• La dimensione finanziaria del Comune di Napoli tra due fuochi

    Troppe le attività reali, troppo poche le risorse finanziarie in moneta

    La stabilità e la crescita sono due leve necessarie per sviluppare l’economia pubblica: sia quando si cimentano i Governi che quando si cimentano, più modestamente ma con la stessa coerenza, i Comuni e le Regioni. Il Comune di Napoli accusa da alcuni anni una crescente pesantezza: dal 2012 il Comune sopporta, insieme con altri comuni, la possibilità di continuare in un “precontenzioso” di bilancio che la legge ha sostituito ad una sanzione assai più severa.

    Ma cerchiamo di capire come e perché la forza della stabilità, e la magra elaborazione di una crescita economica, siano, in questo momento, ad un punto critico. Il Comune di Napoli non ha avuto, nel tempo, anche remoto, grandi performance di economia e di sviluppo. Leggi speciali e provvedimenti del terremoto del 1980 abbondano notevolmente. Mentre nei dieci anni circa, alle nostre spalle, sono intervenuti molti problemi: le casse comunali si sono progressivamente ridotte, rispetto alle necessità che la struttura urbana, l’acqua e la illuminazione, le strade, i trasporti, i grandi ed i piccoli mercati, e tutte le altre funzioni della terza città italiana, avrebbero dovuto utilizzare per migliorare la qualità della vita. Tutte queste funzioni avrebbero dovuto, e potuto, essere utilizzate solo attraverso una contropartita che avesse la medesima capacità di  spesa nella raccolta di risorse.

    Purtroppo l’equilibrio del bilancio è anche inficiato dai contenziosi tra il Comune ed i suoi fornitori e creditori. Servono fondi di accantonamento per poter gestire le controversie e per poter fronteggiarne la conclusione. Ma se si conclude la controversia, con creditori e fornitori, non si riesce a spendere tutto quello che si era messo in moto. Fondi liquidi, per la crescita e la stabilità, che è una componente della negoziazione tra Comune e controparti, sono stati affidati dal Governo nazionale al Comune di Napoli. Questi fondi governativi, ed i trasferimenti da parte della regione, forse non sono stati adeguati a tutti i bisogni in questione.

    Sembra, inoltre, che non ci siano fondi accantonati per chiudere le controversie con i creditori ed i fornitori. In altri tempi esisteva una grande leva di finanza per spendere, che si manifestava nella gestione di una grande patrimonio urbano da parte di un concessionario comunale, e poteva accantonare parte dei volumi necessari alle risorse finanziarie adatte per tenerne in piedi una parte. Il trasferimento del patrimonio, e della sua gestione, alla struttura operativa del Comune ha ulteriormente ridotto la potenzialità di spesa ed i suoi effetti.

    Ma la questione più importante si legge oggi nei bilanci redatti negli anni alle nostre spalle. Al 21 di luglio si deve trovare un equilibrio nei rapporti tra il Comune e la Corte dei Conti. La spesa e gli accantonamenti devono pareggiare questo volume di denaro in contrapposizione con le tasse, le imposte e le multe: che sono le grandi leve di raccolta per agire sulla spesa in maniera efficace ed efficiente. A queste leve, che vengono dalla popolazione, si erano affiancate le risorse che il Governo e la Regione Campania hanno conferito per portare ad un equilibrio di pareggio la stabilità della situazione e la capacità di spesa e di crescita nel futuro.

    Siamo, infine, di fronte ad una singolare situazione. La richiesta di una cessione, da parte del Demanio, dell’Albergo dei Poveri, per 120 milioni. Una compensazione, probabilmente, di una carenza nella copertura della spesa che, se non fosse adeguatamente disponibile per utilizzare gli effetti dei beni pubblici da trasferire alla popolazione ed ai servizi, si dovrebbe trasformare in uno squilibrio del bilancio: un taglio radicale di alcune spese del bilancio alle porte, oppure un ridimensionamento del bilancio stesso od anche la necessità di avviare un allerta importante che potrebbe anche fare scomparire i vantaggi accumulati dal 2012 e forse anche altro.

    Una ulteriore questione potrebbe compromettere la stabilità del bilancio. Il valore dell’Albergo dei Poveri cade in un ambiente economico, locale e nazionale, e nelle condizioni incerte dell’Albergo stesso, in cui le risorse sarebbero pari a 40, forse a 50 milioni di euro. I valori urbani oggi sono scesi e di molto: mentre servono volumi di spesa adeguati per coprire le funzioni della città. Da una parte troppi mattoni, che non hanno un prezzo adeguato, e dall’altra troppo pochi soldi per il futuro. Nasce un grande rebus. Ancora una volta il Governo o la Regione Campania dovrebbero coprire il deficit probabile di questo bilancio comunale? Lo scopriremo quando il Comune e la Corte dei Conti si fronteggeranno il 21 luglio.

     

    Questo testo compare anche nel secondo dorso de Il Mattino di Napoli; il 12 luglio 2017: con il titolo “Debiti e manovre ma i soldi restano pochi

     

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    IL BLOG DI SERAFINO LA CORTE, giugno 6, 2013 by lacorteserafino

    COSA SUCCEDE QUANDO UN COMUNE DICHIARA IL DISSESTO ?

    https://lacorteserafino.com/2013/06/06/cosa-succede-quando-un-comune-dichiara-il-dissesto/