il 22 settembre. Paolo Macry titola il suo editoriale come “Una doppia riforma per il Sud”.

    I testi delle due interviste del 23 settembre, di Adriano Giannola e Massimo Lo Cicero, si possono ritrovare nelle colonne del Corriere del Mezzogiorno in quella data; la stesura integrale dell’editoriale di Paolo Macry si può leggere in questa stringa:  

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_settembre_25/doppia-riforma-il-sud-3bbc0ce4-a1b9-11e7-875c-94003e9e465f.shtml

    Grazie al direttore del Corriere del Mezzogiorno, Enzo d’Errico ed a Simona Brandolini che ha pubblicato le due interviste ed al professore Adriano Giannola, con il quale ci siamo visti come in una sorta di due specchi abbastanza reciproci.