• La tecnologia e le risorse umane

    Che cosa è, e come dovrebbe crescere, Industria 4.0

     

    L’Italia ha scoperto, grazie al Ministro Calenda, che il cambiamento dei sistemi industriali e finanziari, e la trasformazione dei mercati, sono molto arretrati nel nostro paese, rispetto a quello che succede nel resto del mondo: sia nelle economie avanzate – quelle in cui rientra anche la nostra nazione – che nelle economie emergenti, che crescono a tassi di sviluppo molto più alti delle economie avanzate.

    La scoperta riguarda Industria 4.0: la quarta rivoluzione industriale dalla fine del 700 ad oggi. Industria 4.0 nasce in Germania, dopo l’apparizione dell’euro, contrapponendosi alle tecniche dell’economia digitale, sviluppate dagli anni novanta in poi negli Stati Uniti. Quella che venne chiamata la terza rivoluzione industriale durante il novecento: quando elettricità, meccanica, elettronica, la meccatronica, cioè una combinazione tra le ultime due, e l’esplosione del mondo digitale avevano sviluppato mercati ed economie avanzate. In Italia Industria 4.0, nel 2016, è diventata quasi un problema: mettendo al centro la capacità delle tecnologie innovative ed una minaccia profonda per i lavoratori, che verrebbero espulsi in presenza delle nuove tecnologie, proiettate sulla estrema frontiera della conoscenza. La combinazione tra tecnologia e disoccupazione viene considerata una connessione, tra persone che controllano e governano le macchine, mentre le macchine parlano tra loro attraverso linguaggi, guarda la combinazione, impostati e costruiti dalle persone che costruiscono le macchine.

    Questi sacerdoti “esoterici” dello sviluppo, conservano ed amplificano le proprie capacità mentre i lavoratori, delle economie avanzate, si sentono minacciati da un esodo di grandi dimensioni, una sorta di tempesta maltusiana. ma questa non è affatto la spiegazione giusta di cosa sia Industria 4.0. Il problema si pone per la incapacità, di una larga parte del ceto politico, ad avviare e gestire una ripresa della crescita dopo la grande crisi mondiale del 2008.

    Consideriamo una grande settore dei mercati: l’automotive e le sue connessioni, tra vendita delle automobili e filiere frammentate, che producono le parti singolari delle automobili, modificandole alla nascita di nuove tecnologie. L’industria dell’auto ha attraversato sia la seconda che la terza rivoluzione industriale. L’auto è stata gestita con la meccanica, con la elettronica, e con la loro interazione, cioè la meccatronica: ora si accinge alla sfida dell’ibrido, la elettricità, e guarda a traguardi ulteriori per il futuro dei carburanti.

    L’industria dell’auto cresce e si rinnova; coloro che progettano e costruiscono le auto sono capaci di adattarle a nuove combinazioni. Mentre i consumatori non hanno alcuna capacità di capire come si costruisca e come si possa riparare un auto. Comunque aumentano le vendite delle auto ed aumenta la capacità professionale di chi progetta e gestisce la costruzione, e la manutenzione, di un automobile. Da che mondo è mondo, quando cambiano le tecnologie, aumenta la capacità delle ricorse umane di sviluppare innovazioni  ma aumentano anche le risorse umane, che si presentano sul mercato per produrre e vendere le nuove merci ed i nuovi servizi che generano le innovazioni.

    Con quali conseguenze? Bisogna aumentare la capacità operativa dei lavoratori; trasferire una cultura più adeguata a quella che le generazioni precedenti hanno coltivato; sviluppare la conoscenza sulla frontiera dell’innovazione, favorendo l’apparire di nuovi strumenti e nuove soluzioni. Nasce, in questo modo, un circuito virtuoso tra famiglie ed imprese: che lega i lavoratori allo sviluppo imprenditoriale ed alimenta, grazie all’aumento dei salari, la capacità di spesa delle famiglie. Questo è il circuito del reddito e della spesa. Ma questo circuito ha bisogno di una espansione parallela rispetto alla tecnologia ed al cambiamento degli strumenti, dei beni e dei servizi, sia per i consumatori che per i lavoratori.

    Al centro della quarta rivoluzione industriale restano le risorse umane e la loro capacità di espandere il sapere e la conoscenza. Quel sapere genera nuovi strumenti mentre la dimensione cognitiva dei consumatori si allarga sempre di più e richiede non solo tecnologie innovative ma piuttosto utilità e tutele diffuse. Ovviamente senza la crescita tutto questo non potrebbe accadere. Mentre il problema della crescita domina larga parte dell’Europa.

    Industria 4.0 dovrebbe, proprio in Europa, allargare e tonificare la presenza delle risorse umane del continente. Gli strumenti necessari per realizzare questo risultato sono grandi investimenti sulle scuole e le università ma anche un incremento della crescita, che possa ridistribuire una parte della ricchezza per ottenere servizi collettivi ed una espansione di beni culturali e beni ambientali. Le innovazioni della conoscenza e lo sviluppo delle culture sono la nuova ricchezza che Industria 4.0 deve coltivare grazie ad una enorme attenzione alle risorse umane.

    Da questa sponda si  parte per trasformare le relazioni tra le persone e le macchine. Allargando il linguaggio delle persone e la loro comprensione di un mondo più complesso ma anche più facile. Coltivare questi progetti in occasione del centenario di Confindustria a Napoli ed in Campania sembra una connessione efficace tra la storia che le imprese hanno alle spalle e la capacità che debbano impiegare per attraversare terre ancora incognite.

     

    Link utili

    Gianni Toniolo, Tre rivoluzioni a confronto, 29 maggio 2016, Sole 24 Ore

    http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2016-05-27/tre-rivoluzioni-confronto-181942.shtml?uuid=ADGqLmN

    Ministero dello Sviluppo Economico, PIANO NAZIONALE INDUSTRIA 4.0 INTRODUZIONE

    L’Italia è un grande Paese industriale

    http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/industria_40_testuale.pdf

    Ministero dello Sviluppo Economico, Piano nazionale Industria 4.0; guida industria

    http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/guida_industria_40.pdf