• Turismo, industrie, beni culturali, beni ambientali, ricerca e tecnologie

    Il bivio tra un pentagramma strategico di lungo periodo ed una lenta decadenza

     

    A Napoli il turismo oscilla tra troppo e troppo poco: la risacca, dove il mare si ritira, ed i cavalloni, quando la marea si alza e crea onde oceaniche. La metafora degli ultimi anni della metropoli napoletana calza al pennello, perché a Napoli nessuno vuole nuotare contro corrente: quasi tutti preferiscono lasciarsi andare. Negli ultimi tre anni la marea montante del turismo è molto cresciuta: creando instabilità ma anche valori economici, che non si vedevano da molto tempo. Ed insieme ai valori si stanno manifestando molti problemi: perché quando il contenuto dei valori non crea una ricchezza nuova e stabile, prima o poi si sfarina e diventa effimero il risultato ottenuto. La ricchezza può creare il degrado ma dovrebbe, al contrario, saper creare la solidità del futuro per la comunità e la popolazione di una regione. Un volume di flussi turistici, che inondano il centro storico e le località dell’area metropolitana di Napoli, può diventare la tragedia di una diga che crolla oppure deve diventare un acquedotto capace di guidare la marea, e di rendere sempre più stabile nel tempo la qualità e la quantità, che la ricchezza del turismo ci può dare.

    A Napoli, e nella Campania, ci sono troppe cose che non sono utilizzate per creare opportunità e valori economici e ci sono troppe poche cose che funzionano ma restano limitate nel proprio perimetro. Perché? Perché la struttura sociale della comunità diffida molto della fiducia altrui mentre i comportamenti granulosi, e poco solidi, delle radici profonde da utilizzare, generano una instabilità che impedisce la continuità dei processi e delle relazioni di lungo periodo. Queste relazioni di lungo periodo sono lo scheletro necessario di una comunità che voglia aumentare il livello dei turisti ma, nel medesimo tempo, debba necessariamente legare il turismo alle altre dimensioni della nostra economia: che si fonda ancora troppo sul lavoro nero e sulla fragilità delle strutture imprenditoriali ed anche sulla difficoltà degli spostamenti, dal nostro territorio ai mercati di beni, servizi e turismo che bisogna raggiungere.

    La Campania  è davvero una regione complessa e complicata: perché riesce a realizzare sistemi di medie e piccole imprese, ha creato una serie di imprese medie e grandi per allargare le esportazioni, ha incorporato flussi notevoli di turismo, che sono l’equivalente delle esportazioni, perché la spesa dei turisti genera un reddito che è stato alimentato da coloro che, spostandosi dalle proprie nazioni, trasferiscono valore agli attori economici insediati nella Campania stessa. Purtroppo la Campania presenta una notevole massa demografica, che aumenta la disoccupazione ed il lavoro nero, e la presenza di servizi privati e pubblici, che diventa sempre più preponderante rispetto all’industria ed al turismo. Per riempire i vuoti generati dall’eccesso di popolazione serve una strategia di sviluppo diversa. Serve un polo coeso perché questa strategia possa emergere: bisogna connettere industria, turismo, beni ed organismi culturali, conoscenze ed organizzazioni tecnologiche, beni ambientali.

    Questo pentagramma deve ridimensionare la burocrazia pubblica, i servizi troppo dilatati, le aree del lavoro nero e della delinquenza. La strategia del pentagramma conduce ad una spiegazione elementare. Allargare lo spazio della cultura in molte direzioni: i libri, il web, la musica, il teatro, la rivisitazione dei beni culturali, la creazione di una serie di mercati perché la cultura possa diventare una sorta di faro che illumini la storia e la vita attuale della Campania. Se questo faro si apre, oltre la capacità che esiste oggi avremo una dilatazione ordinata e crescente del turismo ed una espansione integrata sulla strada del pentagramma strategico.

    Al pentagramma dobbiamo, tuttavia, affiancare, una rete di infrastrutture tra la metropoli napoletana ed il resto del mondo. Un aeroporto notevole  è cresciuto a Napoli: apriamo le strade del mare, del ferro e della gomma. Servono anche i canali per arrivare da lontano, perché aumentano la permanenza degli interessi per ogni genere di turismo: dagli studi sulla cultura alla tecnologia, dai beni ambientali ai beni culturali.

    Dalla fine dell’ottocento agli anni venti la metropoli napoletana generò innovazione, tecnologie, una grande stagione: la Belle Époque. La combinazione tra gli europei, che si incrociavano con i napoletani, ridette voce e reputazione alla città.

    La strategia del pentagramma ha solo bisogno di una classe dirigente locale e cosmopolita come quella della Belle Époque di allora. Se esiste ancora batta un colpo e si rimetta in sella. Se non esiste più, la decadenza è già troppo avanzata per potere creare strategie di lungo periodo.

     

    Questo testo è stato pubblicato su Il Mattino del 21 aprile 2017, nella prima pagina del secondo dorso del quotidiano napoletano con il titolo “Il valore – turismo che Napoli non sa cogliere”.

     

    Link Utili

    PON Cultura e Sviluppo / FERS 14 – 20

    http://ponculturaesviluppo.beniculturali.it/

    PST 2017 / 2022 : Italia Paese per Viaggiatori; Piano Strategico di Sviluppo del Turismo

    http://www.pst.beniculturali.it/wp-content/uploads/2017/03/PST_2017_IT_final.pdf

    Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa; Documento Finale: “La carta di Pietrarsa”; Dicembre 2015

    http://www.pst.beniculturali.it/wp-content/uploads/2016/04/Carta-di-Pietrarsa.pdf